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Kimi ha messo il titolo al sicuro: alloro iridato in Messico. Ascari, vinse nel ’52 e ’53, va studiato.

L’appuntamento è a Mexico City, forse perchè Kimi preferisce il sombrero allo Stetson. Ormai centrano poco i punti, il distacco in classifica, i record e l’attesa, l’incoronazione dei Grandi del Circus, dà il senso e la portata del primo titolo di Antonelli messo al sicuro con la vittoria in Texas.

Nel giorno di tutti i Santi, il giovanotto italiano calzerà la corona d’alloro che spetta ai vincenti, in un Mondiale che lo ha visto unico per talento, continuità, coraggio in una stagione che ha visto provarci con scarsi risultati un po’ tutti: Ferrari prima, poi McLaren, infine Red Bull, sempre sottomessi dalla sua superiorità.

Fino a convincere i competitor di prendere atto che questo 2026 è l’incipit di un nuova storia nella storia della Formula 1. La conferma nell’immediato dopogara di Austin. Raramente si è vista in F1 un’atmosfera tanto rilassata (a denti stretti) tra i primi 3 sul podio.

Quasi che Verstappen e Leclerc fossero sinceramente partecipi della gioia di Kimi e consapevoli di essere testimoni diretti di un evento della storia.

Gente non abituata a recitare il ruolo di comprimario cui Kimi ha costretto tutti con una serena supremazia totale per temperamento, talento, esperienza incredibile per la sua età.

L’eccesso di buonismo non durerà e il 2027 arriverà con ikl frastuono di una musica diversa.

Antonelli prenda ciò che oggi ha nettamente meritato, perché  dall’anno prossimo nemmeno il rombo dei motori coprirà il rumore dei nemici: nessuna sbavatura verrà perdonata, nessun errore resterà impunito. Papà Antonelli ha detto volutamente che la serenità è un valore della famiglia: sa che la concorrenza sarà lì pronta a vendicarsi, pronta alla rivincita.

È il destino dei campioni, la storia che si ripete, un fìilm già visto tante volte.

Alberto Antonio Ascari, l’ultimo italiano a vincere un Mondiale, lo rivinse. In Ferrari nel 52 e nel 53. Era un grande, anzi grandissimo. Tempi andati in tutto e per tutto. Però Kimi studi questo modello. Cicco e le sue imprese insegnano molto e bisogna saperle capire. Kimi è apparentemente semplice, alla mano, uno di noi. Per restare leader, cambierà. Speriamo poco!

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