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Kimi, storia di un ragazzo che preferì la F1 al pallone: Marco e Veronica hanno costruito un Campione.

Sul palco della premiazione di Città del Messico hanno suonato ‘Vincerò’, miglior omaggio al Made in Italy.

La storia di Kimi Antonelli, comincia però in famiglia. Sempre molto vicina, presente, premurosa nella vita del bolognese. Una famiglia italiana, classica: il padre Marco, la madre Veronica, la sorella Maggie.

La stella di Andrea Kimi Antonelli si accende il 25 agosto 2006, quando a Bologna nasce uno dei talenti più cristallini dello sport italiano. Contrariamente a quanto si possa pensare, il nome Kimi non è legato all’ex ferrarista Raikkonen, ma è dovuto a un suggerimento di un amico di famiglia semplicemente perché “suonava bene” in abbinamento ad Andrea.

Fin da subito, la sua vita è legata a doppio filo con il mondo dei motori grazie a papà Marco, prima pilota e poi proprietario della scuderia AKM Motorsport.

Il giovane Andrea scopre i kart a soli 5 anni e i successi in questa disciplina sono immediati.

Conquista i titoli europei CIK-FIA OK Junior e OK nel 2020 e 2021, oltre a svariati successi nelle WSK Euro Series.

Dopo essere stato seguito anche dalla Ferrari, nel 2019 arriva il suo ingresso nell’orbita Mercedes: all’età di 12 anni viene notato da Toto Wolff e viene inserito nel programma giovani piloti dello Junior Team delle Frecce d’Argento.

IL madre Veronica lavora in squadra e lo chiama Andy. Papà Marco è sicuramente la figura centrale: Kimi stesso dice che a ispirarlo è soprattutto suo padre, non un campione come Senna.

Kimi fin dall’adolescenza si è instradato verso il mondo delle corse, sua scelta personale. Il padre avrebbe voluto che giocasse a calcio, ma Kimi era molto più attirato dalle corse. Ha iniziato sui kart da bambino, nel team di famiglia.

Antonelli ha comunque continuato la scuola: ha frequentato l’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno e grazie al progetto studente-atleta ha avuto più flessibilità nello studio. Si è diplomato a giugno 2025, a 18 anni, annunciandolo su Instagram con la scritta ‘promosso’ e una corona d’alloro.

Per l’orale di matematica, la materia che lo preoccupava di più, ha chiesto aiuto a ingegneri del team, amici e compagni di classe.

Dopo quasi ogni vittoria nel corso dell’anno è spesso tornato nella sua città per far festa insieme a famiglia e amici. Per loro è ‘Andy’ da sempre, ragazzo con cui sono cresciuti. E al Gran Premio di casa ha anche portato alcuni compagni di classe in pista.

Kimi è da sempre tifoso della Virtus Bologna. I modelli sportivi sempre citati dal giovanotto sono Jannik Sinner e Valentino Rossi.

Le tagliatelle, il Bologna e la Virtus sono un saggio del suo legame con Bologna. Anche se appena ha potuto, Kimi ha lasciato la città, trasferendosi a San Marino per vivere da solo.

Tra i primi desideri realizzati con i guadagni in F1 c’è proprio lacasa a San Marino, dove si rifugia appena gli impegni lo permettono. Spesso ha raccontato episodi della vita quotidiana con autoironia: all’inizio perfino la lavatrice era complicata e la cucina è ancora tutta da imparare. Visto che ha sempre ammesso di essere un disastro nelle faccende di casa.

Dopo la gara di Montecarlo si è parlato di un nuovo trasferimento nel Principato come Jannik Sinner.

Il padre però ha precisato, che per ora non è una priorità traferirsi dove vivono tutti gli altri piloti.

Della vita sentimentale del nuovo Campione del Mondo, si sa poco e niente. Fino a qualche tempo c’erano voci di una relazione con la kartista Elisa Babickova. I due poi si sarebbero lasciati, non sono mai emersi i motivi della rottura.

Invece di recente, in una dalle pause dal suo abitacolo, è stato fotografato insieme a una studentessa sua compagna di scuola.

Durante i weekend gara già dal giovedì cerca di fare tesoro di tutto quello che succede e di tenere alta l’intensità, mantenendo sempre la sua routine. Il rito dell’autolavaggio prima delle gare è costante da cui non si discosta, e anche prima del primo match point mondiale è andato a lavare lamacchina.

A tavola scherza sul suo ingegnere di pista Peter “Bono” Bonnington, che mangia curry ogni giorno durante il weekend di gara. Kimi dice che cerca di “educarlo” ad una cucina migliore, come quella italiana.

La famiglia, il padre Marco, è sempre presente a bordo pista. La madre segue anche lei in pista, con discrezione.

Dopo i weekend di gara, va in fabbrica dal team ad analizzare la gara, per capire dove migliorare. Anche quando ha una settimana libera si riposa mentalmente, ma ha più tempo per studiare i dati, che dopo un weekend sono moltissimi e richiedono tempo per essere capiti.

Quando invece deve staccare dalle corse e dalle pressioni del paddock di solito è con gli amici, giocando a paintball o bowling.

Ha inoltre spiegato di essere un grande fan dell’altra grande categoria motoristica, la MotoGP.

Settantatre anni dai successi di Ascari, cosa accomuna i due campioni? Per entrambi la strada è stata aperta dai papà. Alberto è figlio di Antonio Ascari, uno dei piloti italiani più importanti degli anni Venti, morto a Montlhéry nel 1925 quando Alberto aveva 7 anni.

Il rapporto di Kimi con Papà Marco è invece quotidiano: il padre gestisce il team di famiglia ed è presente a bordopista.

Il carattere è riservato: il figlio Tonino ricorda un padre di una tranquillità fuori dal comune, serena e posata anche nella vita di tutti i giorni. È un tratto che si ritrova in Kimi, il quale resta composto e riservato fuori dalla pista.

Ascari era scaramantico: maglia azzurra, casco dello stesso colore, occhiali e guanti stavano in una valigetta che nessuno poteva toccare. Promise a sé stesso di non correre mai il 26 del mese, il giorno dell’incidente del padre.

Il rito di Kimi è più pratico: gli piace tenere la macchina pulita e per lui è una routine.

Per Ascari era una difesa dalla paura, per Kimi è un modo di prepararsi.

Vita fuori dalle corse. Ascari era un padre e marito esemplare, senza scandali né vizi, a parte forse la gola, e a parte le auto non aveva passioni. Si sposò nel 1942 con Mietta Tavola e ebbero due figli.

Kimi, a vent’anni, ha invece una vita da ragazzo: casa propria a San Marino, bowling e paintball con gli amici, il Bologna, la MotoGPe le vacanze in barca.

Lavoro prima delle corse. Durante la guerra Ascari si mantenne gestendo una sua officina a Milano con l’amico Luigi Villoresi, e fu proprio Villoresi a convincerlo a correre i Gran Premi.

Kimi invece è cresciuto nei kart ed è sotto contratto con Mercedes dall’adolescenza, e intanto si è diplomato.

La fama. Ascari era una star senza darlo a vedere, conosciuto e amato da tutta Milano. Kimi vive una notorietà più mediatica, con i social e un giornalismo che racconta anche i suoi gossip.

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