ULTIM'ORA

A Tokyo quanto rifiutato da Roma: incivili senza sport!

15c474d80956506c08beb7cd84e3fc4b_M

di Paolo Paoletti - Marcell Jacobs, uomo più veloce del mondo, è stato portabandiera dell’ nella chiusura di Tokyo 2020. Mascherina e tuta bianca Armani, l’oro dei 100 metri e della staffetta 4×100 è entrato nell’ sventolando il tricolore. I portabandiera, senza delegazioni al seguito, si sono tutti schierati in un grande cerchio al centro. Solo dopo tutti gli altri gli atleti con la bandierina del rispettivo paese.

Alla cerimonia di chiusura ha presenziato il principe della corona Akishino, primo nella linea di successione all’imperatore Naruhito presente all’apertura. Accanto a lui, il presidente del Cio Thomas Bach, il primo ministro giapponese Yoshihide Suga e la governatrice di Tokyo Yurike Koike.

Cerimonia iniziata con l’alzabandiera e l’inno nipponico “Kimigayo”.

Alla ne con il sogno dei bambini a rimirar le stelle, mentre lo schermo gigante dell’ scriveva ARIGATO, mi è tornato alla mente il no nel 2012 di Monti alla candidatura di ROMA 2020, che non avemmo il coraggio di organizzare, sda mancata che ridimensionò il nostro Paese ed il nostro .

Le 40 medaglie vinte dai nostri atleti avrebbero potuto vincerle a Roma, in , in una Olimpiade come a Tokio stretta nelle misure di salvaguardia anticovid, ma sempre , Giochi che hanno emozionato il mondo ed il nostro mondo dello sport in particolare, mai così in alto, mai cosi multietnico ed integrato, come ha sottolineato il Presidente Malagò.

I Giochi, i Grandi Eventi sportivi, sono la linfa per ogni generazione, esempio per i giovani, sogno per i bambini che devono praticare sport comunque, qualsiasi sia la disciplina, bravi o meno bravi, o amatori… l’importante è che facciamo sport.

Nel momento di massima celebrazione dei vari valori olimpici, recuperati da De Coubertain alla ne dell’Ottocento, bisogna riaffermare proprio lo spirito di Pierre de Frédy, barone di Coubertin, di origini ne, dirigente sportivo e sopra pedagogista, noto per essere stato il fondatore dei Giochi olimpici moderni. Il Comité pour la propagande des exercices physiques dans l’éducation, da lui voluto, contribuì in particolare allo sviluppo dello sport nelle scuole, affermando che ”lo sport e l’olimpismo formano al dominio dello sforzo e della libertà dall’eccesso”.  Idea sintetizzata nei 5 cerchi, la bandiera olimpica, l’internazionalizzazione dello sport  e l’inno composto da due greci che mise al centro la ripartenza dei Giochi da Atene nel 1896.

Ad un frate dominicano, suo simpatizzante Henri Didon, segreio generale dell’UFSA, Unione delle società francesi degli sport atletici, si deve invece il motto ‘Citius, Altius, Fortius’, acquisito dal Comitato nel 1894: per ricordare a tutti il destino di ogni persona: più veloce mente, più forte intellettualmente e mentalmente, più alto spiritualmente. Sintesi del sentimento Decubertiniano.

Anelito che ogni società civile deve perseguire nello sport di base, per formare nuove generazioni migliori delle precedenti, capaci di resistere all’inquinamento del consumismo e dell’individualismo esasperato.

De Coubertain vide lungo e giusto! Monti accecato dalla responsabilità di salvare l’ dalla e mal consigliato dall’Ue, sbagliò a rinunciare a Roma 2020. A Tokyo gli Azzurri hanno riportato il treno dei desideri al centro dell’impegno del nostro Paese. Draghi adesso dia allo sport di base, massima priorità, tralasciando le sirene del pallone che mai riuscirà a difendersi dagli eccessi e l’oblio dei ricchi scemi!

Un vivo ringraziamento va a tutti gli atleti ni e di ogni dove, al Giappone ed a Tokyo che hanno avuto il coraggio di difendere la scelta delle in tempo di pandemia. Come alla Rai che proponendo 16 giorni di dirette e tante ore al giorno di commenti, per una volta ha svolto senza dubbio vero ed utile servizio pubblico!

Pensare che Parigi vivrà il privilegio di vivere le 2024 è doloroso più del sorpasso in extremis nel medagliere!

Devi essere iscritto per commentare

Login

Leave a Reply