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Napoli, il tifo diviso chiede la seconda squadra!

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di Paolo Paoletti - Massimiliano Gallo rilancia indirettamente la necessità di una seconda squadra cittadina, affermando che i tifosi del Napoli sono già di due fazioni.
Nella seconda metà degli Anni Sessanta ci provarono veramente Carletto De Gaudio e Giovanni Proto con l’napoli.
Poi…

Una bella da ricordare e da ripetere perchè Napoli ha bisogno della seconda squadra, i tifosi che De Laurentis ha allontanato non aspettano altro che potersi legare ad un calcio cittadino nuovo fatto anche per la passione dei tifosi.

La provocazione-proposta di Max Gallo, di cui ho conosciuto bene Nunzio, il papà, allievo per 40 anni del maestro Mino Campanino di San Giovanni dei Zoppi, mio nonno, spiega che la tifoseria è già divisa. Non per altri colori, per altre idee e
comportamenti. Su come i napoletani vogliono seguire e seguono le vicende del calcio a Napoli come tutto ciò che accade a Napoli: non al provincialismo, spazio al napoletanismo metropolitano italiano, anzi mondiale, perchè l’istituto americano ‘Demographic’, ha censito l’incredibile diffusione dei napoletani nel mondo. Una ricerca che ha dimostrato come Napoli sia solo la quinta città con più napoletani, dopo (Brasile), Buenos Aires (Argentina), Rio de Janeiro (Brasile) e Sidney (Australia). Seguita da New York, Londra, Toronto, Berlilno e Monaco di Baviera.

‘Napoletanismo’, inteso non solo come particolarità idiomatica della lingua napoletana entrata a far parte dell’uso della lingua nazionale. Ma quale caratteristica distintiva di progettazioni di sviluppo territoriale offerti alla radice etnica, culturale e sociale di un popolo così diffuso nel mondo!

Un patrimonio enorme che consentirebbe ad esempio nel calcio con i soli diritti tv di sostenere una seconda squadra, anche alla pari con il Calcio Napoli.

Una sfida possibile se tutte le componenti coinvolte (investitori, media, politici, intellettuali influenzer) riuscissero a ‘fare insieme’ per dare alla città ciò che merita.

Caro Max il punto, infatti, non è essere pro o contro De Laurentis. Aurelio è un parvenu (persona che si è elevata rapidamente a una condizione economica e sociale superiore, senza averne acquisito le maniere, lo stile, la cultura che converrebbero al nuovo stato – vocabolario Treccani). Per profilarlo calza a pennello la definizione di Claudio Magris: “la declamazione dell’autenticità individuale diventa una posa da parvenu quando si parla contro la massa dimenticando di farne parte si vede subito dai modi!”

Che i napoletani – poche migliaia – si appassionino ad essere papponisti o contro papponisti è tema marginale. Il centro della riflessione è come coinvolgere finanza e fiducia intorno alla nostra città.
E’ di ieri l’altro la notizia della indagine della Corte dei Conti sui finanziamenti pubblici dati a Pagliara per la ristrutturazione dello o Collana. Peraltro già gratificato da una convezione alla gestione dell’impianto di 16+16 anni. Una eternità!

Non è ‘pappone’ anche chi ottiene un appalto importante e poi gira la commessa a se stesso in subappalto?
Questo è ciò che deve cambiare, ciò cui dobbiamo opporci e lottare. Ridicolo che De Luca designi adesso un commissario sulla vicenda senza pretendere immediate dimissioni e ‘processo pubblico’ dei dirigenti colpevoli di omesso controllo!

Degli impianti sportivi riammodernati con i delle Universiadi, il non può garantire la gestione. Sono stati valutati i progetti cui già molti impianti sono stati concessi in comodato a privati?

Tra questi Collana e Ippodormo di Agnano sono le due perle. Tra la tenuta degli Astroni e le Terme di Agnano, l’Ippodromo si estende su un’area complessiva di 48 ettari. Ha una capienza di 16.000 spettatori. Nel parterre ci sono bar e ristorante, ni picchetti e sala scommesse. Nel 2002 Varenne stabilì il record di corsa a tempo, tuttora imbattuto. Il Gran Premio Lotteria di trotto, vanta da oltre 70anni la partecipazione dei più importanti cavalli e drivers del mondo.

Dovrebbe essere lasciato a privati che ne izzerebbero un parco dello sport e dell’intrattenimento nazionale: ovviamente trotto e galoppo, ma anche seconda squadra di calcio, N.A.G.C., palestre, piscine, campi di padel, teatro e arena per la musica, scuola di performing arts e servizi ricettivi di alto livello per il turismo e la promozione del territorio.

Per un progetto così i si trovano, perchè non sono i il problema ma la scelta: provincialismo o napoletanismo nazionale.

C’ era un tempo in cui gli abitanti del Vomero trascorrevano la domenica pomeriggio insieme. Erano migliaia le persone che invocavano ad alta voce i nomi dei loro eroi che dovevano, a suon di goal, portare in gloria il nome del quartiere. Erano le domeniche sportive degli anni ’60, le mitiche domeniche dell’ napoli, squadra di calcio che per anni si è fatta conoscere in tutta Italia grazie al suo gioco che ricordava le grandi della Serie A.

Il 30 giugno 1964 Giovanni Proto e Carlo Del Gaudio fondarono l’napoli Football Club, rifacendosi ad un’antica squadra cittadina degli anni dieci: l’naples. La nuova società rilevò il titolo sportivo del CRAL Cirio e della Flegrea. Riportarono la sede al Vomero ed a giocare nuovamente allo o Arturo Collana.

Al termine del campionato di serie D 1966-67 l’napoli fu promosso in Serie C, in cui militò per 3 stagioni. Nel 1967-68 la ‘Berretti’ vinse lo scudetto battendo in finale l’Empoli per 1-0, gol di Giorgio Chinaglia.

Dal 1968 al ’70 l’napoli, allenato da Luís Vinício, sfiorò la promozione in Serie B arrivando in entrambe le occasioni terzo. Nel campionato 1968-69, si misero in luce alcuni di grande futuro: Giorgio Chinaglia e Pinotto Wilson, successivamente acquistati dalla , protagonisti del primo storico scudetto delle Aquile nel 1974. Ma anche Giuseppe Massa che si trasferì al Napoli con Vinicio, Cordova preso dalla Roma ed un altro giovane Angelo Mammì, acquistato dal Catanzaro, autore della storica rete alla ntus nel 1972.

Dividiamoci. Si caro Massimiliano. Dividiamoci tra chi vuol restare provinciale e chi vuole impegnarsi per una nuova Napoli. Città che vive derby tutti i giorni per effetto di una contrapposizione profonda, storica divisione storica: i napoletani convinti della capacità intellettuale e fattuale del Dna partenopeo; dall’altro, chi pensa che Napoli sia da offrire al primo straniero in groppa al cavallo bianco, pronto a rubare anche la nostra anima facendo illudere di dare lustro al popolo dei lazzaroni!

I primi hanno esultato all’esonero di Ancelotti, da subito hanno liquidato l’arrivo dell’allenatore più titolato al mondo come un tentativo di “sistemare il figlio”. Sono ancora oggi profondamente innamorati di Sarri, davvero hanno creduto alla proletaria. Per loro anche il calcio è identitario e un gol segnato con meno di trenta passaggi non è veramente un gol.

Il tuo distinguo, caro Max, tra “tifosi che hanno visto in Ancelotti l’uomo per un Napoli nazionale. Che alle meravigliose sconfitte contro City e Madrid, hanno preferito le vittorie e i pareggi contro il Liverpool. Che hanno apprezzato un uomo che ha concretamente difeso Napoli dal razzismo e che ha mente attaccato il Palazzo; e tifosi che considerano De Laurentis un buon presidente e Gattuso un buon allenatore ma già proni alla narrazione del riscatto meridionale”.

Servirebbe un presidente illuminato come fu Giorgio Ascarelli? Si…
L’ebreo che fece del Napoli il primo club con o di proprietà (chiamato Vesuvio, poi Partenopeo per le pretese fasciste in occasione dei mondiali del ’34) nel popolare Rione Luzzatti a poco dalla Stazione Centrale. E consenti l’ingresso gratuito alle donne.

Oggi un presidente illuminato sarebbe diverso. Ma resta uguale e possibile izzare il miracolo!

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