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Ciao Peppino, icona immortale della musica italiana.

L’HO CONOSCIUTO A 15 ANNI DURANTE UNA SERATA AL CASTELLO ARAGONESE DEI CAMPANINO CONFIDANDOGLI IL MIO PRIMO FLIRT GRAZIE AD ‘UN GRANDE AMORE E NIENTE PIU’. PRESENZA COSTANTE NELLA MIA VITA PROFESSIONALE: OSPITE D’ONORE PER APRIRE E CHIUDERE LE STAGIONI DI ‘NUMBER ONE’ A CANALE 34, ESCLUSIVA SU REPUBBLICA DELL’INCONTRO CON PAUL MC CARTNEY A NAPOLI DOPO 25 ANNI, GUEST STAR A ‘OLTRE LA RADIO’ DI RADIOCLUB 91 PER CELEBRARE UNA CARRIERA-STORIA DEL NOSTRO COSTUME E L’IDEA DEL SINATRA ITALIANO!

È morto stamattina a Capri, Giuseppe Faiella, nome d’arte Peppino di Capri.

Aveva 87 anni e scompare dopo una lunga malattia. Grande interprete della musica italiana, lascia i figli Arrigo (Igor) dalla prima moglie Roberta Stoppa, Edoardo e Dario dalla seconda moglie Giuliana Gagliardi.

Giuseppe era nato a Capri il 27 luglio del 1939 e il suo talento musicale fu precocissimo segnando una carriera lunga e felice, che lo portò innumerevoli volte al festival di Sanremo che vinse due volte.

Una carriera che aveva già raggiunto i vertici negli anni Sessanta segnata da grandi successi: ‘Roberta’, ‘Nun è peccato’ e ‘Malatia’ del 1958, ‘Voce è notte’ 1959, ‘Nessuno al Mondo’ e ‘Luna Caprese’ 1960, ‘Let’s Twist Again’ 1961, ‘St. Tropez’ 1962, ‘Me chiamme ammore’ 1970, ‘Frennesia’ 1971, ‘Un grande amore e niente più’ 1973 scritta con Califano con cui vicne il primo Festival di Sanremo.

Brano galeotto che mi spinse alla prima vera storia d’amore da adolescente. Confessata subito a Peppino, proprio al Castillo, e di ciò sono stato grato.

Peppe era nato in una famiglia dedita alla musica: Il padre Bernardo Faiella, era commerciante di strumenti musicali e dischi. Gestiva un negozio a Capri e, nel tempo libero, suonava sassofono, clarinetto, violoncello e contrabbasso.

L’ultima apparizione in pubblico di Peppino un anno fa, quando, tra applausi dalla platea di una serata in suo omaggio, chiese il microfono per cantare Champagne e Il Sognatore accompagnato dalla band, ‘i Capri Rockers’ rilanciata dal figlio Edoardo Faiella.

I funerali dell’artista si terranno domani alle 17, a due passi dalla celebre piazzetta di Capri, nella chiesa di Santo Stefano.

Il mio Peppino di Capri di cui mi fregio dell’amicizia ed un rapporto nato quando avevo 15 anni, comincia ad Ischia. Al Castello Aragonese gestito da mia madre ed i miei zii, i fratelli Gloria, Gigi e Franco Campanino.

Dopo anni di grande successo con la band, ‘I Campanino’ (Gigi Campanino; pianoforte, Aldo Sassone: chitarra, Franco Campanino: voce e basso, Mario Zampa: batteria; avvicendati a metà degli anni ’60 da Claudio Mattone: pianoforte e Albertino Radius: chitarra, prima di fondare la Formula 3); Gigi e Franco decisero di aprire a Napoli un night club dove esibirsi.

L’11 febbraio 1967 negli scantinati di Palazzo Leonetti, in Via dei Mille 40 bis (quartiere Chiaia), nasce il locale che più di ogni altro ha lasciato il segno nella vita, nel costume, nella storia di Napoli fino al 1975: ‘La Mela’, disegnata e realizzata da Sandro Petti, geniale architetto di vip, politici e industriali.

Esperienza che a furor di giovani e meno giovani raddoppiò sull’Isola Verde con la gestione di Rangio Fellone, Castello Aragonese, il Pomo organizzato in tutta fretta a Villa Ruffino nella pineta alle spalle del Gran Bar Calise Calise in Piazza deli Eroi negli anni dell’austerity.

Il successo di Rangio Fellone (1952) e Castillo de Aragona (1959), sono palcoscenico d’eccezione della carriera di Peppino di Capri, perle identitarie di una epoca indimenticabile ed insuperabile di una Italia pronta al miracolo del Dopoguerra dove Napoli, ma anche Ischia diventano icone del Bel Vivere.

Peppino era già una star e aveva aperto i due concerti dei Beatles a Milano e Roma nel 1965 capeggiando i manifesti pubblicitari (24 giugno al Velodromo milanese Vigorelli, pomeridiano e serale; il 27 e 28 giugno al Teatro Adriano di Roma), protagonista di un gruppo di interpreti di enorme appeal per la musica italiana nel mondo, nonostante non esistesse ancora importazione ed esportazione dei dischi.

Le sue esibizioni si alternano in tutti i locali alla moda dell’epoca, dal ‘Pignatiello’ al ‘Rangio Fellone’ in cui si esibisce continuativamente con altre attrazioni di livello internazionale, fino alla sua ultima esibizione ad Ischia presso il mitico ‘Castillo D’Aragona’, il più bel locale notturno d’Italia, competitor per fascino e notorietà con la Bussola di Focette a Viareggio ed il Covo del Nord Es (tra Santa Margherita Ligure e Portofino) dove viene a cantare perfino Mina.

Non vi fu cantante o complesso di grido che non si esibì su questa pedana musicale. E Peppino Di Capri era di casa nella casa dei Campanino, ancora in scena.

Al punto che per Farragosto del 1968, in una sola serata si esibirono ALBANO, PEPPINO DI CAPRI ed a mezzanotte la grande MINA.

Tra le tante vedette al CastIllo, Josèphine Baker, Gilbert Becaud, Wilson Pickett, Claude Francoise. Tutti antagonisti mondiali di Peppino di Capri.

Con gli inizi degli anni 70 la favola del Castillo de Aragona esplose anche commercialmente: spiaggia e ristorante gestito dal Girarrosto di Firenze, bar sul mare e pontile per l’attracco dei grandi yacht francesi e americani.

Dal ’72 in poi per intuizione di Franco Campanino già sperimentata alla Mela, il Castillo lanciò la discoteca, avanspettacolo delle esibizioni delle star, di immediata presa con selezione di dischi internazionali, sopratutto Usa, grazie ad un accordo con Radio Nato a Vicenza.

Peppino comprese subito la novità che avrebbe rivoluzionato il mondo della musica e rimase ‘attaccato’ ai Campanino sia nei locali estivi di Ischia sia a La Mela di Napoli.

Da allora anni di luce ed ombre, ma sempre riferimento principe della melodia italiana.

Dal 29 giugno al 15 luglio, estate 1974, proprio al Castillo di Ischia, ascoltai Peppino per due settimane di fila imparando sequenza e testi di tutti i suoi brani. Ne diventai giovanissimo amico in una serie di appuntamenti al Bar servito in attesa dell’esibizione in cui carpii tutti i segreti della sua storia personale e professionale, confidandone i miei. Allora pieni di sogni, turbamenti, paure…

Peppino è stata una presenza costante nella mia vita. A distanza. Vivevamo nello stesso quartiere a Napoli, io in Via Michelangelo Schipa, lui nella casa-studio a Viale Elena dove aveva trasferito la ‘Spash’, sua casa discografica. Era facile incontrarsi al Bar Agrillo per un caffè macchiato, al molo degli Aliscafi in attesa di partire per le Isole, in via dei Mille per lo shopping.

Tra tantissimi aneddoti, vale la pena ricordarne due.

Avevo conosciuto Mimmo D’Alessandro, napoletano affermatosi nell’organizzazione di grandi eventi musicali all’aperto con il socio Galli. LAlla festa dei 50 anni di Gianni Mina a casa di Gianni in via Blumestill, Mimmo di confessò: organizzo due date di Paul Mc Cartney al Forum di Assago ed a Firenze. Paul mi ha chiesto di suonare gratis per soli ospiti a Napoli per incontrare dopo trent’anni Peppino di Capri. Mi aiuti?

Lavoravo a Repubblica, scrissi tutto. Prima chiamai Peppino felicissimo. Dopo ne immortalai l’incontro nei ‘camerini’ del Teatro Tenda a Fuorigrotta: 800 invitati, Paul che arriva con volo privato, chitarra in spalla, 10 minuti con Peppino e via sul palco per 45′ di seguito e rientro a Londra con lo stesso aereo che attendeva rullando sulla pista di Capodichino. Indimenticabile.

Dopo anni in cui Peppino era sempre stato ospite d’onore al mio NumberOne di Canale 34-Telemontecarlo, per aprire e chiudere la stagione con ‘Malatia’ strasuccesso del 1958, che rilanciai ‘inno’ per Maradona, chiamai Peppe per l’ultima puntata di ‘Oltre la Radio’ di ‘Radio Club 91’ che volli fortissimamente salotto letterario dal Teatro del Gran Caffè Gabrinus.

Puntata sull’Italia degli Anni Sessanta-Settanta di cui Peppe Faiella era stato colonna sonora.

Peppino ne rimase stupito e felice: 2 ore con tutti i suoi successi, la storia del costume del nostro Paese, la minigonna ed il twist, la rivalità tra Brigitte Bardot e le bellissime italiane Virna Lisi e Claudia Cardinale, Gianni Agnelli, i Kennedy e le incursioni a Capri.

Ospiti Marino Bartoletti, Vincenzo Mollica, Gino Castaldo e la pace in diretta con Claudio Mattone ricomponendo un litigio pesante del 1973 a Sanremo per ‘Un grande amore e niente più’ che vinse, composto dallo stesso Mattone con Gianni Wright, su testo di Franco Califano, che diede vita alla lite durata anni.

Testi tutti bocciati e rispediti al mittente da Peppino che lavorò per quattro notti consecutive in hotel finchè non si arrivò alla strofa e la combinazione perfetta sulla frase musicale (di Mattone) incriminata.

Riportandolo a casa, quasi a mezzanotte, dissi a Peppino: “saresti potuto essere il Sinatra italiano. Pensaci per i tuoi sessant’anni di carriera”.

Mi ‘rubò l’idea’ e dopo 2 anni fu capace di cantare nel Real Teatro San Carlo in smoking e grande orchestra per la sua celebrazione più significativa quanto meritata!

Da allora anni di luce ed ombre, ma sempre riferimento principe della melodia italiana.

Il 27 luglio Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella, uno degli artisti italiani piu’ amati nel mondo, avrebbe compiuto 87 anni essendo nato nel 1939.

Ma alla soglia degli 80 anni aveva perso l’amata moglie Giuliana e nulla era stato più come prima. Raro esempio di longevita’ artistica che attraversa stili e generazioni, la sua dolce rivoluzione rock dalla fine degli anni ’50 ha rinnovato la canzone napoletana rendendola ‘cool’.

Con un timbro vocale inconfondibile che rimanda al fascino dell’isola azzurra, alla magia dell’estate, dei suoi amori e a una romantica ‘luna caprese’, da voce del twist a elegante chansonnier ha fatto innamorare almeno tre generazioni.

‘Roberta’ e ‘Champagne’, fanno parte della storia della musica italiana, cantate e amate ancora oggi, anche dai piu’ giovani.

Gli eventi significativi di una storia infinita restano la gavetta nei night-club con occhiali spessi e giacca di lame’, una infanzia da enfant prodige in scena al pianoforte già dall’eta’ di 4 anni per i militari americani di stanza a Capri.

Dal 1958 il primo successo, ‘Malatia’, lo incoronò immediatamente accompagnato dai suoi Rockers.

‘Don’t Play that song’, ‘Let’s twist again’ (il suo disco piu’ venduto), ‘Nessuno al mondo’ hanno fatto da colonna sonora all’Italia spensierata che andava incontro al boom.

Con ‘Me chiamme ammore’ vince l’ultimo Festival di Napoli nel 1970.

Ha partecipato a 15 Sanremo, record assoluto, vincendone 2: nel 1973 con Un grande amore e niente piu’ e nel 1976 con Non lo faccio piu’.

Tante le hits evergreen dagli anni ’70 ad oggi, da ‘Amare di meno’, sigla del mitico Rischiatutto a ‘Roberta’, da ‘Auguri’ a ‘Il sognatore’, senza mai dimenticare la tradizione.

Nel 2023 sul palco di Sanremo Amadeus gli consegna il premio alla carriera.

Poi la celebrazione nel 2025 con Champagne, la biopic Rai fiction firmata da Cinzia Th Torrini con Francesco Del Gaudio nei suoi panni, che lo ha consegnato alla storia anche con la stella sulla Hall of fame, ce ne fosse stato bisogno per un indimenticabile interprete.

Ciao Peppino, resterai nei sogni di tutti noi. E nella vita di chi ha potuto accompagnarsi con le tue canzoni!

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