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ITALIA PROMOSSA, BENE MANCINI: ATTESO AL VARCO, HA RICOSTRUITO E TROVATO KAYODE, DOUMBIA, ROMANO, S.ESPOSITO.

A Sacchi il ruolo da Ct lo faceva sentire un eunuco in un harem. L’harem erano i blocchi di giocatori cui affidarsi per mettere insieme una Nazionale che non aveva tempo per diventare squadra.

Mancini ha smentito l’antica credenza dei blocchi per attingere a meccanismi ed automatismi di gioco che il Club Italia non poteva costruire per tempi, moduli, disponibilità dei giocatori.

In 15 giorni ha disputato 4 gare, utilizzato quasi tutti i 34 convocati, cambiato sempre formazione, conquistato 7 punti, sbagliando solo la gara con il Belgio, superando in classifica proprio i giallorossi, per i 7 punti messi insieme con 2 vittorie ed un pari. Uno in opiù del Belgio, 2 in meno della Francia capolista a 10.

Importante anche gli 8 gol segnati (5 subiti), superando lo scoglio della mancanza di attaccanti caratteristica del primo mandato, quando Mancio s’inventò Retegui nel cercasi centravanti.

La nuova Nazionale di Roberto Mancini è la sintesi del “l’è tutto da rifare”.

Da Cittì, il primo ciclo portò l’Italia a vincere l’Europeo 2021, con un calcio d’attacco, immediata riconquista del pallone, i 5 canali verticali tutti occupati, due registi in mezzo per un 4-3-3 che in fase offensiva diventava 3-2-5.

Cinque anni fa, però, c’era una formazione definita e, pur con alternative importanti, si basava su un’idea forte e chiara: i titolari non si toccano.

Adesso serviva cambiare tutto, ripartire d’accapo, lavorando sul doppio binario: rivoluzione con risultati immediati. Mancio è riuscito a tenere testa all’ambiente, rispondendo alle critiche terribili dopo la sconfitta d’esordio con calma perfino eleganza, pur combattendo con la rabbia dentro della certezza di dover scontare l’addio alla Figc per i petroldollari.

I tanti convocati, sono stati il segnale. Mancini ha voluto e dovuto cambiarli spesso, con formazioni che tenessero conto delle caratteristiche di chi andava in campo mantenendo principi e concetti innanzitutto l’atteggiamento.

Si è capito che in gioco c’era tanto, addirittura la panchina se Malagò fosse stato disarcionato. La svolta in Turchia, dove il risultato è stato pesante, decisivo, voluto e ottenuto con le idee di gioco, il coraggio, sopratutto l’atteggiamento: attaccare con criterio con un occhio attento agli equilibri, ma attaccando.

Le scelte decisive sono state: Kayode per Di Lorenzo, Calafiori di spinta a sinistra, Tonali regista, Cambiaghi-Maldini-Esposito esterni, Pio Esposito prima punta affiancato da Moise Kean. La reazione sopratutto emotiva di Bastoni e la disponibilità alla rotazione di Barella hanno completato il quadro. Dove l’insieme ha funzionato, lo spirito nuovo è emerso, il gruppo ha capito subito che c’era una sola strada: stare bene insieme dando tutto con disciplina, voglia, credenze.

La ricerca di un calcio proattivo, è il concetto di fondo: manovra fluida, difesa che non si faccia schiacciare, aggressività, a uomo nella zona, portata alta, anche molto alta, in campo avverso.

Se in Francia l’1 a 1 è stato l’esame superato per le credenze richiesta da Macini, nell’ultima a Bologna ancora con la Turchia, è tornato il movimento ad accentrarsi degli esterni alti, soprattutto di Vergara (impegnatosi spendendo fino all’ultima forza disponibile) che ha spinto il sistema di gioco d’attacco a diventare una sorta di 3-4-3 a rombo, e Di Lorenzo (sempre meno titolare) a tutta fascia sulla destra dell’attacco. 

Il 12 e 16 novembre sono attese le conferme: Mancio (coadiuato da uno staff di livello) lavora su gioco, uomini, sistemi e funzioni . Ha già detto che questa Italia può diventare una ottima squadra e da quanto abbiamo visto in queste prima 4 gare i presupposti ci sono.

Incredibilmente addirittura meglio di 5 anni fa perchè i giovani ci sono, sono di qualità, riescono ad offrire una ampia possibilità di soluzioni con garanzie di capacità di andare in gol. Pio Esposito ha solo 21 anni ma ha già segnato 7 reti in 13 partite. Come Peppino Meazza, e magari con la benedizione di Gigirriva, nuovo bomber della storia Azzurra.

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di P. Paolo Paoletti

In Turchia Italia già spalle al muro