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Silvio voleva ‘La Repubblica’ per assoggettare l’Italia!

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di Paolo Paoletti – Il è responsabile di corruzione, imputabile anche a a fini civilistici.
E’ questo è il concetto di fondo espresso nella sentenza della Suprema Corte, dopo 20 anni!
Due i passaggi:
1. “La valutazione complessiva degli elementi ed argomenti di prova, condotta ai soli fini civilistici, di ricondurre alla società Fininvest la responsabilità del fatto corruttivo imputabile anche al dott. , risulta correttamente motivata”.
La Cassazione sottolinea inoltre che la vicenda penale del Lodo Mondadori si è ormai “irrevocabilmente” conclusa per Silvio , prosciolto e prescritto.

2. Da Fininvest inganno e corruzione. “La condotta di Fininvest non si è dipanata soltanto lungo il sentiero dell’inganno avente ad oggetto gli elementi strutturali della transazione, ma si è soprattutto attestata sulla soglia della corruzione del giudice Metta al fine di ottenere una sentenza ingiustamente favorevole ai propri essi da cui consequenzialmente sono scaturite le condizioni sfavorevoli accettate dal danneggiato (Cir) in sede transattiva”.

La sintesi spiega la storia d’Italia degli ultimi 25 anni, svoltasi intorno al potere della comunicazione ed il controllo dei media più autorevoli. Dopo Canale 5, Italia 1 e Rete 4, indispensabili per attrarre pubblicità e fare cassa, ha fatto di tutto e con ogni mezzo per accaparrarsi La Repubblica di Caracciolo-Scalfari, unica voce dissonante italiana. Baluardo di idee e nuti in opposizione allo yuppismo ano e quindi serio ostacolo al progetto di deculturizzazione del paese, pur riuscito, indispensabile al controllo politico dell’Italia per scopi personali, fine della ‘discesa in campo’.

La Cassazione ha chiuso la ‘Guerra di Segrate’, scontro tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, tra Silvio e Carlo De Benedetti per assicurarsi uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, soprattutto dopo che nel 1989 la Mondadori aveva acquistato l’Editoriale L’Espresso e il controllo di Repubblica, oltre una catena di quotidiani locali e importanti settimanali come Panorama, L’Espresso, Epoca.

Il lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton è del 20 giugno 1990. La decisione fu presa dai tre , Carlo Maria Pratis (Presidente), Natalino Irti (per Cir) e Pietro Rescigno (per la famiglia Formenton), incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir della quota di controllo della Mondadori, promessa a De Benedetti e poi venduta all’asse Silvio /Leonardo Mondadori.

Il lodo era favorevole alla Cir e dava a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate. perse la presidenza, da poco conquistata, e al suo posto si insediò il commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale come gestore delle azioni state. Nel luglio del ’90 la famiglia Formenton fece ricorso. Il 24 gennaio 1991, la Corte d’Appello di , presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini, dichiarò che, dato che una parte dei patti dell’accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l’o accordo e, quindi, anche il lodo arbitrale. La Mondadori sembrò così tornare nelle mani di .

Dopo alterne vicende di carattere le e dopo l’approvazione della legge Mammì, nell’aprile 1991, con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, Fininvest e Cir-De Benedetti raggiunsero un accordo: la transazione in sostanza attribuì la casa editrice Mondadori, Panorama ed Epoca alla Fininvest di , che ricevette anche 365 miliardi di conguaglio, mentre il quotidiano La Repubblica, il settimanale l’Espresso e alcune testate locali a Cir-De Benedetti.

Questa transazione è al centro del risarcimento chiesto in sede civile (complessivamente un miliardo) dalla holding della famiglia De Benedetti alla luce della sentenza penale con cui nel 2007 il giudice Vittorio Metta, l’avvocato di Fininvest Cesare Previti e gli altri due li Giovanni Acampora e Attilio Pacifico sono stati condannati definitivamente per corruzione in atti giudiziari. La Cassazione sei anni fa aveva confermato l’ipotesi delle indagini avviate dalla Procura di o: la sentenza del 1991 della Corte d’ Appello di sfavorevole a De Benedetti fu in realtà comprata corrompendo il giudice estensore Metta con 400 milioni provenienti da Fininvest. Tesi quest’ultima stata dalla società di secondo la quale dei tre giudici che annullarono il Lodo Mondadori nel 1991 due ”avevano condiviso” la sentenza di annullamento ”in piena autonomia”. In primo grado il giudice civile Raimondo Mesiano, il 3 ottobre 2009, aveva condannato Fininvest a versare alla controparte quasi 750 milioni di euro per danni patrimoniali ”da perdita di chance” per un ”giudizio imparziale”.

Il 9 luglio 2011 la conferma della condanna da parte della Corte d’Appello di o che aveva però ridotto l’entità del risarcimento a 564,2 milioni di euro. Oggi la Suprema Corte ha confermato la condanna di due anni fa con ancora un lieve ritocco al risarcimento: circa 23 milioni in meno.

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