Tifosi nell’era digitale: come cambia il modo di vivere il calcio ? Come il digitale ha riformulato modalità e spazi attraverso cui si definisce l’esperienza del tifo calcistico?
Per molto tempo, il weekend annunciava l’attesa per le partite di campionato, il tifoso si preoccupava principalmente della scelta di dove e con chi guardarel’incontro. All’epoca le decisioni spaziavano tra l’esperienza dello stadio, l’incontro al bar con gli amici oppure il comodo salotto di casa, nella maggior parte dei casi invaso da parenti e vicini:ambienti dunque diversi, ma accomunati però dalla certezza di vivere lo stesso evento insieme adaltre persone. Il fischio d’inizio segnava la fine della grande attesa e l’inizio dello spettacolo. In particolare, quando il direttore di gara portava il fischietto alla bocca, si verificava una sorta di sospensione della realtà quotidiana, con il mondo ordinario che si fermava per novanta minuti e con gli spettatori ipnotizzati nel seguire l’evento.
Oggi il rituale chiaramente si è trasformato. Le partite di calcio, continuano a registrare numeri in crescita di spettatori, ma vanno divisi tra tifosi in poltrona o collegati da casa e quelli da stadio.
Inoltre c’è da valutare la disaffezione dei giovani.
Maurizio Crosetti su Repubblica analizza una ricerca dell’Eca condotto sui giovani di 7 Paesi del Mondo per capire quale sia il loro rapporto con il calcio e il tifo.
Decine di migliaia di intervistati nelle sette Nazioni del mondo (ma non l’Italia) hanno dichiarato «di avere di meglio da fare» (29%) e che non guarda una partita.
Il 40% di quel segmento che va dai teenager all’adolescenza dice testualmente “di non avere alcun interesse per il calcio” o addirittura di odiarlo. Molti seguono altri sport e si appassionano alle gesta dei singoli atleti, più che delle squadre.
Il 37% di chi conserva comunque una più o meno pallida passione calcistica segue più di un club: il tifo ormai è spalmato su aree di preferenza non solo geografiche, la squadra della propria città non è automaticamente la più amata o la più seguita.
Le generazioni social sono rapide, agili, la loro attenzione è ondivaga e va sempre stimolata
Ciò che è cambiato è quindi lo sguardo e l’attenzione sempre più intermittenti, in un’alternanza continua tra l’incontro e lo smartphone.
Ciò in quanto attraverso i nuovi device mobili si apre di fatto una seconda dimensione del tutto inedita dell’esperienza sportiva, ossia quella della partecipazione digitale, delle reazioni immediate e del confronto continuo con una comunità composta da tifosi di tutta Italia e molto meno di tutto il mondo.
Repubblica ascolta il parere del demografo Alessandro Rosina, professore alla Cattolica di Milano e curatore del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo.
“Tutto questo è coerente con una generazione più attenta alla giustizia sociale, all’ambiente e all’uguaglianza. I social producono non solo conoscenza ma connessione, permettendo di interagire con i propri idoli: oggi un like vale più di un autografo. Questi ragazzi sono digitali ma anche emotivi, entrano in sintonia con i campioni e li pretendono impegnati, non solo bravi in gara. L’appassionato li segue nella loro quotidianità oltre che in area di rigore. Mi pare che questa indagine abbia interessanti risvolti antropologici e ci dica cose che vanno oltre lo sport”.
A documentare questa evoluzione contribuisce anche la FIFA, che nel rapporto The Football Landscape, pubblicato nell’ambito della propria visione strategica 2020-2023, descrive un pubblico sempre più connesso, mobile e interessato a contenuti che vanno oltre i novanta minuti di gioco. Ildocumento riporta ad esempio, che durante i Mondiali del 2018 giocati in Russia, il 77% deglispettatori utilizzava uno smartphone o un tablet mentre guardava la partita in televisione. Un datoriferito a uno specifico torneo, ma significativo per comprendere quanto il consumo sportivo fossegià diventato un’esperienza che coinvolge più schermi contemporaneamente. Nella stessa relazioneredatta dall’organo mondiale del calcio, si legge anche che generalmente è l’83% degli spettatori adimpugnare saldamente il telefonino durante i match.La domanda che ci sorge spontanea in tal merito non può che riferirsi ad un dubbio sempre piùpersistente in questo nuovo panorama dell’intrattenimento sportivo, ossia se tutto ciò riguardabanalmente la necessità, ormai radicata nella nostra società contemporanea, di avere sempre ilcellulare a portata di mano per garantirsi una connettività perenne, oppure se lo spettacolo calcisticodei novanta minuti non si abbini più all’intrattenimento immediato e allo scroll continuo al quale cihanno abituato i social media in questi anni.L’intrattenimento oltre il novantesimoIl cambiamento che si registra in quello che possiamo definire “tifoso digitale”, non riguardasoltanto il numero di attività che questo fan multi-tasking compie mentre guarda la partita, ma anchele nuove forme di intrattenimento calcistico online, dovute ad una proliferazione continua dicontenuti informativi di ogni tipo, e dalle nuove modalità di connessione con i protagonisti delgioco offerte dalla tecnologia. Il tifoso contemporaneo, ad esempio, può seguire le conferenzestampa in diretta streaming, cosa una volta preclusa solo ai giornalisti; può leggere le reazioni deglialtri sostenitori mentre la partita è ancora in corso e dialogarci; può consultare tutti i tipi distatistiche, facilmente reperibili negli archivi online; oppure ancora, può interfacciarsi con immagini
e filmati inediti che riprendono i dettagli del riscaldamento, l’arrivo al campo dei giocatori oun’azione da gol riproposta da un’angolatura diversa.Dunque, già da prima del fischio d’inizio, durante la partita e al termine dei novanta minuti, si va acreare un palinsesto potenzialmente infinito di contenuti calcistici che permettono ai fan diprolungare ulteriormente le interazioni con questo sport. Il rapporto della FIFA sottolinea infattiproprio questa estensione dell’interesse: le nuove generazioni di tifosi non concentranonecessariamente la propria attenzione esclusivamente sulla partita, ma possono seguire anche ciòche accade dietro le quinte e fruire di innumerevoli forme di intrattenimento calcistico digitale,dagli emergenti eSports (competizioni di giochi sportivi per consolle) ai contenuti prodotti sullepiattaforme social.Uno degli effetti di questo nuovo modo di vivere il calcio riguarda il fatto che la distinzione tra ilmomento della visione e quello della conversazione diventa meno netta. In passato, una discussionesulla partita si sviluppava prevalentemente negli spazi fisici della socialità: il bar, lo stadio,l’ambiente di lavoro o il gruppo di amici. Le conversazioni potevano continuare per ore, marimanevano legate alla presenza e ai tempi delle persone coinvolte. Le piattaforme digitali hannomodificato questa dinamica. Oggi il confronto può iniziare durante la gara, coinvolgere utenti chenon si sono mai incontrati e proseguire ben oltre la conclusione dell’evento. Un gol può diventareimmediatamente un video condiviso, una decisione arbitrale può generare migliaia di commenti euna prestazione eccezionale di una squadra può essere discussa in tempo reale in chat online,scambiandosi impressioni sulla partita con amici distanti.L’esperienza contemporanea del tifo vede così l’intrecciarsi di ritualità collettive, pratiche dicostruzione identitaria e forme di consumo mediale, attraverso le quali il tifoso non si limitasemplicemente a seguire l’evento sportivo e a restare aggiornato riguardo notizie e risultati. I fannell’era digitale, infatti, acquisiscono la forma di prosumer ossia consumano contenuti medialiriguardo i propri sport preferiti e allo stesso tempo ne producono in prima persona degli ulteriori,contribuendo ad alimentare la narrazione digitale. In questo processo di proliferazione econdivisione di materiali audiovisivi online il tifoso si avvale di questi contenuti anche percomunicare a tutti gli utenti della rete la sua fede calcistica, in una forma di affermazione identitariache contribuisce a dipingere una precisa immagine di sé come grande appassionato e fedelesostenitore.In questo contesto, è evidente come la velocità assuma un ruolo decisivo. Il tempo che separa unepisodio dalla sua diffusione pubblica si riduce, mentre la possibilità di partecipare alla discussionediventa quasi immediata. Il tifoso non si limita a ricevere le informazioni diffuse dai media, ma puòrilanciarle, reinterpretarle e confrontarle con quelle prodotte da altri utenti. La comunicazionesportiva diventa così un processo più partecipativo, nel quale convergono giornalismoprofessionale, comunicazione ufficiale dei club e contenuti generati dal pubblico.Una comunità più ampia, ma non necessariamente più unitaLa possibilità di entrare in contatto con altri tifosi in tempo reale non produce soltanto nuoveopportunità di condivisione. Essa, infatti, porta anche ad accentuare le rivalità, rende più visibili iconflitti e favorisce reazioni impulsive. La stessa immediatezza che permette di festeggiare insiemeun gol può trasformarsi in un moltiplicatore di polemiche, insulti e attacchi personali.Il problema è riconosciuto anche dalla FIFA. In occasione della Coppa del Mondo del 2026, ilservizio di protezione dei social media della federazione ha analizzato oltre 17 milioni di post ecommenti, individuando 240.000 contenuti abusivi confermati. Si tratta di dati relativi al
monitoraggio delle interazioni riguardanti le persone protette dal servizio, non di una misurazionedell’intero comportamento dei tifosi. Restano tuttavia un’indicazione concreta di come gli spazidigitali possano ospitare anche forme di aggressività legate alle competizioni sportive.La comunità online, quindi, non coincide automaticamente con una maggiore coesione. Puòrafforzare il senso di appartenenza, permettere a persone lontane di condividere le stesse emozioni erendere più accessibile il dibattito sportivo; allo stesso tempo, può irrigidire le contrapposizioni erendere più difficile il confronto. Il risultato dipende anche dalle regole delle piattaforme, dallemodalità di moderazione e dai comportamenti degli utenti.La passione resta, cambiano le sue formeLa trasformazione digitale non racconta necessariamente la scomparsa del tifoso tradizionale, ma lanascita di un’esperienza più articolata. La stessa persona può vivere la partita allo stadio, seguirne lestatistiche sul telefono, commentarla in una chat e rivedere gli episodi salienti sui social. Questeattività non sono sempre alternative: possono convivere e rafforzarsi reciprocamente.La sfida per club, federazioni e mezzi d’informazione consiste allora nel comprendere un pubblicoche non cerca soltanto il risultato, ma anche occasioni di partecipazione, contenuti aggiuntivi espazi in cui riconoscersi. Per il giornalismo sportivo, questo significa raccontare non soltanto ciòche accade in campo, ma anche il modo in cui quell’evento viene vissuto, discusso e reinterpretatodalle persone.Il calcio conserva la sua capacità di riunire individui attorno a una passione comune. A cambiaresono i luoghi, i tempi e gli strumenti attraverso cui questa passione prende forma. Se un tempo lapartita poteva continuare nelle discussioni al bar del giorno dopo, oggi la conversazione puòcominciare prima del fischio d’inizio, attraversare il campo e raggiungere una comunità globale nelgiro di pochi secondi.Il tifoso non è più soltanto lo spettatore di un evento: è sempre più spesso anche un partecipante allasua narrazione. E mentre il pallone continua a rotolare sul terreno di gioco, sugli schermi di milionidi persone si svolge un’altra partita, fatta di emozioni condivise, interpretazioni e relazioni.Fonti principali FIFA, The Football Landscape – The Vision 2020-2023:https://publications.fifa.com/en/vision-report-2021/the-football-landscape/ FIFA, dati sul servizio di protezione dei social media durante la Coppa del Mondo 2026:https://legal.fifa.com/campaigns/no-discrimination/media-releases/mental-health-day-social-media-protection-service-world-cu