Sono almeno 68, secondo l’ultimo bilancio ufficiale, le vittime dell’incidente ferroviario avvenuto alle 8.54 sulla linea dell’alta velocità fra Madrid e Siviglia, nella provincia di Toledo, per collisione di un treno Renfe contro in Iryo fermo sui binari.
Sul treno Iryo risultano 7 italiani, di cui 4 stanno bene. Due donne coinvolte, risultano disperse. Una sarebbe di Pistoia.
Una tragedia che ha sconvolto il Paese e che ha avuto immediate ripercussioni anche sul mondo dello sport, riportando al centro del dibattito il ruolo del calcio e la responsabilità delle sue istituzioni.
Secondo le prime ricostruzioni, l’incidente è avvenuto nei pressi di Urda, lungo la linea ferroviaria che collega Madrid all’Andalusia. A scontrarsi sono stati un treno ad alta velocità della compagnia ferroviaria pubblica spagnola Renfe e un convoglio della compagnia privata Iryo.
L’impatto ha provocato il deragliamento di diverse carrozze, rendendo necessari ingenti interventi da parte dei soccorritori. Mentre proseguono le operazioni di assistenza e identificazione delle vittime, le autorità sono al lavoro per chiarire le cause dell’accaduto.
Al momento, la dinamica resta oggetto di indagine e non è possibile attribuire con certezza la responsabilità a un eventuale malfunzionamento del sistema di segnalamento. Di fronte alla gravità dell’accaduto, la Real Federación Española de Fútbol (RFEF) ha deciso di rinviare tutte le 24 partite della prima eliminatoria della Copa del Rey previste per il pomeriggio e la serata.
Una scelta motivata dalla volontà di esprimere rispetto e solidarietà alle vittime e loro famiglie. Le nuove date degli incontri saranno comunicate. La decisione della federazione spagnola va oltre il semplice aggiornamento del calendario sportivo. In un momento di lutto nazionale, il calcio rinuncia temporaneamente alla propria dimensione agonistica e commerciale per riconoscere la portata di un evento che coinvolge l’intera collettività.
Un gesto forte, ma anche una presa di posizione sul rapporto tra sport e società: perché, se il calcio rappresenta una delle principali forme di aggregazione e partecipazione popolare, non può considerarsi estraneo a ciò che accade fuori dal campo.
QUANDO L’ITALIA SI E’ FERMATA. Il confronto con l’Italia apre una riflessione significativa. La storia del calcio italiano, non è priva di occasioni in cui le istituzioni hanno ritenuto necessario sospendere le competizioni.
Tuttavia, le risposte non sono sempre state uniformi e, proprio per questo, vale la pena interrogarsi sui criteri che guidano tali decisioni.Uno degli episodi esemplari risale al 29 gennaio 1995, quando Vincenzo Spagnolo, giovane tifoso del Genoa, venne ucciso prima della partita contro il Milan durante scontri tra gruppi di sostenitori.
La tragedia scosse profondamente il mondo del calcio, contribuendo a una mobilitazione contro la violenza negli stadi e a provvedimenti di sospensione delle competizioni.
Dodici anni dopo, nel febbraio 2007, la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, avvenuta durante gli scontri seguiti al derby Catania-Palermo, spinse l’allora commissario straordinario dellaFIGC, Luca Pancalli, a sospendere l’attività calcistica nazionale.
Una decisione drastica, maturata in un clima di forte indignazione per una violenza che aveva superato ogni limite.
Nello stesso anno, la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso da un colpo di pistola esploso da un agente di polizia in un’area di servizio autostradale, provocò nuove tensioni e una risposta
articolata delle autorità sportive, con partite rinviate o interrotte e successive sospensioni di alcune competizioni.
Nel 2012, invece, fu la morte di Piermario Morosini a determinare uno stop generalizzato: il centrocampista del Livorno si accasciò durante la partita contro il Pescara e morì a soli 25 anni. LaFIGC dispose la sospensione dell’attività agonistica per una giornata in tutti i campionati. Provvedimento che mostrò come, in determinate circostanze, il calcio italiano fosse effettivamente capace di fermarsi davanti a un lutto.
Tuttavia, nonostante ci siano stati casi in cui il campionato italiano si è fermato, non sempre si è assistito ad un’uniformità coerente decisionale della FIGC. Il punto su cui bisogna riflettere, attiene proprio la discontinuità delle risposte: non tutte le tragedie hanno determinato la sospensione dell’intera giornata calcistica e, in diversi casi, le misure adottate si sono limitate a singoli incontri o a iniziative commemorative.
Uno degli esempi da non dimenticare è il crollo del ponte Morandi a Genova nel 2018. In quell’occasione il campionato di Serie A proseguì nonostante la gravità della tragedia, con le sole partite delle due squadre genovesi (Sampdoria-Fiorentina e Milan-Genoa) ad essere rinviate.
Un altro evento che destò polemiche fu l’incidente ferroviario di Brandizzo, avvenuto nell’agosto del 2023. Dopo la morte di cinque operai investiti da un treno mentre lavoravano sui binari, la FIGC dispose un minuto di raccoglimento in commemorazione delle vittime per tutte le gare del fine settimana, ma non sospese i campionati.
È proprio questa differenza a rendere aspro il confronto con la Spagna.
Il rinvio in blocco delle gare di Copa del Rey rappresenta una scelta chiara, solidale a unPaese colpito da una tragedia. Ma solleva anche un interrogativo: quali circostanze devono verificarsi affinché le istituzioni sportive ritengano che il normale svolgimento delle competizioni non sia corretto in quanto ovviamente distratto da tragedie sociali.
Non esiste una risposta semplice, né ogni tragedia richiede necessariamente uguale provvedimento.
Esiste, però, una responsabilità che il calcio non deve ignorare. In un contesto di interessi economici, diritti televisivi e calendari congestionati occupano uno spazio e un peso sempre crescente, lo stop del calcio assume significato oltre il gesto simbolico.
Il calcio è competizione, spettacolo, industria, ma anche e sopratutto comunità. Riconoscere che, davanti a tragedie, una partita può attendere significa ribadire e accettare che lo sport resta parte della società, non un mondo separato da essa. Come ogni giorno siamo spinti a crede!