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Assisi, Abodi premia il portierino (9 anni) che ha ammesso il gol subito che nessuno aveva visto!

“Il silenzio di Edoardo vale più di molte parole. Vuol dire, perché continuate a farmi domande per un gesto che invece dovrebbe essere la normalità? Ecco, il senso di questo riconoscimento sta tutto qua”. Non c’era solo l’emozione nelle non risposte di ieri mattina, ad Assisi, del piccolo portiere di Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo.

Lo scorso mese di giugno, durante la finale del torneo Città di Castiglione del Lago, Edoardo Consoli, 9 anni, si è accorto che un tiro avversario aveva varcato la linea della sua porta all’insaputa di tutti. Quel suo gesto – fermare tutto, chiamare l’allenatore Enrico Pietrelli e far convalidare il gol – è valso al piccolo portiere e al mister il primo Premio San Francesco, istituito dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e dal presidente del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, Davide Rondoni.

Sono stati proprio loro, ieri mattina, a consegnargli il riconoscimento nel corso della quinta giornata nazionale Giovani e memoria. Per lui, oltre alla targa, anche la maglietta della Nazionale di Gigio Donnarumma, con tanto di autografo e dedica.
Quello avvenuto in un classico pomeriggio di inizio estate è stato semplicemente il riflesso di un ragazzo cresciuto con i valori giusti, capace di anteporre la lealtà al risultato in un contesto, quello delle finali giovanili, in cui la pressione può essere tutt’altro che leggera

“San Francesco continua a parlarci – ha detto Abodi – ricordandoci che i valori più importanti non appartengono definitivamente al passato, ma si rinnovano ogni giorno attraverso le consapevolezze che acquisiamo, le scelte che facciamo e le responsabilità che assumiamo. Ci riferiamo, in particolare, alla gratitudine, alla fraternità, l’onestà, la cura degli altri e al rispetto, verso noi stessi, gli altri e il contesto nel quale viviamo, valori che rappresentano un’eredità viva, capace di orientare soprattutto i giovani, aiutandoli a costruire il futuro, migliorando il presente. Con questo spirito abbiamo istituito il Premio San Francesco, per valorizzare gesti concreti, umani e profondi, che testimoniano questi valori. Il riconoscimento a Edoardo Consoli e al suo allenatore Enrico Pietrelli ci ricorda quanto la correttezza debba venir prima del risultato e quanto lo sport sia una straordinaria palestra di vita, che lo sport è vita”.

Il giovane Edoardo, salito sul palco proprio assieme a mister Enrico, si è giustamente nascosto dietro l’emozione e la sincerità. Alle domande di Serena Autieri, il portierino del Foiano non ha mai risposto. L’unica parola detta è stata “sì”, quando Rondoni gli ha chiesto se rifarebbe quel gesto. Sintomo di una maturità non scontata, sia per l’età che per il contesto. “Dietro questo silenzio, questo imbarazzo, c’è la purezza del gesto. Ascoltiamo sempre tante parole, ma poi contano i fatti: quello di Edoardo è bellissimo”, ha detto il presidente del Comitato per le celebrazioni dell’ottocentenario francescano.

Il riconoscimento è andato anche a Pietrelli, che ha dato al giovane e alla squadra da lui allenata, i primi calci, l’insegnamento più prezioso che va oltre il campo da gioco. “Educare allo sport significa prima di tutto educare al rispetto, alla responsabilità e all’onestà”, ha confermato il ministro Abodi.

Proprio mister Pietrelli è tornato a quel giorno: “Edoardo parla pochissimo, ma non riesce a dire bugie. La sua spontaneità e la sua sincerità lo portano a fare e a dire la cosa giusta. Quando lui mi ha detto che la palla era entrata, io ho fermato il gioco, chiamato l’arbitro e convalidato il gol. Quella partita l’abbiamo persa ai rigori, ma alla fine il torneo l’abbiamo vinto. Forse siamo stati premiati per quel gesto”.
Abodi ha voluto mettere in evidenza che gli allenatori, specie dei ragazzi più giovani, sono prima di tutto degli educatori: “Allenano anche alla vita, come i genitori e i nonni. Non ci sono solo la parte tecnica e quella atletica al campo, ma anche i comportamenti”.

“E’ una bella responsabilità – ha confermato il mister – ma anche un piacere e un divertimento. Spesso ci chiamano i genitori per chiederci di dire ai loro figli di studiare, di comportarsi bene. Il mio augurio è che questo gesto diventi sempre più frequente, non vorrei che servisse un premio del ministro ogni anno, vorrebbe dire che ce ne sarebbero veramente pochi”.

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