Le lacrime di Dalma Maradona – in un emotivo fuori programma – sono l’immagine conclusiva del dibattimento orale del processo per la morte di suo padre, Diego.
“Abbiamo dovuto ascoltare cose orribili durante il processo, sapevamo che poteva succedere. L’unica cosa che chiedo adesso è che mio padre abbia giustizia. Al di là del fatto che è Maradona, merita giustizia come qualsiasi altra persona”, ha dichiarato Dalma parlando con la voce spezzata di fronte ai giudici del Tribunale di San Isidro.
Bisognerà attendere il 22 dicembre data in cui è stata fissata la lettura della sentenza.
Dopo oltre 6 mesi e 51 udienze è terminato il lungo e doloroso percorso giudiziario attivato da denunce arrivate dopo la morte di Diego Maradona, avvenuta in un appartamento di Tigre, Buenos Aires, il 25 novembre 2020. Il Tribunale di San Isidro pronuncerà il verdetto poco prima di Natale, chiudendo un processo necessario per far luce sulle responsabilità legate alla scomparsa di Diego.
L’epilogo del dibattimento è stato segnato dall’emozionante presenza di Dalma Maradona, figlia maggiore di Diego, sopraffatta e in lacrime. Dalma si è rivolta ai giudici con un appello toccante: “Abbiamo ascoltato cose orribili durante il processo, sapevamo che poteva succedere. L’unica cosa che chiedo è che mio padre abbia giustizia… un papà, un nonno. Maradona resta Maradona, ma merita giustizia come qualsiasi altra persona”.
Le sue parole, pronunciate con voce spezzata, sono l’immagine simbolo della chiusura delle udienze.
Nell’ultima seduta il tribunale ha disposto l’assoluzione del medico internista Pedro Di Spagna. La decisione è giunta a seguito del ritiro dei capi di imputazione da parte dei pm e dell’assenza di richieste di condanna da parte delle parti civili.
Di Spagna, coinvolto come consulente esterno, si era recato una sola volta nell’abitazione dove l’ex calciatore stava trascorrendo la convalescenza. Un suo successivo tentativo di visita era stato rinviato dalla psichiatra Agustina Cosachov.
Restano 6 gli imputati per i quali la Procura ha sollecitato pene severe: fino a 12 anni di reclusione e 10 anni di interdizione professionale per il neurochirurgo Leopoldo Luque, la stessa Cosachov e la coordinatrice Nancy Forlini.
Per lo psicologo Carlos Díaz, il caposala Mariano Perroni e l’infermiere Ricardo Almirón sono state chieste condanne fino a 5 anni.
La delicatezza del dibattimento è stata rimarcata anche dal presidente del tribunale, Alberto Gaig, che visibilmente commosso ha detto: “Sono stati molti mesi di lavoro in un processo particolarmente lungo, complesso e di insolita risonanza pubblica. La cosa importante e di particolare valore è stata il rispetto delle regole del dibattito e il fatto che tutti abbiano potuto esercitare pienamente il proprio ruolo”.
La parola ora passa ai giudici per la sentenza su cui peserà certamente la pressione dell’opinione pubblica.