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Spalletti scivola subito: 2 errori in conference, rimedi!

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di Paolo Paoletti - Benvenuto Spalletti. Dico subito che per la prima volta la scelta di per la panchina del Napoli mi ha trovato d’accordo.  Avevo io stesso fatto il nome di Spalletti prima di Ancelotti, non potevo cambiare idea come invece fa ADL che in 17 anni di Napoli con Luciano ha ingaggiato e cambiato 9 allenatori.

Spalletti però per il Napoli è un nuovo inizio incompiuto prima di cominciare. Infatti al tecnico andava affiancato un nuovo DS. Giuntoli non basta, non potrà fare ciò che in questi anni non ha fatto. Per esaltare il lav di Lucky serviva Marotta o Sabatini.

Il curriculum del tecnico parla da sè: 11 qualificazioni Champions. In Italia e in Russia dove ha vinto anche il campionato. Obietivo fallito con Roma e .

A Napoli lo stesso allenatore in prima conferenza stampa ha annunciato che il in Champions sarà la sua ossessione. Però a e neanche ai tifosi non ha promesso nulla se non il massimo impegno. Fin qui routine…

Spalletti però è scivolato sulle sue parole: tra le 5 finalizzazioni del suo lav ha omesso la prima e più importante! Ricostruire il rapporto con i tifosi, riportare quell’entusiasmo che Mancini ha saputo trasmettere a rutti gli italiani con la sua Nazionale in finale agli .

Mancio ha già vinto per due motivi: ha creduto e annunciato fin dall’inizio che si poteva e doveva arrivare alla finale di Wembley; si poteva e doveva  ricompattare e rilanciare l’Italia post Covid con gli Azzurri. Lo ha detto dall’inizio del suo mandato, non ha mai smesso di ribadirlo, evocando ripetutamente il, del pubblico negli . Anche quando sembrava impossibile. Lo ha fatto!

Roberto ha vinto. Per adesso, su questo piano Spalletti ha perso. Sopra per il secondo e più grave scivolone dialettico.

Napoli è stata, è e resta una Grande Capitale europea. Dove si respira un’atmosfera culturalmente nobile, più nobile di due città, anch’esse Capitali, in cui Luciano ha vissuto: Roma e Milano.

Napoli è stata con Parigi l’unica metropoli del 700, meta di intellettuali, artisti, scrittori, sovrani in pellegrinaggio nella città di Partenope, provenienti da il Mondo.

Ed i trionfi di Napoli, caro Luc, non sono miracoli. Il miracolo è evento straordinario, al di sopra delle leggi naturali che si considera operato da Dio direttamente o tramite sue creature. Nel linguaggio comune, il termine miracolo indica anche un fatto eccezionale, che desta meraviglia.

Mentre l’etimologia del termine dal latino significa cosa meravigliosa.

Bene, vanno quindi citate, almeno alcune delle tante cose meravigliose di Napoli, patrimonio artistico, culturale, antropologico unico risalente alla Magna Grecia.

A cominciare dal linguaggio, il dialetto eletto ‘lingua’ dall’Unesco. Quindi, la più antica ed importante università italiana istituita da Federico II di Svevia, il ‘Real Teatro di San Carlo’ più importante e bel teatro d’Opera al mondo; l’Accademia delle Belle Arti ed il Suor Orsola Benincasa, incubatori di estro e intelligentia; il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, istitituzione sintesi di ciò che resta dell’immensa tradizione musicale italiana e dei 12 conservatori della città, dove perfino Mozart senti il bisogno di venire per capire meglio il suo talento.

E per secoli la letteratura in volgare napoletano ha fatto da ponte fra il mondo classico e quello moderno, fra le culture orientali e quelle dell’ settentrionale, dall’amor cortese che divulgò il platonismo nella poesia occidentale, al tragicomico con la Vaiasseide (poemetto in lingua napoletana scritto nel primo Cinquecento da Giulio Cesare Cortese) e Pulcinella (in vulgaris Puriciniella, maschera della commedia dell’arte, inventata a Napoli dall’attore Silvio Fiorillo nei primi decenni del Seicento, il cui costume moderno fu rilanciato due secoli dopo da Antonio Petito).

Infine lingua culto della tradizione popolare, invero, perchè, proprio in napoletano sono state raccolte per la prima volta le fiabe più celebri della cultura europea moderna e pre-moderna, da Cenerentola alla Bella addormentata, nonché storie in cui compare la figura del Gatto Mammone, creatura magica della tradizione popolare europea.

Ma la lingua napoletana nel Novecento ha avuto influenza significativa anche sull’intonazione dello spagnolo rioplatense di Buenos Aires e dell’o .

Caro Lucky da Certaldo paesino dell’area metropolitana di , lei forse non sa che un angolo dell’attuale Toscana apparteneva territorialmente al Regno di Napoli. Parliamo dello Stato dei Presidii, un’unica entità territoriale che sin dal 1557 apparteneva al Viceregno spagnolo di Napoli e poi dal 1734 al Regno di Napoli e Sicilia.

Questi territori erano situati sulla costa toscana del Mar Tirreno, e ne facevano parte Orbetello, capitale dello stato, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone, Ansedonia, Piombino, e l’Isola d’Elba, che includeva il presidio di Porto Longone, l’attuale Porto Azzurro. Ci pensò il Congresso di Vienna a restituire al Granducato di Toscana ciò che per il Regno di Napoli era superfluo…

Lei Luciano in conferenza stampa ha citato San Gennaro… vescovo di Benevento e martire cristiano nel 305 d.C. Uno, il più noto e popolare, tra i 52 patroni di Napoli. La città di Napoli infatti ha visto dai primi anni del Seicento un aumento esponenziale di santi patroni per influsso della controriforma.

Ciò che più la può essare però è che Gennaro è nome diffusissimo nella città. Deriva da Ianuarius che significava ‘consacrato al dio Giano’ in genere attribuito ai bambini nati a gennaio mese sacro al dio.

Del Santo invece deve sapere che è culto laico. Custodito e tramandato dalla Reale cappella del Tes di san Gennaro, cappella barocca nel Duomo di Napoli fatta edificare su volontà dei napoletani per un voto, in occasione di una delle eruzioni del Vesuvio.

E’ una delle massime espressioni artistiche della città, per la concentrazione ed il prestigio delle opere custodite, per il numero di artisti di fama nazionale che hanno partecipato alla sua realizzazione. Affrescata e decorata dal Domenichino e dal Lanfranco,  epicentro della pittura barocca emiliana a Napoli.

La reale cappella non appartiene alla Curia, bensì alla città di Napoli, rappresentata da un’antica istituzione civica, ancora oggi esistente, che è la Deputazione, e dai 7 Sedili di Napoli, rappresentanti delle famiglie nobili della città che votavano le leggi, accogliendo questi anche il Sedile del Popolo.

Dal 2003 le donazioni offerte al Santo nel corso di circa Sette Secoli da parte di re, papi e illustri personalità dell’aristocrazia napoletana ed europea sono aperte al pubblico. E meta turistica d’obbligo. Ci vada quanto prima, a ‘Faccia Gialla’ piacerà!

Le sollevo le eccellenze imprenditoriali di Napoli che primeggiano nel turismo con siti noti in il Mondo (gli Scavi di Pompei-Ercolano nel 2019 avevano  superato i 3.800.000 visitatori),;nella moda sartoriale della tradizione della Confraternita dei Sartori fin dal 1351 oggetto del desiderio dei nobili di tutta ,  dando piena luce a sfarzo e opulenza, celebrata da Rachel Sanderson sul Financial Times (Attolini, Keaton, Sarli, Marinella, etc etc); nel food sovraffollato di marchi doc e cibi patrimonio dell’umanità; nelle attività imprenditoriali… tra queste: Fondazione Ibm (Italian Cognitive Computing Community), Carpisa Yamamay unitesi nel brand Pianoforte (multinazionale tascabile del fashion ed il nuovo marchio Jacked),  Getra Matching Energies, Adler colosso dell’automotive, che cito e ricordo a memoria. Ma tante altre ne esistono dandoci lustro nazionale.

Questa aziende, questi imprenditori sono accomunati da una linea di pensiero chiara e forte… “Saremo sempre chiamati a confrontarci con una concorrenza agguerrita e spietata: privilegiate quindi sempre le competenze, rifuggendo gli alibi, senza omologarsi e sempre con forte spirito critico e autocritico per migliorare; senza appiattirsi sul profitto e sempre curiosi di sperimentare, guardando all’innovazione e all’estero per tornare poi qui a Napoli più forti e capaci, luogo unico al mondo in cui il successo è fatto solo da chi vuole e sa vincere!”

Caro Spalletti non c’è altro da aggiungere. Ma un’ultima cosa da sapere: Aurelio odia Napoli ed i napoletani, non ha mai fatto sistema con la città e non è amato, anzi. Spesso ha detto che Napoli è un cesso e i napoletani non sanno fare un cazzo (scusi il lessico ma lo scoprirà a sue spese…). Le chiedo allora di riflettere su Giano Bifronte, la divinità da cui discende il nome Gennaro. Con i napoletani usi sempre la stessa faccia, sia coraggioso e corretto.

Si aspetta una squadra di scugnizzi? Purtroppo pochi in questa attuale rosa hanno un’estrosa vivacità sbarazzina.

Si documenti invece su Giacomo Lettieri, Filippo Illuminato, Gennaro Capuozzo e Pasquale Formisano: tre medaglie d’ ed una d’argento al valor civile per le ‘Quattro Giornate di Napoli’ che videro il popolo di Napoli unito per liberarsi dai tedeschi dal 26 al 30 settembre del ’43!

In uno di quei giorni porti la squadra davanti al Monumento che ricorda gli eroi della Liberazione, alla fine della Riviera di Chj. Lì capirà perchè il Napoli ha vinto 2 Scudetti, una Coppa Uefa, un torneo di Viareggio, 2 Coppe Italia (le altre sono coppette…) un torneo anglo-italiano. Si anche il dimenticato angloitaliano…

Purtroppo il Napoli in cui è venuto a lavorare non ha niente a che vedere con il vero Napoli. Che è quel Napoli! E quando scoprirà il perchè si ricordi di Italo Allodi, l’unico che il giorno della sua prima conferenza stampa, qui, tenuta per sua volontà da solo con i giornalisti, disse due cose: sono venuto per vincere lo scudetto, ho un solo padrone e sono i tifosi del Napoli!

Nel suo primo giorno di ‘scuola’ avrebbe potuto ispirarsi a lui!

 

 

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