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MIDTERM, Dem in vantaggio 52-45%. Da Khamenei, ok a trattare con Trump, petrolio a picco. Teheran: “Hormuz riaperto in 2 giorni se accettano condizioni”.

L’ultimo discorso di Donald Trump prima delle midterm intende delineare un netto contrasto tra il programma dei repubblicani e quello dei democratici. Lo ha riferito alla Cnn un funzionario della Casa Bianca.

“L’intervento del presidente metterà in luce i risultati ottenuti da questa amministrazione per rendere il Paese più sicuro e prospero, tracciando al contempo una chiara distinzione tra il programma dei repubblicani, basato sul buon senso e sul principio ‘America First’, e quello dei Democratici, radicale e orientato a mettere l’America in secondo piano (‘America last’)”.

Il tycoon ha spiegato di aver scelto la vasca del Lincoln Memorial per tenere il suo ultimo comizio prima del voto per “per mostrare quanto sia bella”.

In realtà moli analisti hanno notato come il monumento sia diventato un simbolo delle difficoltà della seconda presidenza Trump. Ecco perché i suoi consiglieri hanno consigliato al tycoon di non dilungarsi troppo sui progetti edilizi e di restauro a Washington durante l’intervento.

I democratici si confermano in vantaggio sui repubblicani in quasi tutti e 7 gli Stati chiave per il controllo del Senato, con percentuali in aumento: è quanto emerge dall’ultimo sondaggio del New York Times e della Siena University prima delle elezioni di midterm. Per ottenere la maggioranza del Senato, i democratici devono difendere tutti i seggi che attualmente detengono e strapparne almeno quattro ai repubblicani, sfida non facile visto che dovranno sconfiggere il Gop nelle sue roccaforti.

Secondo l’inchiesta del Nyt, i democratici sono in ottima posizione sia in Texas, che non elegge un democratico dal 1988, sia Kansas, che non manda un senatore a Washington dal 1932. In Texas, il democratico James Talarico è al 50% contro il 43% del repubblicano Ken Paxton. In Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton è dato al 49% contro il 44 per cento di Roger Marshall.

Nel Michigan, il dem Abdul El-Sayed, la cui sfidante alle primarie Haley Stevens ha annunciato che voterà Gop, è accreditato del 53% contro il 42% del repubblicano Mike Rogers. Nel Maine, Troy Jackson è dato al 51% contro il 45% di Susan Collins, repubblicana in Senato da 30 anni e alla caccia del sesto mandato. In Ohio, Sherrod Bron è davanti a Jon Husted 49-44%.

In Alaska la dem Maria Peltola resta in vantaggio nonostante le polemiche per la finta candidatura di un Dan Sullivan omonimo, del senatore uscente repubblicano e suo sfidante (Dan Sullivan, appunto). Il vantaggio però è di misura: è data al 48% contro il 46% di Sullivan. Un margine del tutto insufficiente per dare per scontata la sua vittoria. Ed è testa a testa anche nell’Iowa: il democratico Josh Turek è al 48% contro il 47% della repubblicana Ashley Hinson.

Proprio alla vigilia delle elezione di mezzo periodo, e con i sondaggi che danno Trump perdente, l’Iran ha divuolgatpo che “la Guida suprema Khamenei ha concesso alcuni poteri al governo per trattare con gli Usa”

L’Iran afferma di essere pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz entro due giorni, anziché i sette giorni inizialmente previsti dai colloqui, se Washington accetta le sue condizioni.

Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri. “La possibilità di attuare questo piano in due giorni è un ulteriore segno della buona fede dell’Iran”, ha affermato Esmail Baghaei, sottolineando che “lo scambio di messaggi continua” attraverso i mediatori. “Se le richieste di Teheran saranno soddisfatte, sarà possibile ripristinare la sicurezza nello Stretto di Hormuz e rilanciare il processo negoziale in tempi brevissimi”.

Intanto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato oggi che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha concesso al governo “determinati poteri” in merito ai colloqui di pace con Washington. Lo riportano i media statali iraniani e Iran International. 

“Ci stiamo adoperando per risolvere tali questioni attraverso il dialogo, a questo proposito, la Guida Suprema ha conferito al governo l’autorità necessaria”, ha detto Pezeshkian, come riferisce Irna. “I nostri avversari non possono costringere l’Iran alla resa attraverso un conflitto. Ci opponiamo fermamente alle loro menzogne e alle loro pretese eccessive. In questo percorso, dobbiamo impegnarci a rafforzare la resilienza della popolazione, facendoci carico delle sue preoccupazioni e dei suoi timori”, ha detto il presidente iraniano, durante un incontro con i governatori provinciali a Teheran.

Crolla il prezzo del petrolio sulle speranze che la diplomazia possa riprendersi la scena nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il Wti è arrivato a perdere fino al 6,7% a 97,1 dollari al barile mentre il Brent ha toccato in minimo di 105,86 dollari, sempre in calo 6,7%. La flessione del greggio ha accelerato dopo che Pezeshkian, secondo quanto riferito dall’agenzia statale Irna, ha reso noto che il governo sta cercando di risolvere la situazione con il dialogo e che ha ricevuto da Khamenei, determinati poteri per farlo, riferisce Bloomberg.

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