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ALLEGRI, ERRORE CERCARE FANTASMI: DAL 2019 SBAGLIA TUTTO E NAPOLI PUO’ ESSERE LA TOMBA. DICA VERITA’ E LE COLPE DI ADL!

“Non sono nelle condizioni lucide per la prima volta dopo 25 anni per commentare la partita”: ieri dopo Napoli-Roma, e l’espulsione rimediata nel finale Allegri si è rifugiato nel rifiuto ad una spiegazione semplice: non si può pareggiare 3-3 essendo andati in vantaggio 3 volte.

I motivi sono 3: secondo le ricostruzioni di bordocampisti e di giornalisti Max ce l’aveva con tutti, da Gasperini all’arbitro Sacchi, sino al club giallorosso.

Il Mattino scrive che Allegri si è arrabbiato comìn l’arbitro per aver lasciato violare l’area tecnica all’allenatore della Roma: “A te consentono di fare qualsiasi cosa, tu fai casino e mi sbattono fuori” il virgolettato riportato e indirizzato al collega. “Era nervoso, spero non fosse arrabbiato con me” ha chiosato Gasp.

Allegri è andato oltre: conclusa l’ intervista tv post‑partita, si è diretto in sala stampa urlando una serie di accuse e testualmente la frase: “L’anno scorso hanno messo la Champions in tasca alla Roma e ho pagato io con il Milan”. Parole ascoltate da tutti in sala stampa. Il riferimento è al finale della scorsa stagione, quando Allegri ha toppato la qualificazione Champions con il Milan, cacciato da Cardinale e la Roma tra le prime quattro. Non è chiaro però chi abbia messo in tasca alla Roma il posto Champions e quale episodio in particolare abbia determinato la calssifica finale.

Accuse cui la Roma, non ha ancora risposto ufficialmente ma che potrebbero attivare d’ufficio la Procura federale con relativa sentenza.

Ciò riferito con dovere di cronaca, siamo sicuri che il nervosismo di Allegri non arrivi da lontano, anzi lontanissimo?

Analizzando l’avvio di stagione del Napoli Lele Adani alla Domenica Sportiva spiega gli ultimi anni del lavoro di Allegri: “Dal 2019 la non carriera di Allegri è in discussione. Per sette anni, questo è l’ottavo, non è riuscito a svolgere la sua professione come richiede la modernità per arrivare a mantenere rose da primo o secondo posto; lui è arrivato sempre terzo. Il suo lavoro non è portato a termine con correttezza rispetto alla qualità della rosa a disposizione. Il lavoro fatto fino al 2019 non va messo in discussione, ora però non può più essere lui l’allenatore che deve guidare una grande squadra come Juventus, Milan o Napoli se vogliono rimanere a un livello consono alla loro storia. Questo lo dice il campo, non io. Sommando la fine della scorsa stagione e l’inizio di questa ha totalizzato 10 sconfitte nelle ultime 20 partite, chi l’ha scelto doveva essere in grado di valutare certe cose”

Il 18 maggio del 2019 Massimiliano Allegri salutava la Juventus per la prima volta. Cinque campionati consecutivi, quattro Coppe Italia (anche quelle di fila), due Supercoppe italiane e due finali di Champions, perse contro due delle squadre più forti della storia, Barcellona e Real Madrid di Ronaldo.

Max lasciava la Juventus dopo averla portata ad un punto altissimo. E dopo essere diventato il terzo allenatore più vincente della storia del club, dietro mostri sacri come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi.

La prima esperienza alla Juventus ha inserito Allegri in quella cerchia di allenatori ‘vincenti‘ insieme a Guardiola, Klopp e Ancelotti considerato come uno dei migliori allenatori al mondo. Ma poi qualcosa è cambiato.

L’errore principale di Allegri è stato quello di tornare in un posto che aveva lasciato da vincente e profondamente cambiato rispetto a quando era andato via. Qui si scontra per la prima volta con quello che è stato il suo peggior nemico nell’ultima fase della carriera: la gestione scellerata delle dirigenze.

Il secondo ciclo di Allegri alla Juventus è negativo. Per uno status come il suo, non andare mai oltre il terzo posto e portare solo una Coppa Italia a casa non può essere positivo. Il tutto accompagnato da un gioco ‘noioso’ e poco funzionale, troppo attendista e mai propositivo.

La sensazione che col tempo si trasforma in certezza è che Max sia rimasto ancorato alle sue idee, senza seguire la crescita del calcio che, dopo il Covid, è totalmente cambiato.

Alibi? Non ha mai avuto pieno sostegno della dirigenza. Anzi, spesso è stato un parafulmine. Non è un mistero che nella sua seconda esperienza Juve non tutti volessero lui. E nel calcio di oggi se non c’è unione di intenti in società non si va da nessuna parte. Come dettano Inter e Como: grandi progetti tecnici, gestiti da una dirigenza forte.

Allegri nel ritorno a Torino subisce le dimissioni in tronco del CDA. Ha gestito la penalizzazione in classifica e vissuto da separato in casa con Giuntoli. Ciò non giustifica pessime figure come le sconfitte contro Empoli e Maccabi Haifa (2023/24), ma allenare una squadra che fino a maggio non sa se verrà penalizzata non è facile. E considerando di lavorare con un direttore sportivo che, a febbraio, ha già deciso di farti fuori.

Troppo facile nascondersi dietro Allegri e il suo non gioco. E se la Juve negli anni ha fatto anche peggio, il problema non era solo lui. E Max ha sbagliato a tornare alla Juve. Siccome non si possa dire che sia un demente, la domanda è d’obbligo perchè ripetere lìerrore tornando anche al Milan?

L’ultima stagione di Allegri alla Juve e quella appena trascorsa al Milan sono in fotocopia. In entrambe, girone d’andata ottimo, drastico calo finale. Non solo. L’altro elemento identico la gestione della dirigenza. Nel Milan non ci sono state dimissioni in tronco, ma proprio tabula rasa. Con Allegri sono stati cacciati Moncada, Furlani e Tare: ovvero accettazione del fallimento del progetto tecnic.

Cardinale è ripartito da zero, facendo tutto in prima persona. Con una tifoseria esasperata, ed mercato da r9fare totalmente.

Allegri ha tante colpe sulla mancata qualificazione in Champions, perché il Milan non può buttare via così un traguardo alla portata con 10 punti di vantaggio sul quinto posto; ma la sensazione è che anche questa volta, il principale errore sia stato tornare sul luogo del delitto consapevole delle lacune societarie.

Allora perchè lo fa?

Il dato è che, come sottolinea Adani, da 7 anni che non lotta seriamente per il campionato.

Max: aver sbagliato i progetti. Chissà che sarebbe successo se avesse accettato il Real Madrid, che cercava un “gestore” come lui. Dopo queste due esperienze decisamente negative, lo status di Allegri è cambiato. Se nella sterile e inutile polemica tutta italiana tra risultatisti e giochisti lui era visto come il risultatista per eccellenza, ora neanche i traguardi gli danno ragione, perché Allegri è da 7 anni che non lotta seriamente per il campionato.

E tutto questo, Max se l’è cercato: chi raggiunge lo status del vincente devi conviverci e per saperlo fare devi saper scegliere il progetto tecnico giusto e i presidenti che diaio garanzie. Lui non l’ha fatto: ha sempre accettato situazioni terribili, ed il suo aziendalismo lo ha reso unico colpevole.

Ora la domanda è: Allegri è diventato scarso d’improvviso o ha ‘solo’ sbagliato progetti?

Dopo l’addio di Antonio Conte, la storia si ripete: De Laurentis, come la Juve 2014, si è mossa subito per ingaggiare Max. Il Napoli gli viene proposto con una rosa top, da primo e secondo posto. Mentalità pronta e rodata a competere in Italia (2 scudetti negli ultimi 4 anni), la promessa che l’assetto resterà quello attuale, con campioni abbinati a qualche giovane da valorizzare: De Bruyne e Mctominay, a fare da chioccia a Neres, Allison Santos… E poi?

Negli ultimi anni il Napoli con Spalletti prima poi nel primo anno di Conte Conte ha mostrato un rendimento difensivo all’altezza, primo parametro per vincere in Italia. E con Allegri, grazie alla sua esperienza, può puntare a fare un’annata migliore in Champions League, dove la mancata qualificazione di Conte ai playoff è la delusione più cocente.

Questo programma, con relativi obiettivi è completamente disatteso da fatti e risultati. Il Napoli dopo 8 giornate è decimo, con 11 punti su 24: 13 gol fatti e 10 subiti. Ed in Champions le cose vanno ancora peggio: 3 punti in tre partite: 4 gol fatti e 7 subiti. In un girone dove gli ottavi si raggiungono a 15, meglio 16 punti e altre 5 partite da disputar, le prossime 3 contro Porto, Manchester City e Brugge.

Che adesso Alleghri dopo aver avuto in mano Napoli-Roma, aver subito 3 volte la rimonta di Gasp, venga a dire che i poteri forti abbiamo messo la qualificazione Champions in tasca alla Roma e lui ne ha subito le conseguenze restando fuori dal quarto posto è una bnugia smentita dai fatti.

Gli errrori di Max nell’ordine sono e restano:

  1. non essersi aggiornato al gioco che oggi paga in Italia e in Europa;
  2. essere tornato dove non doveva tornare fidando nel suo status ed esperienza;
  3. restare aziendalista fino all’autodaneggiamento, evitando di dire la verità a media e tifosi;
  4. aver accettato la proposta di De Laurentis senza alcuna garanzia di mercato;
  5. aver creduto che il Napoli fosse forte di suo, e non dipendente in tutto e per tutto da Antonio Conte.
  6. Nel Napoli adesso si vive il gioco delle parti, cercando un capro espiatorio da sacrificare alla piazza. De Laurentis lo ha già, il consiglio da dare a Max è uscire allo scoperto e dire tutte le sue verità E’ un peccato sporcare in questo modo una carriera piena di titoli e soddisfazioni. Allegri non ha bisogn o di soldi, di mantenere integra la sua storia, quello si.

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