Non c’è sconfitta nel cuore di lotta. Oggi in ventimila per le strade di Napoli contro il caro vita, il riarmo e i tagli alle spese sociali…
Ti guardi intorno e vedi il mondo. Un mondo che guarda se stesso, s’interroga, e dice basta. Almeno per oggi, basta e punto.
Tra la gente di questo mondo, la nostra gente, la mia gente, vorresti che ci si rendesse conto di dove siamoi arrivati. Vorresti credere in un futuro migliore, vorresti che l’Italia offrisse ai giovani le stesse speranze di chi è stato giovane cinquant’anni fa. Anzi di più perchè il progresso in 50 anni ha dato ricerca e tecnologia, più anni da vivere, meno lavori pesanti da fare, più saperi e conoscenze. E quindi risulta difficile accettare che chi è giovane oggi, ottobre 2026, sta peggio dei propri genitori per la prima volta nella Storia di questo paese dal Dopoguerra.
Lo sconforto ti assale e vorresti andare via. Poi scendi in strada zaino in spalla e cammini, cammini guardandoti intorno accompagnato dai tuoi pensieri che man mano ci si avvicina al punto d’incontro diventa timore, anche paura.
Vedi tante persone, molte come te, che credono nella lotta. In una giornata diversa in cui si può rivivere o morire di emozioni ed illusioni. E allora il mondo per una volta si tinge di un colore più accesso, lucente, vivido.
Ti guardi intorno e sorridi, e chi guardi ti sorride. Pensi che per una volta si può fare se non sono da solo.
Oggi Napoli come in molte altre città d’Italia, tutto si è fermato e ha teso una mano a chi è venuto con la voglia di lottare. Di ribellarsi ai padroni del vapore, alla politica, a tutti i decisori che non hanno saputo decidere nulla., Anzi non hanno deciso, condannando la vita che viviamo ad essere invivibile.
La manifestazione di oggi, annessa allo sciopero generale indetto da diverse categorie sociali, ha avuto grandi numeri della Napoli che lotta.
Oggi sono scese in piazza oltre Ventimila persone, a gridare, a rinfacciare, a ribellarsi allo schifo di quotidiano cui ci sentiamo condannati. Tutti gli abusi di chi ci governa. Oggi è stato il giorno del NO, no al caro vita, al riarmo, ai tagli a sanità, scuola, pensioni, servizi sociali.
In corteo si gridava “Blocchiamo tutto”; la voce di un popolo incazzato, stanco di arrancare, di accettare soprusi, le bugie del Governo. Siamo partiti da Piazza Mancini, di lato alla Piazza della Stazione Garibaldi. Un serpentone di anime in pena, orgogliose e vibranti almeno per qualche ora. Anime pacifiche, senza disordine nella testa, senza attacchi di intolleranza, senza voglia di scontro fisico.
Un momento di tensione c’è stato proprio vicino la stazione quando sono state chiuse le porte d’uscita, ed era difficile arrivare ai mezzi pubblici. Dopo aver camminato insieme per mezza Napoli ci si è posto davanti lo scenario dove tutto sarebbe accaduto: Piazza del Plebiscito, dove il fiume di gente ha invaso l’emiciclo che Bassolino scelse per l’immagine di Napoli nel Mondo.
Cento, mille, diecimila… l’onda dei manifestanti è arrivata davanti Palazzo Reale, mentre l’altra a seguire si è indirizzata al Porto, dove ci si perde tra mare ed orizzonte.
All’incedere della fiumana molti commercianti abbassavano le saracinesche, non per paura, per unirsi a chi passava e gridare come loro tutta la voglia repressa di futuro. Striscioni innumerevoli, bandiere a riempirsi d’aria senza mai fermarsi, come il contatore della luce, quello del carburante, i prezzi di pane, pasta, latte, ogni genere di prima necessità.
Qualcuno non ha dimenticato la Palestina, una guerra infame per una Terra Promessa non si sa da chi. Dove un folle di nome Netanyau continua un genocidio che nessuno osa fermare.
Tanti cartoni e striscioni bruciati, in stato di sicurezza, con le facce di Giorgia, la Meloni, Salvini, la ministra Bernini, Annamaria Ministra dell’Università e Ricerca.
Ed in Piazza, Largo di Palazzo, c’erano persone di ogni età. Studenti della scuola primaria, liceali, universitari, adulti di ogni genere, uniti dal sogno di poter cambiare. Perfino un Paese che non vuole cambiare.
Sole ardente, la passione che bruciava in petto, ad accusare riluttanza e negligenza. Un rigurgito possente, urlato a tutta voce, tanto forte quanto pacifica era la protesta. La musica per appoggiare la voce di tutti in un unico coro.
Napoli non è stata sola oggi. Il grido forte in tante altre parti d’Italia, ha fatto sentire ciascuno in ogni dove. Come nella Lotta c’altri tempi. Ed infine anche Bella Ciao è tornata simbolo di quei tempi sopiti, mai dimenticati.
Lo sdegno delle forze dell’ordine intorno, è diventato dubbio ammansito da cornetti e sfogliatelle offerti dai passanti in protesta: chi è al potere avrà capito? Vorrà arrendersi al dolore della gente. Alle mani tese che non trovano più altre da stringere? Per tutti ogni notte il sonno è agitato, pesante, difficile.
E lo striscione che celebra questo giorno parla chiaro: “Con le buone non le cambi le cose”.
Del resto come era scritto su tante maglie dei manifestanti oggi: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”, il seme della speranza comune fiorirà. Per un mondo che continuerà a lottare rifiutando le chiacchiere trite e ritrite dei mille governi, uno dopo l’altro, colpevoli di una Italia fallita.