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Pellai accusa tutti: i genitori educano col ciuccio elettronico, bambini e adolescenti hanno bisogno della fatica. Comunità da ricostruire, scuola assente!

L’ultima generazione all’appello, e la precedente, cioè ‘GenAlfa’ e i loro fratelli maggiori della Z, sono stati tenuti buoni non occupandoli in attività ‘collettive’, anche con parenti e genitori.

Sono invece stati resi apparentemente ‘mansueti’ col ciuccio elettronico (telefonino), gli adolescenti anche detti ‘screenagers’ allevati con il metodo del ‘tutto e subito’.

Un disastro!

Meno pianti, silenziosi, immersi nel mondo digitale ma il metodo è stato fallimentare: “sono fragili, pieni di ansia e rabbia, non sanno superare gli ostacoli, sono trattenuti in casa dagli schermi elettronici o dentro la scuola – gite e viaggi sempre più rari perché chi se la prende la responsabilità? – non si sfogano fisicamente in attività ricreative e sportive collettive, sono super tutelati-protetti dai genitori che si preoccupano di rimuovere la fatica o il disagio offrendo loro una vita comoda e confortevole, vengono premiati con tutto il possibile ma ora presentano il conto”.

L’accusa, chiara e circostanziata, è di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, autore di numerosi best-sellers tradotti in più lingue e divorati da moltissimi genitori alla ricerca di un metodo educativo equilibrato ed efficace.

Nell’ultimo libro ‘Ti farò correre in salita: come e perché educare alla fatica le nuove generazioni’ (Mondadori) affronta il tema della fragilità di bambini e pre-adolescenti nati nella società dominata dal ‘tutto e subito’, dall’isolamento digitale e dalla ricerca spasmodica della gratificazione istantanea messa in atto con la complicità dei genitori.

Come aiutare famiglie e ragazzi? “I nostri ragazzi non hanno bisogno di un mondo senza ostacoli, ma di educatori che non abbiano paura di sostenerli lasciandoli faticare per superare gli ostacoli così da prepararli al futuro. Invece con l’isolamento digitale e la ricerca spasmodica della gratificazione istantanea, le nuove generazioni manifestano una fragilità e un’ansia mai viste prima. Per evitare che si feriscano, genitori ed educatori li trattano come ‘vasi di cristallo’, rimuovendo ogni ostacolo, riducendo ogni sforzo e frustrazione dal loro percorso”.

Pellai spiega: “La fatica è un ingrediente pedagogico indispensabile e insostituibile nell’allenamento alla vita ed è l’equivalente della fortificazione. Lo sport è la migliore metafora dell’imparare la vita. Ci vuole fatica per conquistare nuovi traguardi in funzione di quanto si è disposti a fare fatica e nello sport non esistono scorciatoie. Questo vale sia per il corpo che per la mente in età evolutiva. La forza non significa picchiare ma acquisire capacità ed esperienza nel superare le salite, avere il fiato”.

Avverte: “La mente dei bambini, preservata dalla noia e dal senso di frustrazione a fronte di fallimenti con lo scopo di tenerli tranquilli offrendo loro risposte immediate o con il mondo digitale, spegne il disagio e non fa sviluppare risorse interiori. Le risorse proprie nascono nella noia ed il tempo frustrante, è qui che si sviluppa ad esempio la fantasia e si sperimentano nuove conquiste generando nuove capacità che gli permetteranno di superare anche le difficoltà”.

“Il vuoto, non riempito immediatamente da fuori, nutre la mente facendo scovare nuove risorse interne. Il potere generativo della mente di resistere a tempi faticosi va allenato”.


Quindi Pellai da la spiegazione dolorosa e senza giustificazioni verso il mondo degli adulti… “La comunità educante di una volta, dagli oratori agli scout allo sport, forniva codici educativi e regole che orientavano la crescita dando anche il senso del confine. La comunità va ricostituita perché rende proattivi, solidali, fa crescere e va rivalutata, tirando fuori i ragazzi dal digitale.


Anche la scuola non fa la sua parte, nell’errata convinzione – dimostrata da dati oggettivi – che fare usare dispositivi digitali e l’Intelligenza artificiale nelle classi sia utile. E’ invece un imbroglio, non solo non serve ma sta già facendo danni. Le scuole devono essere ambienti digital free”.

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