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Sarri, niente scuse, ma De Laurentis non vuol vincere!

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di Paolo Paoletti – Sarri ha ragione: gli stipendi sono il segno della forza di un giocatore che strappa certi ingaggi per lo spessore che ha mostrato. Nessun presidente è così fesso da regalare soldi, figuriamoci De Laurentis.
Ciò non significa che squadre ‘povere’ possano realizzare un’impresa. E’ successo al Verona di Bagnoli e alla Samp di Boskov negli anni Ottanta, al Cagliari di Riva negli Anni Settanta.
Anche il Napoli ha vinto 2 Scudetti pagando relativamente poco i suoi calciatori: Maradona prendeva 1.400 netti l’anno, dopo 2 stagioni passò a 1.600 a stagione per 5 anni, quasi tutti anticipati con 5 milioni di dollari. Fu fermato prima della scadenza di contratto dalla per doping.
Diego prendeva meno di Vialli e , strapagati da Mantovani, peraltro con conti in Svizzera. Di più guadagnavano anche i 3 tulipani del Milan e perfino Baresi e Maldini.
In azzurro Allodi spese abbastanza per Giordano, meno ancora aveva accettato Bertoni da Juliano, nonostante fosse un Mondiale ’78…
Quindi il problema degli ingaggi c’è sempre stato. E sempre hanno fatto la differenza.
Eppure le eccezioni hanno movimentato il calcio italiano, sul potere di ntus, Milan e Inter.
A modo suo anche la di Viola si svenò per vincere il , ma solo per campioni veri come Falcao e cerezo e poi Batistuta.
è il giocatore più pagato della serie A con 6,5mln; segue Higuain a 5,5. Alla vige il calmiere ma ciò non ha impedito ai bianconeri di vincere 4 scudetti di fila. E’ in testa anche per il quinto.
Sarri vuol intendere che i valori ogettivi alla lunga emergono sempre e chi vince e fa vincere costa.
Nessuna novità: lo è il fatto che rispetto ai 7 giovani del settore giovanile che vinsero il primo storico scudetto, questo Napoli non ha niente di fatto in casa, sprecando risorse finanziarie anche per giocatori improbabili come Michu, Fideleff, o giocatori non capiti come Vargas, lo ancora bucando talenti pronti ad esplodere come che De laurentis perse per 1 milione di euro.
Il fatturato non scende dal cielo: è un insieme di capacità imprenditoriali del club. la incassa come una big europea dopo aver fatto lo stadio, migliorato le strutture per i giovani, vinto 4 scudetti di fila e raggiunto una finale di . La Exor – finanziaria della famiglia – dopo Calciopoli, ha investito 500 milioni in 3 rate per uscire dalla crisi e ricominciare con il Presidente Andrea, e . Una azienda che produce calcio.
Questo dovrebbe dire Sarri chiaramente, non nascondersi dietro gli stipendi dei top players.
ha preso Pogba a fine contratto, Pirlo lo stesso, Tevez per 9 milioni – meno di Callejon – Barzagli che resta il miglior difensore italiano, gratis dal Wolsfburg. Quando ha dovuto scegliere tra Bonucci e Ranocchia dal Bari, ha capito chi era un campione e chi no. Il successo della è il trionfo di capacità, competeneze, coraggio, anche soldi. Ma ben spesi.
Il Napoli è un club a carattere familiare, dove De Lasurentis non capisce di calcio, prende dei portaborse come DS, gli allenatori che si mettono in luce fuggono via, e quando è arrivato uno con curriculum per vincere è rimasto col cerino in mano dopo aver portato Rejna, Albiol, Callejon e brigato per convincere Higuain.
Senza soldi non si cantano messe, lo sa il mondo. Ma se non hai il sacerdote, neanche i soldi ti permettono di evocare Dio Salvatore.
Sarri salverà se stesso non il Napoli, insalvabile fin quando De Laurentis preferirà il calcio-business, al business del calcio. Cosa assolutamente diversa perchè un business in qualsiasi settore nasce dal rischio d’impresa.
Il caro Mimmo Carratelli ha ben ricordato a Sarri che è il momento di vincere, senza parlare di stipendi.
Ha ragione ma ha dimenticato di aggiungere che dopo aver vinto servono i soldi per pagare il conto. A tutti.
Cosa che De Laurentis si guarda bene dal volere!
Non piangiamo per

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