La presunta rinascita del Napoli è durata poco. Gli 11 gol segnati in 3 partite tra campionato e Champions, con annessi 7 punti, sono un ricordo per Allegri, squadra, ambiente, duramente tornati alla realtà da una prestazione fortemente negativa a Torino.
I motivi della crisi sono almeno 3:
PRIMO. L’assenteismo di De Laurentis che rispetto ai miglioramenti apportati sul mercato da Inter, Roma, Como, Milan non ha speso 1 euro 1, lasciando così come era la rosa. Favasulli (prestito con obbligo dal Catanzaro) e Badiashile (prestito con diritto dal Chelsea), sono gli unici due nuovi ma senza aver speso soldi.
SECONDO. Allegri scelto da De Laurentis per coprirsi le spalle con un nome, ritenendo inadatto alla bisogna Italiano pur trattato. Max dal 2019 è fuori dal giro vincenti. Si è mostrato inadatto a gestire un Napoli diverso dalle sue corde professionali pur di curriculm, per costruzione e idee di gioco applicate da Conte in 2 anni sul principio dell’intensità totale, cui alla lunga gli azzurri hanno mostrato insofferenza, perchè molto costoso ma ancor di più fruttuoso (scudetto e secondo posto).
TERZO. Rosa scarsa per qualità e anche quantità se ad oggi le cronache ricordano già 11 infortuni (sono molto di più se si considera ad esempio che Buongiorno è andato prima in ritiro per poi decidere di operarsi restando indisponibile per mesi). Anche il livello della rosa – che va aggiornato ogni anno sui miglioramenti messi in atto dai competitor – sono responsabilità del club – ovvero di De Laurentis, padrone senza disponibilità al contraddittorio, motivo per il quale è stato felicissimo dell’addio di Conte che lo aveva tenuto fuori da tutto.
Di Lorenzo, capitano “poca roba fuori dal campo” così definito da Bruscolotti, ammette: “Dispiace aver perso con la Juve perché era una partita importante per noi per la classifica e il morale. Dobbiamo alzare il livello, io per primo. I risultati al momento sono deficitari. Faremo di tutto per migliorare”. Sulle sue condizioni: “Avevo tante partite sulle gambe e non stavo benissimo già prima della partita. Sono stato costretto a uscire, ci tenevo a continuare”.
ANALISI. Nel primo tempo una sola occasione proprio iniziale (Lucca girata di testa ben parata da Vicario). Nella ripresa tutto è cambiato con i cambi di Spalletti e un atteggiamento degli azzurri totalmente improduttivo, già prima che l’espulsione di Marianucci lasciasse la squadra in dieci e con diversi elementi molto affaticati.
Dalla serata torinese, oltre i rilievi strutturali già espressi, tecnicamente emerge un concetto abbastanza chiaro: il Napoli non può fare a meno di Hojlund, fermato da un attacco influenzale.
Non tanto per i gol segnati, solo 3, uno nelle ultime 6 presenze, quanto per il lavoro che fa nella metà campo avversaria. Ovvero fare reparto da solo. Sempre un punto di riferimento, sfiancare le difese avversarie, crea spazi per gli inserimenti dei centrocampisti. Soprattutto di Mc Tomy – allo Stadium non pervenuto – ma reduce da 2 doppiette in coppia con il danese, spalla ideale per le sue incursioni.
Anche Scott a Torino è stato praticamente nullo. E parte della colpa è proprio di Lucca, ‘sostituto’ di Hojlund.
Bisogna dire che Lorenzo Lucca, fa quello che sa fare: non molto, ma innanzitutto, un fare inadatto a questo Napoli, spostando la responsabilità del rendimento su chi l’ha preso.
Non certo Antonio Conte che non lo ha mai considerato, ma De Laurentis strapagandolo 35 milioni, ennesimo affare con l’amichetto Pozzo (caduto in precarie condizioni fisiche, al quale vanno i migliori auguri di guarigione).
Lucca ha lottato con Lucumi, ha cercato di metterlo in qualche difficoltà, senza costrutto. Ha avuto anche la migliore occasione del Napoli, ma questo è Lucca, sempre alla ricerca di una propria identità tecnica.
Il confronto con la passata stagione è davvero impietoso: Allegri ha raccolto 8 punti in meno rispetto a quelli che Conte aveva dopo 10 giornate. Ha subito 5 gol in più e si trova 7 posizioni sotto la stagione 2025-26. La fotografia di questa è la differenza tra il primo e il secondo tempo della partita di Torino. Dignitoso l’approccio, alla pari nei 45′ (per la paura di entrambe le squadre), poi crollo verticale che ha una parziale giustificazione negli infortuni di Di Lorenzo e De Bruyne, ma senza determinarne il motivo.
Nella ripresa la débacle è stata totale, sia dal punto di vista fisico sia per deconcentrazione.
Il Napoli ora è preoccupante, perché le prime posizioni si allontanano sempre di più e non si vedono soluzioni.
Hojlund tornerà in Champions, ma non è sufficiente per chè non può essere (per livello tecnico, esperienza, leadership) Salvatore della patria. Molti giocatori hanno un rendimento nettamente inferiore alle aspettative ed Allegri non spiega perchè. La squadra nel suo complesso – a parte Bodo, Roma e Monza – gioca sempre sottoritmo e con idee zero idee offensive.
La trasferta sul campo del Porto, da l’ultima occasione per alimentare speranze.
Ma la domanda è: quale dei Napoli recenti vedremo in Portogallo?
Siccome il Napoli è quello di Torino sarà durissima e tutto in conseguenza della gara che faranno i portoghesi. Se i numeri hanno un senso, in campionato il Porto è primo con 30 punti in 10 partite (solo vittorie), 25 gol fatti, solo 4 subiti. Malissimo invece in Champions con 3 sconfitte in 3 partite: Porto-City 0-2, Betis- Porto 3-2, Porto- Psv Eindoven 0-1; 34° posto ed enorme bisogno di punti e di rivalsa.
Lo Stadio do Dragao è già in fibrillazione.