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Ripartire dalla paidèia: educazione permanente per una vera humanitas!

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di Paolo Paoletti - Deciso a tavolino, il 4 maggio è la luce in fondo al .
Fuori troveremo: 2 anni di sacrifici e paura, una ripresa a scarto ridotto per le aziende che potranno riprendere, il 50% dei lavoratori in cassa integrazione fin quando ci sarà e la maggior parte degli italiani senza un solo in tasca.

Dalla Grande Guerra mai il mondo era stato tanto in difficoltà. Anzi peggio, perchè a metà del Novecento gli Usa furono sfiorati dalla Guerra Mondiale e si permisero l’European Recovery Program, annunciato dal Segretario di Stato George Marshall in un discorso fatto il 5 giugno 1947 in una Università, quella di Harvard: 12 milioni di dollari per la ricostruzione dell’Europa e dare forza alla Nato, Patto Atlantico per la difesa, firmato a Washington due anni dopo.
Ovvero qua la pezza e qua il sapone…

Dai noi, il coronavirus ha scoperchiato tanti guasti: approssimazione della sanità (nonostante i tra camici bianchi, infermieri e personale sanitario, unici veri NUOVI EROI di questo disastro); l’arretratezza della scuola; l’insufficienza di politica e istituzioni, un walfare teorico, burocrazia asfissiante, popolazione che per gran parte vive alla giornata!

Eppure la pandemia ci mette davanti al bivio epocale: cambiare oppure no la nostra vita, per cambiare il mondo.
Mai ciò fu così possibile come in questa primavera 2020 che ricorderà un mondo a.c. ante coronavirus ed un mondo p.c. post coronavirus.
Il secondo in cui la luce sarà/è cambiare stile di vita, abitudini, status: tornando da società istintiva – così retrocessa negli ultimi 40 anni – a società riflessiva, come in Italia è stato fino agli anni 70, strascico culturale del boom economico.

I diritti di ogni cittadino p.c. sono inequivocabilmente 4: salute, istruzione/formazione, lavoro, ambiente sano.
Se il Papa dice che non si può essere sani in un mondo malato, sintesi di chiara visione, bisogna finalmente prenderne atto!
Così come il Quinto , quello mediatico, deve tornare ad aentare coscienza critica, senza essere al soldo delle Corporazioni.

Quinto fu un film del 1976 di Sidney Lumet, grande successo di pubblico e critica, 10 candidature agli Oscar vincendone 4!
Paddy Chayefsky, sceneggiatore, spiegò che il film non era tanto una critica alla quanto “contro la disumanizzazione delle persone”.
Anticipò certamente la commistione tra informazione e intrattenimento, la proliferazione dei reality show e l’influenza dominante delle grandi lobby.

Ne abbiamo certezza passati oltre Quarant’anni, essendo il mediatico e adesso anche degli incontrollati ‘social’, il peggior nemico della humanitas.

Come salvarsi? Chi può fare qualcosa per la nostra vita?
Ogni persona capace di influenzare, ogni persona che volente o nolente educa, ogni persona che per stato e grado riveste ruoli, deve dare conto, alle proprie responsabilità. Nel rispetto di etica, morale, deontologia.

Siamo sicuri che sia questo il mondo p.c. che vogliamo?
La scienza economica più avvertita, spiegava che l’appeal di un territorio oggi è determinato dalla vivacità degli stili di vita, dalla sperimentazione di nuovi format commerciali, da una vita artistica e culturale ricca di stimoli e da quella che gli anglosassoni chiamano diversity.
In Italia l’unica regione capace di esprimere questa diversity è/era la Lombardia. Abbiamo visto come è andata!

Un articolo del Corsera qualche giorno fa ha ricostruito come si è diffuso il coronavirus in Italia: incapacità di un medico di base che denuncia lo stato di tanti suoi pazienti dopo 20gg, Burinoni che in diretta tivvù afferma che non c’è niente da temere dal coronavirus e sono oltre 25.000 italiani, la sanità più accreditata ed elogiata d’Italia in tilt prolungato, italiani che si vedono fatturare 4500 euro per la cremazione di familiari che non hanno potuto neanche veder morire ed in alcuni casi anche scambiati!

Storia assurda, una delle tante: 200 euro per il ‘kit infettivo’, mascherine e guanti utilizzati dai necrofori, 950 euro per un funerale che non c’è mai stato e 560 euro per l’’uscita della salma dal Comune di Milano’. Tre voci della nota spese firmata dalle pompe funebri – totale 4500 euro compresa cremazione – che devono far rabbrividire tutti e che Mara ed Elisabetta Bertolini, figlie di Carlo, morto a 75 anni col coronavirus l’8 marzo a Cremona, si sono viste cadere addosso!

Questa è l’Italia in cui viviamo.
Vogliamo cambiarla?
Impossibile se si continua a firmare referendum senza sapere neanche cosa si fa, cosa sia il MES, perchè viene chiesta una firma da chi (Salvini) poi porta in Parlamento “ciò che vuole il popolo italiano”.
Cosa vogliono gli italiani? Vogliono veramente qualcosa? Cosa e perchè?

Ultime indagini del ‘Programma Pisa’ che valuta la scuola, dimostrano che il livello di competenze dei maturandi promossi all’esame di Stato è pari a quello richiesto in terza media. Gli esami di quest’anno saranno svolti addirittura da casa, mentre tanti altri adolescenti si sono macerati tra paura e incertezze negli anni scorsi. Spesso massacrati da Commissioni piombate nelle scuole senza sapere nulla degli studenti, senza un curriculum su cui documentarsi, il tempo e la voglia per indagare il livello di maturazione della persona prima della preparazione nozionistica di ragazze e ragazzi.

Spero che gli italiani nel tempo che manca alle prossime politiche capiranno cosa fare. Anzi cosa non fare. La delega di rappresentanza non è più il presupposto della politica.
Gli italiani che avrebbero avuto il diritto di votare nel 2018 alle ultime politiche erano 46.605.046 ma quelli che si sono effettivamente recati ai seggi sono stati meno di 34 milioni: 33.978.719.
In altri termini, più di 12 milioni e mezzo di italiani sono rimasti a casa e non hanno votato. Schifati dai politicanti.

Il punto però è che la popolazione in Italia conta 60.317.000 persone, in calo per il quinto anno di fila: 116.000 persone in meno rispetto all’anno precedente. Anche se restiamo il 23° Paese al mondo per popolazione, con 200 abitanti per km².
Se su 60milioni, votano meno di 34 milioni, va da sè che poco già più della metà si sono recati alle urne.

Tra M5S e Pd l’attuale maggioranza ha il Pd che elesse 86 deputati nel proporzionale, tra i quali i ministri Franceschini e Minniti, oltre al presidente del partito Orfini. E tra i 14 di Leu ci sono Bersani e Boldrini. Il M5S alla Camera contò 221 deputati, 133 eletti col proporzionale e 88 con l’uninominale. Al Senato 112 all’M5S e 56 al Pd: chi può dire che la metà degli italiani vuole ciò che strillano Salvini e Meloni, con Berlusconi pater familias? O il contrario?

Si acuisce infatti sempre più il problema della rappresentanza, per cui la prima cosa da rivedere è il quorum necessario per rendere valide le !
Non si può più governare o dire di aver vinto con il consenso di 30-35% dei votanti, ovvero 10-12 milioni di italiani!
E’ uno scandalo, una infamia, il più grande degli imbrogli che i Padri Fondatori della Repubblica non possono accettare!

Eppure la Lombardia passata trionfalmente sotto la guida del centro destra alle ultime regionali adesso accusa il peso della vergogna.
Il mito dell’efficienza e degli standard europei della sua sanità – che consentiva un’aspettativa di vita di 83,25 anni poco distante dal Trentino – è stato crudelmente azzerato dalla pandemia mettendo a nudo un difetto di fabbricazione: l’eccellenza verticale a scapito della protezione orizzontale, la specializzazione ospedaliera perseguita dimenticando la medicina di territorio. Per restare alla Sanità.

Cosa ci resta di questi tre mesi di terrore?
Una sola cosa, la colleganza sociale. Non chiamiamola solidarietà, è altra cosa!
Aver constatato che basta un virus per scoprirci tutti alla mercè dello sconosciuto.
Proprio ciò che c’è dietro il Progetto Milano: città apprezzata nel mondo per la moda e il design, voleva diventare un hub della scienza e della formazione universitaria, un primus della sua manifattura 4.0 per rafforzare le posizioni raggiunte nelle grandi catene del valore.
Da quel territorio, proprio dalla Lombardia, comincia la più grave fuga dalla responsabilità, cui bisogna ribellarsi. Oggi, domani, sempre se si vuole cambiare. Per poter dire convintamente: mai più così.
Chi pagherà per i 25.085 decessi, con un incremento di ancora 437 nelle 24 ore del 22 aprile 2020, giorno in cui a tavolino si è deciso di voler vedere la luce?

Paideia in greco antico, significa formazione o educazione. E’ questo il nodo della riflessione e della situazione.
E’ il termine che nell’antica Grecia denotava il modello pedagogico in vigore ad Atene nel V secolo a.C., riferendosi non solo all’istruzione scolastica dei fanciulli, ma anche al loro sviluppo etico e spirituale al fine di renderli cittadini perfetti e completi, forma elevata di cultura in grado di guidare il loro inserimento armonico nella società.

Aristotele scrisse di , ma i suoi interventi sul problema dell’educazione risultano ancora oggi attuali.
Fu maestro ed insegnante di tipo nuovo, incarnando un modello di ‘scuola attiva’, che stimolava l’iniziativa degli allievi, primo della storia, a promuovere il Liceo, ed all’interno di questo modello era approccio agli studi moderno e scientifico, basato sia sulla specializzazione per aree tematiche, sia sulla osservazione e la raccolta dei dati.

Tutta la produzione filosofica dello stagirita è una pedagogia agli adulti, che la modernità definisce educazione permanente.

Rinnovò ed innovò la paidèia, come abito mentale del buon cittadino, contrapposto sia al ‘rustico’, l’uomo incolto di campagna; sia al ‘barbaro’, il non Greco.

Platone tratta il tema della paidèia nella “Repubblica” generando approvazione e dissensi, specie per le teorizzazioni sulla ‘liquidazione’ della famiglia, la comunanza delle donne, l’allevamento programmato dei futuri cittadini-automi, più che cittadini autonomi e responsabili.
Nel nostro tempo proprio la società liquida di Zygmunt Bauman ha elaborato il concetto di ‘modernità o società liquida’ dove il cambiamento è l’unica cosa permanente e l’incertezza è l’unica certezza. Umberto Eco ha interpretato Bauman così: “con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo soggettivismo ha minato le basi della modernità, l’ha resa fragile, mancando ogni punto di riferimento, dove si perde la certezza del diritto (magistratura come nemica) e le uniche soluzioni per l’individuo senza punti di riferimento sono da un lato l’apparire a tutti i costi come valore e il consumismo. Un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio, ma che li rende subito obsoleti, passando da un consumo all’altro in una buia senza scopo”.

Aristotele ne prende distanza già allora in quanto comprende che il fine dell’educazione non è formare dei buoni governanti di cittadini obbedienti, ma buoni cittadini autosufficienti in grado di scegliersi i governanti.

Comprese che il fine dell’educazione non può essere subordinato ad una selezione preventiva: si semina e chi raccoglie è più bravo di chi non raccoglie.
E tra chi raccoglie vi sarà chi sceglie di studiare: ed a questi sarà dato di più.

In più teorizzò la distinzione tra esser buono ed esser buon cittadino, comprendendo che, in fondo, anche l’uomo non buono può adattarsi ad alcune regole di convivenza, se diventano abitudine.

Intuizione da dove nacque la teoria”della democrazia, l’unica teoria accettabile ancor oggi.
Anche se, Aristotele, non parlò della democrazia come forma di governo migliore rispetto alle altre.

Un grande salto dall’idea di stato di Platone dove emerge un principio di totalitarismo, ovvero non solo dittatura che vieta alcune libertà, ma una forma di governo che pretende di prescrivere la vita di ognuno, dicendo in anticipo come deve essere e cosa si deve fare persino nella sfera privata.

In Politica, Aristotele osserva… “E’ evidente che lo stato (la Polis) per sua natura non deve avere quell’unità di cui parlano alcuni e che quel che si vanta come il più grande bene, in realtà li distrugge: e invero è il bene di ciascuna cosa che conserva ciascuna cosa. Pure in un altro modo si dimostra che cercare una eccessiva unità per lo stato non è il meglio. Infatti la famiglia è più autosufficiente dell’individuo, lo stato più della famiglia e uno stato vuol essere veramente tale quando la comunità dei suoi componenti arriva ad essere ormai autosufficiente: se quindi è preferibile una maggiore autosufficienza sarà preferibile pure una unità meno stretta ad una più stretta”.

Anche in Aristotele l’educazione dell’uomo coincide con la formazione civica del cittadino, ma in chiave di convivenza democratica.
La felicità è possibile se un individuo si realizza. Il fine dell’educazione è aiutare l’individuo a realizzarsi.

I migliori individui, si realizzano solo se scelgono una vita teoretica: da un lato la conoscenza, ma dall’altro anche la realtà, distinta sia dalla filosofia morale o filosofia della pratica, sia dalla storia della filosofia.

Pertanto la tematica educativa, da un lato, s’allarga alla attività teoretica distinta da quella etico-pratica, per proporre quanto di più disdicevole ci sia nella vita umana: la scissione tra teoria e pratica.

Aristotele coglie una necessità reale dell’individuo, cioè il bisogno di conoscenza come fattore primario ed elemento costituitivo della stessa “felicità umana”.

Questo amore per il sapere non va inteso in senso restrittivo, come amore per la sola filosofia.
Il sapere era per Aristotele conoscenza universale, enciclopedica, e interessava in modo unitario tutte le possibili discipline: dalla fisica, cioè la natura, all’etica, cioè le forme della convivenza umana e politica; dalla matematica alla biologia, dalla retorica alla poetica (arte della rappresentazione), dalla ginnastica alla musica.

La particolare attenzione riservata al linguaggio nei raccolti nell’Organon testimonia l’importanza decisiva della dialettica, dell’analitica e della logica in quanto aspetti diversi di un medesimo sapere: la comunicazione dotata di senso.

E’ certamente dall’Organon (sei opere di logica: le Categorie, il De Interpretatione, gli Analitici primi, gli Analitici secondi, i Topici e gli Elenchi sofistici) oltre che dalla psicologia, che possiamo dedurre le basi della conoscenza in Aristotele, e quindi formulare un percorso in qualche modo organico che abbracci l’insieme dei metodi e dei contenuti pedagogici dello stagirita.

Senza restringere il campo della filosofia e della pedagogia ad una semplice analitica, resta che il compito dell’educatore in generale è delineato da Aristotele: portare l’individuo all’autosufficienza, offrirgli una cultura sia generale, sia specialistica per aiutarlo nella realizzazione.

Derivante da paîs, paidós, ‘ragazzo’, il significato di paideia ha generato un ampio dibattito con opinioni divergenti persino in Grecia.
Prevalevano tuttavia i canoni standard di insegnamento: inizialmente il suo campo di applicazione era itato all’istruzione della ginnastica e della musica, nel senso delle discipline presiedute dalle Muse, che comprendevano, tra le altre, elementi di storia, eloquenza, danza, religione e musica stessa.

In seguito la paidèia venne equiparata dai sofisti a una forma di abilità retorica e pratica.
Nel suo significato più alto, la paideia indica non tanto un metodo educativo, ma un ideale, il risultato di un pedagogico, un obiettivo da perseguire lungo tutta la vita.

Assurgendo a sinonimo di civiltà e cultura, la paideia divenne l’appellativo di un’educazione che, a differenza del barbaro, distingue le persone civilizzate, mirante a rendere l’essere umano veramente tale.

Al tempo stesso spirituale e istituzionale, ideale e materiale, che si sviluppa in uno stretto gioco unitario tra i due aspetti o elementi guardando alla universalizzazione dell’uomo che si manifesta nel concetto latino di humanitas.

Oggi abbiamo bisogno di questo per risollevare le sorti del Mondo, per ricostruire una umanità globale, per ridare alle persone il senso della propria esistenza. In Italia, ovunque!

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