Ventidue anni, di Ravenna, 7 gol nelle prime 7 gare col Frosinone al quarto posto, ha superato Malen e si ispira a Cavani. “Ci ho messo 3 allenamenti a capirne il valore” dice Alvini. Ma fu Sinisa Mihailovic ha intuirne il talento.
È la settimana delle triplette azzurre. Dopo Tresoldi (Champions League), Cisse (Europa League), la Serie A ha aperto con i 3 gol di Antonio Raimondo sempre più trascinatore nel Frosinone di Alvini. L’attaccante è alla sua terza marcatura multipla (aveva già segnato due doppiette) e adesso è leader dei marcatori a 7 reti, uno in più di Malen. Era già tutto previsto?
Sinisa Mihajlovic, col suo sguardo beffardo sorride felice da lassù, lo aveva davvero previsto. Si era innamorato di quel ragazzo alto 1,85, capelli chiari, malato di calcio che in area di rigore sembrava letale. Lo aveva notato nei campi vicini a Casteldebole.
Antonio Raimondo aveva appena 17 anni e giocava (in arrivo dal settore giovanile nel Cesena) coi suoi pari età nell’Under 17 del Bologna. Sinisa lo volle con la prima squadra. Per provare di nascosto l’effetto che fa. Perché in quel Bologna c’erano Zirkzee, Arnautovic, Palacio.
Il 17 maggio del 2021, al Dall’Ara, contro il Verona, Raimondo entrò proprio al posto di Don Rodrigo esordendo così in Serie A. Sabato sera a Firenze, Antonio ha fatto piangere di rabbia la Fiorentina nel giorno dei festeggiamenti per il centenario segnando il suo primo gol in serie A. Non uno, due, e se il primo è stato un bel gesto da opportunista rapace in area di rigore, il secondo è stato un capolavoro di tecnica e precisione.
Sotto gli occhi di papà Pietro e mamma Rossella che, quando possono, partono da Ravenna per andare a vedere il figlio centravanti. Ma non possono nemmeno perdere di vista il fratello Tommaso, classe 2008, quasi 1,90, attaccante come Antonio, che segna nella Primavera dell’Ascoli.
Pietro Raimondo è uno della Guardia di Finanza, all’antidroga. A Ravenna. È partito giovane da Ascea, un piccolo paese del Cilento. Lì il mare luccica veramente, ma a casa Raimondo bisognava pensare prima al lavoro. Mentre il nonno resta la bussola della famiglia cui tutto si può confessare certi del miglior consiglio!
E la nuova base è diventata la Romagna, capitale del divertimento estivo. Antonio Raimondo, che è nato a Ravenna (suo fratello Tommaso, invece, a Vallo della Lucania), ha sempre avuto una sola passione: il calcio.
E quando alla passione di bambino unisci la forza e il carattere ereditato da papà hai buone possibilità di farcela. Pietro ha giochicchiato da ragazzo, ora, sfruttando fisico e prestanza, va pazzo per il crossfit.
Antonio ha pensato solo al pallone. Imitando i suoi idoli. Prima di tutto Edinson Cavani, poi Mauro Icardi. Video su video, partite su partite davanti la tv. Non se ne perdeva una pensando che un giorno in quel mondo ci sarebbe entrato pure lui. Non ha avuto modelli italiani, se non una certa stima per Ciro Immobile e l’amicizia con Pio Esposito.
Al Bologna Raimondo c’è rimasto altri due anni dopo quell’esordio indimenticabile, maggio 2021. Prima di lasciarci, Sinisa lo propose da titolare nel maggio del 2022 contro il Genoa. Poi, nell’agosto del 2023, con un diploma allo scientifico sportivo da inseguire, quel ragazzo, ormai diciannovenne Bologna dovette salutarla.
Chi ricorda quei tempi dice che con Sinisa non sarebbe successo. Ma Raimondo partì per Terni, serie B. Per giocare e crescere. Ne fece nove guidato da Cristiano Lucarelli e poi Roberto Breda. La Ternana finisce in C, ma Antonio torna in A, sempre in prestito dal Bologna, ma a Venezia.
Con Eusebio Di Francesco, va male anche per un infortunio. E a gennaio rifà la valigia per un’altra destinazione, che sa tanto di casa: Salerno, ancora Serie B. Ritrova Breda e poi Pasquale Marino, ma l’aria del Cilento non fa bene. La fortuna però è che trova l’amore. Di Marika. Bellezza mediterranea, hostess in vari club. È più grande di Antonio con il quale fa splendida coppia. Insieme tornano in Emilia Romagna, ma il Bologna è in un’altra dimensione e nella squadra europea non c’è spazio per un giovane che cerca la gloria.
Lo accoglie a braccia aperte il Frosinone dove c’è un uomo che sui rapporti umani non ha rivali: Massimiliano Alvini. Raimondo gioca col 9 insieme Ghedjemis (14 gol) e va in doppia cifra (11 reti) trascinando il club di Maurizio Stirpe nuovamente in Serie A.
Senza rigori, perché dal dischetto ci pensa Calò.
Fanno festa in Ciociaria. Antonio e Marika vanno a Capri, poi lui va a Mykonos con gli amici di sempre, quelli delle giovanili del Bologna: Corazza, Anatriello, Mazza, Bagnalini. Perché papà Pietro e mamma Rossella gli hanno insegnato che non bisogna mai perdere umiltà e valori.
Attende speranzoso il futuro. Ma il Frosinone e l’agente Lucci convincono il Bologna che in A bisogna ripartire da una squadra in cui ha la certezza di giocare. Alvini gli vuole bene e ne conosce le potenzialità. Antonio riparte da dove ha festeggiato la promozione e, dopo l’esordio contro la Juve in casa, a Firenze non perdona. E urla contro il cielo con la benedizione di Sinisa.
Il segreto? La passione e la professionalità. Ancora oggi continua a guardare pure le partite di Serie C mentre si diverte alla playstation.
Non si monta la testa, è fatto così. Nonostante sia classe 2004, dopo la trafila nelle Under 18-19-20 è già titolare dell’Under 21 di Silvio Baldini (10 presenze e 4 gol) che sa come creare le giuste motivazioni tra i ragazzi che seleziona. Ed in agguato c’è Roberto Mancini che sta seguendo i migliori giovani talenti.
Antonio Raimondo lo è di diritto!