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‘Science Advances’: il grande caldo è causa del Bradisimo ai Campi Flegrei. I Sindaci di Pozzuoli e Bacoli a Roma con 700 cittadini mettono Meloni al muro: 10gg per risposte concrete, ed ora solo nuove energie!

Un set di oltre 30.000 misure di flussi di anidride carbonica ha permesso ai ricercatori di approfondire l’analisi della correlazione tra emissione di anidride carbonica e sollevamento del suolo registrati negli ultimi due decenni ai Campi Flegrei

L’emissione di anidride carbonica (CO2) dal suolo della Solfatara di Pozzuoli, ai Campi Flegrei, risulta essere aumentata in modo quasi esponenziale dal 2005, anno di inizio della crisi vulcanica tuttora in atto. Tale aumento riflette un trend quasi identico di sollevamento del suolo, che ha raggiunto circa 1,6 metri a Pozzuoli nel dicembre del 2025 e che si correla con l’intensificarsi della sismicità. Questa correlazione evidenzia il “motore” dell’attuale fase di unrest (agitazione) della caldera: la continua risalita di fluidi magmatici che si accumulano a 3-4 km di profondità e risalgono verso l’alto, pressurizzando e riscaldando l’intero sistema idrotermale sovrastante.

Appena pubblicato su ‘Science Advances’ il resoconto dello studio multidisciplinare sulle cause della crisi vulcanica dei Campi Flegrei condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, è scoppiata la rivoluzione: “non basta più la gestione dell’emergenza, serve una risposta strutturale a un territorio che convive da anni con il bradisismo”.

È la richiesta che i Campi Flegrei hanno portato a Roma, dove oltre 700 cittadini, insieme ai sindaci dell’area, hanno sfilato in corteo dal Colosseo a Piazza Santi Apostoli, per chiedere al Governo risorse e misure immediate e concrete da inserire nel prossimo decreto dedicato alla crisi flegrea.

Un provvedimento, è stato annunciato dai manifestanti, atteso entro 10 giorni. Tredici autobus sono partiti questa mattina da Pozzuoli e Bacoli per la Capitale.

Al centro della mobilitazione, promossa dalla rete Campi Flegrei – Uniti nella lotta, la volontà di trasformare le istanze maturate sul territorio in una piattaforma condivisa: sostegno agli sfollati, messa in sicurezza delle abitazioni e degli edifici pubblici, interventi su scuole e costoni, risorse per il personale impegnato nella gestione dell’emergenza e garanzie contro qualsiasi ipotesi di delocalizzazione forzata. “Siamo qui a Roma non solo per il senso di responsabilità dimostrato in questi anni, ma soprattutto per dire che siamo pronti a costruire. Ma abbiamo bisogno di risorse”, ha detto il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni.

Lo studio si basa su un set di dati unico al mondo: oltre 30.000 misure del flusso di CO2 emesso dal suolo nell’area di Solfatara-Pisciarelli, raccolte in 27 anni di campagne di monitoraggio (dal 1998 al 2025) con una frequenza di misura mensile. La CO2 è uno dei gas principali rilasciati dai magmi e la sua misurazione diffusa dal suolo rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere le dinamiche profonde dei vulcani.

“Mentre la CO2 viene emessa in superficie, notevoli quantità di vapore acqueo condensano nel sottosuolo. I calcoli termodinamici elaborati nello studio (usando i flussi di CO2 e la composizione chimica delle fumarole) indicano che questa condensazione trasferisce alle rocce una notevole quantità di calore latente”, spiega Giulio Bini, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio.

“Abbiamo stimato che l’energia termica rilasciata dai fluidi risulta essere un ordine di grandezza superiore all’energia elastica che deforma e solleva la crosta terrestre e cinque ordini di grandezza superiore all’energia liberata da tutti i terremoti registrati dal 2005 al 2025”, aggiunge Giovanni Chiodini, Dirigente di Ricerca associato presso l’INGV e co-autore dell’articolo.

“L’evidenza più diretta di questo riscaldamento dovuto alla pressurizzazione e condensazione dei fluidi è l’aumento di oltre 10°C della temperatura media del suolo registrata alla Solfatara negli ultimi due decenni”, sottolinea Stefano Caliro, Dirigente Tecnologo responsabile del monitoraggio geochimico dei vulcani campani presso l’INGV e co-autore della ricerca.

Questo lavoro si è basato sul dataset geochimico più completo mai utilizzato per il monitoraggio dei Campi Flegrei: i risultati confermano che il monitoraggio dei flussi di CO2 dal suolo e della composizione chimica delle fumarole, integrato con i dati geodetici e sismologici, è uno strumento fondamentale per tracciare l’evoluzione del vulcano e per la mitigazione del rischio in un’area densamente popolata.

Cosa va fatto urgentemente?

Abbandono dei combustibili fossili: Sostituire carbone, petrolio e gas naturale con fonti pulite come l’energia solare, eolica, idroelettrica e nucleare.

Elettrificazione dei consumi: Spostare i trasporti verso la mobilità elettrica, i mezzi pubblici e la bicicletta, oltre a elettrificare il riscaldamento domestico.

Efficienza energetica: Migliorare l’isolamento termico degli edifici e ridurre gli sprechi di corrente elettrica.

Tutela e riassorbimento del carbonio

  • Rimboschimento e protezione delle foreste: Salvaguardare gli alberi e le aree verdi già esistenti e piantarne di nuovi, poiché agiscono come fondamentali serbatoi naturali di CO₂.
  • Tecnologie di cattura della CO₂: Sviluppare sistemi per catturare i gas serra direttamente dalle industrie o dall’atmosfera e stoccarli nel sottosuolo.

Agricoltura e alimentazione

  • Riduzione delle emissioni di metano: Limitare l’impatto degli allevamenti intensivi e dell’uso di fertilizzanti chimici.
  • Cambiamenti nella dieta: Moderare il consumo di carne (soprattutto rossa) a favore di un’alimentazione a base vegetale.

Politiche globali e normative: ovvero l’applicazione dell’Accordo di Parigi e delle normative dell’UNione Europea, che impongono mercati delle emissioni (ETS) e l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica

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di Matteo Gargiulo

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