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Massini (neo AIA) : più soldi, professionismo, nuove regole. Orsato non cambia gli arbitri!

L’austerità del VAR imposta da Daniele Orsato non è finita, ma vive la fase di calibrazione e correzioni delle decisioni arbitrali che ad ogni turno di campionato scatenano polemiche sempre più forti.

Lo avevo già anticipato dopo la prima giornata: l’autonomia del nuovo corso è già finita nella strettoria di mille polemiche, dove anche le polemiche non sono uguali per tutti.

Esempio: il ‘rigorino’ dato al Napoli perchè non è stato assegnato anche al Milan contro il Sassuolo per intervento addirittura più evidente di quello su Hojilund? Oppure perchè un intervento analogo in Bologna-Torino, è stato valutato diversamente?

Il nuovo corso “più arbitro e meno VAR“, prevede l’intervento della tecnologia limitato esclusivamente ai casi eclatanti di svista indiscutibile (chiaro ed evidente errore), lasciando massima responsabilità decisionale al campo per aumentare il tempo effettivo di gioco.

Ma l’applicazione rigida di questa linea è stata rifiutata quando all’allungamento del tempo effettivo i club preferiscono decisioni che non indirizzino il risultato. Il rigore non concesso all’Atalanta contro la Juventus per trattenuta di Kalulu su Rowe lo ha fatto; l’intervento di De Winter su Kolo in Milan-Juve lo ha fatto; il rosso a Lucchesi al 35′ di Lazio-Monza ha certamente influito sul 3-1 finale a favore di Gattuso e Lotito.

Malen espulso (rosso giusto) non trova riscontro nell’entrata di Lauriente nel Sassuolo. Oppure è stata valutata diversamente una analoga entrata anche a Como in favore di Maxence Caqueret contro il Parma al quale è stato dato solo un giallo.

Su ogni altra considerazione c’è la certezza: neanche Orsato è riuscito ad eliminare o neanche limitare il “due pesi e due misure”. Elemento che traccia il solco del dubbio che porta al concetto di favoritismi. Chiariamo un arbitro non sarà mai un robot, ed è giusto così. Ma un arbitro che dirige una gara DEVE ESSERE IN GRADO DI VALUTARE REGOLAMENTO E SENSO DI OPPORTUNITA’ DELLE SUE DECISIONI!|

Il “facciamo giocare” lasciando correre falli che sono falli ma su cui apparentemente si sorvola in Europa è pericoloso e inopportuno per due motivi: 1. in Italia non c’è quella cultura sportiva che c’è all’estero che aiuta a restare lucidi anche su comportamenti oltre le righe. 2. in Italia per lo stress da pressione mediatica e ambientale (che vale anche per gli arbitri) lasciar correre genera un senso di frustazione che porta a interventi scomposti e pericolosi.

Quello di Malen a Como è assolutamente da rosso, ma perchè non sono stati fischiati almeno 2 falli precedenti ai danni di Malen nella stessa azione? Il rosso ha certamente influito sul risultato ma il mancato intervento dell’arbitro avrebbe potuto determinare anche un infortunio pesante e l’arbitro deve farsene carico. E deve essere anche punito!

Sempre pressante la necessità di rivoluzione del sistema arbitrale a cominciare da come è gestita l’AIA, modulo della FIGC ma totalmente autonomo.

Le regole devono essere uguali per tutti, senza interpretazioni che cambiano da un episodio all’altro. La credibilità delle partite passa dalla trasparenza, dall’uniformità delle decisioni e dalla responsabilità di chi è chiamato ad applicarle.

Non bastano dichiarazioni di circostanza o spiegazioni sui massimi sistemi, servono interventi concreti, criteri chiari e una revisione profonda di un sistema che, così com’è, azzera la fiducia dei tifosi.

La vera riforma arbitrale è ancora lontana. Ma Francesco Massini nei presidente degli arbitri dice…

“Ci sono stati troppi veleni nel mondo arbitrale, lo dico senza problemi. Dobbiamo concretamente e seriamente cominciare a pensare più al noi che all’io, cercando di affidare quelle che sono le responsabilità in base alle competenze, e veramente cercando di eliminare le correnti all’interno dell’associazione. L’Aia è sana e forte e ha la resilienza per ripartire. Oggi dobbiamo dimostrare di poter essere in grado di farlo”.

Ospite a ‘La Politica nel Pallone’ su Rai Gr Parlamento, continua… “Gli obiettivi immediati sono tre: l’autonomia economica, la professionalizzazione degli arbitri e una revisione regolamentare, per fare in modo che la governance sia sempre più moderna, partecipata e inclusiva proprio per le vicende che ci sono state in questo periodo.

Conclude: “Sono al servizio dell’associazione e in ascolto dell’Aia. E l’Aia è la mia seconda famiglia. Voglio essere più vicino a tutti. Su questo da presidente mi impegno a fare tutto quello che abbiamo detto nel nostro programma e riportare serenità nel mondo arbitrale, per far ritrovare quell’unità necessaria a fare tutto quello che ci siamo promessi. E sono sicuro che ci riusciremo”.

Chi vuole crederci?

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