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IL CSM chiede l’apertura pratica a tutela per la gip di Tiziana Landoni: decisioni “criticabili mai ostacolo ai cittadini”. Meloni rifiuta aumento stipendi magistrati!

Siher scarcerato, Salvini accusa: “Un giudice pro-Pal è libero mentalmente?” Poi insinua… “Brutto segnale smentire una Procura, certe accuse non le avrà inventate”.

Continua la caccia alle streghe per il provvedimento del Gip Tiziana Landoni che ha cancellato l’arresto di Siher.

Una atmosfera contro la magistratura che ha consigliato tutti i giudici togati del Csm (ad eccezione di Paola D’Ovidio, Eligio Paolini, Bernadette Nicotra, Maria Vittoria Marchianò, Luisa Mazzola ed Edoardo Cilenti, appartenenti a Mi), insieme ai consiglieri laici Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli, di chiedere l’apertura di una pratica a tutela per Tiziana Landoni, gip presso il Tribunale di Milano, in relazione alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sul provvedimento di non convalida del fermo di Youssef Siher.

Il documento è stato depositato al Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet. “Le dichiarazioni sono ritenute inaccettabili perché travalicano i confini della legittima critica ai provvedimenti giudiziari, rischiando di delegittimare la magistrata e la stessa funzione giurisdizionale- secondo il contenuto della richiesta di pratica a tutela della magistrata -. Le decisioni giudiziarie possono essere criticate, anche severamente, ma non possono essere rappresentate come un ostacolo alla sicurezza dei cittadini o una mortificazione del lavoro delle Forze dell’ordine”.

E ancora: “particolarmente preoccupante è che simili affermazioni provengano dalla più alta autorità di Governo, con il rischio di trasformare decisioni giudiziarie sgradite in occasioni di contrapposizione politica. La sicurezza collettiva e il rispetto delle garanzie costituzionali non sono valori contrapposti. La richiesta di tutela intende riaffermare il ruolo del Csm nella salvaguardia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”.

In questo contesto risulta ‘eccesso di potere’ il fatto che Giorgia Meloni non abbia firmato il decreto per gli aumenti di stipendio dei magistrati previsto per legge. Il no lo ha confermato la stessa premier in un’intervista a Adnkronos: “In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.

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