All’indomani della sconfitta contro la Juve, il Napoli si è allenato a Torino in preparazione del match di Champions League ad Oporto, mercoledì sera ore 21.
Per Hojlund e Milinkovic-Savic allenamento differenziato. L’attaccante era rimasto fuori dalla gara allo Stadium all’ultimo, causa leggero stato influenzale; Milinkovic-Savic invece per un leggero affaticamento muscolare.
Niente da segnalare dal club su De Bruyne, che dunque sarebge già a disposizione per il Porto. Sollevando allora dubbi sulla sostituzione di Torino per cui si era ipotizzata una distorsione alla caviglia che non si recupera in una notte.
Giovanni Di Lorenzo e Mathias Olivera sono invece rientrati a Napoli per controlli diagnostici, così da capire meglio l’entità dei rispettivi problemi, entrambi di natura muscolare, è quindi di non rapida soluzione.
Entrambi salteranno la sfida con il Porto.
Passano gli anni, cambiano allenatori e staff sanitari, ma il problema continua ad essere sempre lo stesso: gli infortuni. L’ultimo bollettino medico pubblicato dal Napoli, fotografa una situazione che ha
dell’inquietante: con i recenti stop rimediati da Hojlund, Milinkovic-Savic, De Bruyne, Di Lorenzo e
Olivera, il Napoli ha toccato un picco allarmante di indisponibilità in questo avvio di stagione.
In appena 13 gare ufficiali e poco più di 2 mesi di attività agonistica, sono ben 19 i calciatori finiti ko
per svariati motivi, generando un cumulo impressionante di 24 infortuni complessivi, se si
considerano anche le recidive.
Un’ecatombe che, allargando lo sguardo ai recuperi da precedenti patologie per elementi come Gilmour, Beukema e Neres, farebbe salire il conto a ben 27 stop su 21 giocatori coinvolti.
A preoccupare maggiormente lo staff tecnico e medico sono i problemi di natura muscolare, balzati a quota 15 dopo la dura sfida contro la Juventus.
Sul banco degli imputati tornano con forza i terreni di gioco del centro sportivo di Castel Volturno,
pesantemente criticati in passato anche da Antonio Conte, il qualr non ha mai nascosto il
disappunto per le condizioni pietose dei campi d’allenamento, indicandoli apertamente come una delle
concause principali dei frequenti guai muscolari ai danni della squadra.
Un manto erboso troppo duro o non perfettamente performante che, unito ai carichi di lavoro e ai fitti impegni
stagionali, rischia di trasformarsi in una spada di Damocle sulla rincorsa dei partenopei.
E se Conte si è sentito dire da ADL che il Napoli sarebbe dovuto andare via da Castelvolturno ed era inutile spendere altri soldi nel Centro Allenamenti, Allegri fa finta di nulla da aziendalista/masochista qual è!
Nel recente passato molte critiche si sono concentrate prevalentemente sulle metodologie di
allenamento di Antonio Conte, accusato di aver sovraccaricato i calciatori in fase di preparazione, ora però il
dibattito si è spostato sulle infrastrutture., visto che Allegri in ritiro ha accettato una preparazione meno intensa e impegnativa.
Quanto influisce, nel concreto, l’idoneità del centro sportivo in cui la squadra ‘suda’ ogni giorno?
Nel calcio attuale, la salvaguardia fisica dipende in gran parte da impianti all’avanguardia, campi
impeccabili, palestre attrezzate e tecnologie avanzate per il recupero, elementi fondamentali per
smaltire fatica fisica e mentale.
La questione non si riduce al semplice quanto ci si allena, ma chiama in causa il ‘come’ e il ‘dove’ lo si fa, oltre al supporto strumentale e umano disponibile per rigenerare le riabilitare l’atleta che si ferma.
E pensare che la scorsa estate De Laurentis si è separato dal Dottor Canonico dopo 7 anni da responsabile dello staff medico azzurro, mettendo in atto una vera, ennesima, rivoluzione.
Un cambio di direzione che, però, non ha generato miglioramenti sostanziali nell’emergenza che il Napoli continua a vivere. Un problema profondo che, inevitabilmente, influisce sul rendimento di tutti.
Se mancano le strutture manca un sistema volto a migliorare i giocatori.
Ne emerge un dato emblematico: nessuno dei giovani del Napoli Primavera ha mai esordito in Serie A nelle ultime 3 stagioni.
I tecnici si sono limitati a convocarli, nella maggior parte dei casi per far fronte alle emergenze
infortuni e quindi considerandoli pedine numeriche, mai talenti pronti a fare il grande passo.
Se mancano le strutture, manca un sistema che consenta ai giovani di allenarsi insieme ai grandi, di
respirare la stessa aria e, di fatto, di prepararsi a costruire il futuro del club.
De Laurentis deve, una volta per tutte, fare chiarezza su quelle che sono le reali condizioni del centro
sportivo di Castel Volturno.
Attribuire ogni colpa relativa agli infortuni ai terreni di gioco non è corretto o sufficiente. Esistono senza dubbio elementi accidentali come un po’ sfortuna che trova spazi nell’approssimazione, la superficialità e come dettato della Legge di Murphy, si abbatte sugli azzurri nel momento peggiore.
Esiste sicuramente, però, anche un problema tecnico che un club come il Napoli non può
continuare a trascurare e a tenere nascosto senza affrontarlo.
Strillare riempiendosi la bocca di proclami su nuovi progetti e nuovi accordi per il centro sportivo non significa
necessariamente abbandonare a sé stesso un presente che, per il momento, diventa sempre più
buio.
Cui è difficile dare luce se chi decide è incompetente, specula, pensa solo all’arricchimento personale.
Vero Aurè…?