Manchester City, il prezzo del successo: le regole del calcio alla prova del casopiù controversoIl record di Enzo Maresca in Premier League illumina il presente sportivo dei Citizens, ma fuori dalcampo la vicenda delle violazioni finanziarie riapre il dibattito sull’efficacia dei controlli, sullasostenibilità economica e sulla credibilità del calcio europeo.Sette vittorie nelle prime sette partite di Premier League alla guida di un nuovo club: Enzo Marescaè già entrato nella storia del calcio inglese. Il successo per 3-2 contro l’Ipswich Town dello scorso17 ottobre ha consegnato all’allenatore italiano un primato senza precedenti nella competizione,confermando l’avvio straordinario del Manchester City nella stagione 2026/27. Ventuno punticonquistati, ambizioni rinnovate e la sensazione che il passaggio all’era post-Guardiola possaproseguire nel segno della continuità. Eppure, dietro l’immagine di una squadra che continua avincere, si nasconde una vicenda destinata a mettere alla prova la solidità dell’intero progetto. Se ilcampo restituisce l’immagine di un club ancora capace di dominare, fuori dal terreno di gioco ilManchester City deve fare i conti con una controversia finanziaria che potrebbe compromettere unaparte importante del percorso costruito negli ultimi anni.Infatti, il 29 settembre 2026, la commissione indipendente incaricata dalla Premier League, formatada tre membri del Judicial Panel (organo composto da esperti in ambito giuridico, finanziario e inaltri settori pertinenti), ha pubblicato la propria decisione sulle violazioni contestate al club,ritenendo provate le contestazioni relative alle gravi violazioni finanziarie e alla mancatacollaborazione da parte del club con gli investigatori. Il City, di canto suo, ha risposto il 2 ottobrerespingendo le accuse e ricorrendo in appello. La vicenda appare dunque ancora aperta, sebbenel’accertamento delle violazioni renda altamente probabile l’adozione di provvedimenti disciplinarinei confronti del club, le cui sanzioni restano tuttavia ancora da definire.Lo scalpore derivante da questa notizia che ha scosso il panorama calcistico non riguarda soltanto ildestino di una delle società più potenti del calcio mondiale, ma investe anche la credibilità delleistituzioni chiamate a garantire il rispetto delle regole. Sorge infatti naturale domandarsi quantoeffettivamente siano efficaci i controlli finanziari nel calcio contemporaneo, e quali strumentibisognerebbe adottare per impedire che la potenza economica dei grandi club alteri l’equilibrio dellecompetizioni. Per rispondere, occorre andare oltre i risultati e ricostruire i meccanismi finanziaricontestati, il ruolo degli organi di controllo e i possibili effetti della vicenda sul futuro sportivo ereputazionale del Manchester City.I conti sotto accusa: il meccanismo delle sponsorizzazioniPer comprendere la portata del caso bisogna tornare al 2008, anno in cui il Manchester City venneacquisito dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan. L’ingresso della nuova proprietà segnòl’inizio di una trasformazione profonda: investimenti ingenti, acquisti di grandi campioni, sviluppodelle infrastrutture e progressiva affermazione tra le principali potenze del calcio europeo. Lacrescita del club ha modificato gli equilibri della Premier League, fino a renderlo protagonista diuno dei cicli più vincenti della storia recente del campionato. Ma proprio le modalità con cuisarebbero state finanziate alcune fasi di questa espansione sono finite al centro dell’indagine.Le contestazioni della Premier League riguardano nove stagioni, dalla 2009/10 alla 2017/18, anni incui il Manchester City avrebbe fatto ricorso ad accordi commerciali che non rispecchiavano le realicondizioni economiche dei rapporti contrattuali. Il meccanismo contestato è ovviamente moltorilevante ed incisivo, dato che tutti questi ricavi commerciali faraonici hanno contribuito a gonfiare
in maniera determinante le capacità di spesa del club. In pratica, il Manchester City avrebberegistrato diverse sponsorizzazioni con un importo superiore al suo effettivo valore economico, inmodo da presentare un bilancio che restituisse un’immagine più favorevole della situazionefinanziaria del club, e conseguentemente, ampliando apparentemente i margini disponibili perinvestire nella squadra. Non si tratta, quindi, soltanto di una questione contabile. I ricavi dichiaratiincidono sulla possibilità di sostenere gli stipendi dei calciatori, acquistare nuovi giocatori erispettare i limiti di spesa imposti dalle competizioni.La commissione ritiene anche che vi siano ulteriori accordi, finanziati dalla proprietà araba,registrati però da quest’ultima in modo da presentare costi operativi inferiori a quelli effettivi,aggirando di fatto numerose regole finanziarie. Questa manovra illecita avrebbe consentito neglianni al club di apparire economicamente più solido di quanto fosse realmente, ottenendo così unmaggiore margine per rispettare i parametri finanziari.Secondo quanto stabilito dalla commissione indipendente, tale sistema avrebbe permesso alManchester City di falsificare i ricavi e ridurre i costi dichiarati per oltre 900 milioni di sterlinenell’arco del periodo contestato. Ha poi inoltre affermato che, se le operazioni fossero state svoltecorrettamente nel rispetto delle norme vigenti, il club avrebbe superato in misura significativa ilimiti di spesa previsti sia dalla Premier League sia dalla UEFA.Ma non è finita qui, poiché sembrerebbe esserci anche un ulteriore fonte di contestazione, relativaagli obblighi di cooperazione e buona fede durante l’indagine, che il club non avrebbe rispettato,ostacolando di fatto il lavoro della Lega.La vicenda apre così inevitabilmente una questione che va oltre la singola società, ma che riguardainfatti l’intera industria calcistica: quanto è difficile controllare la reale provenienza delle risorseeconomiche in un calcio in cui i rapporti tra club, fondi di investimento e partner commercialirisultano sempre più intrecciati e sembrano assumere forme sempre più complesse?Premier League, UEFA e FA: ruoli e responsabilitàIl caso Manchester City mette in evidenza la complessità del sistema istituzionale che governa ilcalcio. Premier League, UEFA e Football Association (federazione inglese) presentano sicuramentel’interesse comune per lo svolgimento regolare delle competizioni, ma è bene specificare cheoperano con competenze differenti e attraverso procedimenti che non devono essere confusi.L’indagine al centro della controversia attuale è stata condotta dalla Premier League, che nelfebbraio 2023 ha deferito il Manchester City a una commissione indipendente per avviare delleindagini più approfondite. L’inchiesta era iniziata nel dicembre 2018 e ha richiesto anni di lavoro,con un’udienza durata 42 giorni e conclusasi nel dicembre 2024. La decisione pubblicata nelsettembre 2026 rappresenta un passaggio importante per gli sviluppi di questa vicenda, ma allostesso tempo, vista la durata del procedimento, si evidenzia una delle principali criticità del sistema,ossia il rischio che l’accertamento di eventuali violazioni, e le successive sanzioni, arrivino quandogli effetti economici e sportivi delle operazioni contestate si sono già consolidati.Nel calcio, infatti, il tempo non è una variabile secondaria. Le conseguenze di una gestionefinanziaria irregolare possono estendersi su più stagioni, incidendo sulla distribuzione dei ricavi,sulla possibilità di acquistare calciatori e sulla qualificazione alle competizioni europee. Quandouna decisione arriva a distanza di anni dai fatti, diventa più complesso ricostruire gli effetti delleoperazioni contestate e individuare sanzioni capaci di ristabilire gli equilibri senza produrreconseguenze sproporzionate.
Il problema non è necessariamente la durata di ogni singolo procedimento, che può dipendere dallaquantità e dalla complessità delle prove, ma la capacità delle istituzioni di garantire tempiragionevoli senza compromettere il diritto alla difesa.Il ruolo della UEFA introduce un ulteriore livello di complessità, in quanto già vi è stato unprecedente procedimento disciplinare a carico del club. Nel febbraio 2020 infatti, il suo Organo dicontrollo finanziario dei club aveva sanzionato il Manchester City per gravi violazioni delle normesulle licenze e sul Fair Play Finanziario, in relazione alla sovrastima dei ricavi derivanti dallesponsorizzazioni e alla mancata collaborazione durante l’indagine. La sanzione prevedeval’esclusione dalle competizioni europee per due stagioni e una multa di 30 milioni di euro. Tuttavia,nel luglio dello stesso anno, il Tribunale Arbitrale dello Sport annullò l’esclusione e ridusse la multaa 10 milioni di euro.La Football Association, invece, non è a comando dell’indagine, condotta come anticipato dallaPremier League. Tuttavia, dopo la pubblicazione della decisione della lega, ha dichiarato di starvalutando le implicazioni della vicenda che avrebbero potuto minare l’integrità del calcio inglese edi essere pronta ad agire ove opportuno. Si aggiungerebbe dunque un ulteriore istituzione col fiatosul collo del Manchester City, rafforzando così le ipotesi di un prossimo futuro molto instabile ecomplesso per il club inglese.Fair Play Finanziario: regole sufficienti, controlli efficaci?Il caso Manchester City riporta al centro del dibattito il significato del Fair Play Finanziario e la suacapacità di preservare l’equilibrio competitivo.L’obiettivo delle regole economiche non è ostacolare gli investimenti o limitare le prospettive dicrescita dei club, bensì garantire condizioni di maggiore equità nell’accesso alla competizione. Ognisocietà deve poter attrarre capitali, sviluppare le proprie infrastrutture e ambire ai massimi livelli,ma è altrettanto necessario stabilire limiti di spesa e criteri di sostenibilità finanziaria. In assenza diregole efficaci, infatti, il divario economico tra i club rischia di tradursi in un vantaggio competitivostrutturale per le società più ricche, compromettendo l’equilibrio e l’incertezza che rendono il calciouno sport capace di appassionare milioni di persone.La grande sfida che il calcio contemporaneo deve affrontare riguarda il fatto che esso sia diventatoun settore economico globale sempre più complesso. I club ormai non sono soltanto associazionisportive, ma articolate imprese multi-dimensionali chiamate a gestire tantissimi asset differenticome diritti televisivi, sponsorizzazioni internazionali, attività commerciali, infrastrutture e rapporticon investitori provenienti da mercati differenti. In questo contesto, distinguere il valore effettivo diun accordo commerciale da quello dichiarato nei bilanci richiede competenze finanziarie estrumenti investigativi sempre più sofisticati. Una verifica puramente formale dei documentipresentati dalle società potrebbe non essere sufficiente e occorre quindi valutare la sostanzaeconomica delle operazioni, la reale provenienza dei finanziamenti e la congruità dei contratti,senza però dimenticare che tutto ciò comporta un grandissimo dispendio di risorse e di tempo.Le possibili conseguenze: dal campo alla reputazioneTornando all’inchiesta centrale sul Manchester City, non sono state ancora stabilite le sanzioniapplicabili al club, in quanto quest’ultimo ha presentato appello e quindi il procedimento rimane peril momento aperto. Qualsiasi previsione sul suo esito deve quindi essere considerata con cautela, maè possibile fare una panoramica generica sui rischi che il Manchester City incorre.
Il regolamento della Premier League consente alla commissione di adottare diverse misuredisciplinari, tra cui multe, penalizzazioni di punti e altre sanzioni sportive. Nei casi più gravi, ècontemplata anche l’espulsione dalla competizione. Una penalizzazione in classifica potrebbeincidere direttamente sulla corsa al titolo, sulla qualificazione alle coppe europee e, negli scenari piùseveri, sulla permanenza nella massima serie.Esiste poi una dimensione meno immediata, ma altrettanto importante: quella reputazionale.Il Manchester City ha costruito negli anni un’immagine globale, sostenuta dai successi sportivi,dalla presenza internazionale e da una strategia commerciale che lo ha trasformato in uno deimarchi più riconoscibili del calcio mondiale. La crescita della società è stata accompagnata dainvestimenti nelle infrastrutture, nello sviluppo del settore giovanile e nella costruzione di unastruttura sportiva capace di mantenersi ai vertici. La controversia finanziaria rischia però diincrinare questa immagine, alimentando dubbi sulla gestione che ha accompagnato l’ascesa del club.Il rischio più significativo riguarda la narrazione dei successi conquistati negli ultimi anni. Quandoil percorso di una squadra viene associato a contestazioni finanziarie di questa portata, diventainevitabile interrogarsi sul rapporto tra le risorse impiegate e i risultati ottenuti. Le contestazioniriguardanti la gestione finanziaria e societaria del club non dimostrano di per sé che le prestazioniatletiche siano state manipolate o che ogni successo conquistato debba essere consideratoillegittimo, ma allo stesso tempo i risultati sportivi non maturano soltanto attraverso il lavoro digiocatori e tecnici, ma dipendono anche dalle condizioni economiche che permettono a una societàdi costruire e mantenere una squadra competitiva. Se quelle condizioni sono state alterate inviolazione delle regole, il problema investe indubbiamente l’equità della competizione.Una questione che riguarda tutto il calcioIn conclusione, questa vicenda risulta molto importante e delicata per tutto il settore calcistico.Il caso Manchester City rappresenta un banco di prova per il futuro del calcio europeo, poiché sealle violazioni accertate risponderanno sanzioni coerenti alla gravità dei fatti, le istituzioni avrannol’occasione di rafforzare la propria credibilità, dimostrando che ci sono ancora speranze per unosport equo e accessibile. Ma se al contrario, i procedimenti continueranno a protrarsi senzaconseguenze chiare o adeguate, il rischio sarà quello di alimentare una percezione poco romantica esempre più disincantata di un calcio dominato dal denaro e dalle logiche del mercato, in cui lacapacità economica di un club consente di sottrarsi, o meno, all’effettiva applicazione delle regole.