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I ricchi furbi? Di DeLa e Ferrero nulla si sa!

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di Nina Madonna - Spesso si sovrappone la ricchezza personale dei ex ricchi scemi diventatui tutti meno ricchi e più furbi, ai risultati dei .
Chi ci ha messo soldi, veramente, nel calcio si contano con una mano. In serie A, hanno investito negli anni e recentemente gli Agnelli, e Moratti, da 2 anni Pallotta e Thohir. Meno i , pochissimo o quasi nulla gli altri.
Di Aurelio e Ferrero poco o nulla si sa. Vediamo…

Silvio con la contestazione ad oltranza dei tifosi, ha avuto prova che nonostante anni di vittorie e trofei conquistati, non gli perdonano gli anni bui e l’evidente ridimensionamento.
Il presidente rossonero si consola: nonostante i parametri zero e i rubinetti chiusi al mercato, resta il presidente più ricco della Serie A, con un patrimonio stimato di 5 miliardi e 400 milioni di euro, guadagnati con , Banca Mediolanum e Mondadori, tutti asset della sua holding Fininvest.

Subito dopo possiamo trovare Andrea , presidente della Fiorentina che con le sue Hogan, si guadagna la seconda piazza, con 1 miliardo e poco meno di 100 milioni di euro. Decisamente più staccati tutti gli altri, con Giorgio Squinzi del Sassuolo, amministratore unico della Mapei, che si fa rispettare con i suoi 590 milioni, appena sopra i 308 milioni di giocattoli di Enrico Preziosi.

C’è poi il caso di Andrea Agnelli: il presidente della ntus è a capo della società più ricca dell’o campionato, ma essendo solo un membro del CDA della Exor, in questa speciale classifica è costretto a guardare tutti dal basso. Un pò come Aurelio , bravo ad investire in questi anni, nonostante un patrimonio nettamente inferiore a quello delle grandi.

Poi c’è il personaggio dell’anno: difficile reperire notizie sulle risorse economiche della famiglia Ferrero, anche a causa del meccanismo di partecipazioni incrociate tra le varie società della holding (che coinvolgerebbe anche la moglie, detentrice di diverse quote azionarie). Una matrioska che non contribuisce a chiarire il quadro, ma bisogna dire che questo sistema a scatole cinesi è comunemente usato da molti gruppi imprenditoriali nostrani.
Il patrimonio immobiliare del presidente doriano sarebbe costituito da 9 sale cinematografiche, concentrate in gran parte a Roma, e il valore dell’azienda, citando l’atto costitutivo, ammonterebbe a poco più di 8 milioni di euro.
Ma secondo le indiscrezioni, Ferrero avrebbe versato nelle casse blucerchiate 14 milioni che, sommati ai 30 versati da Garrone, avrebbero ridotto drasticamente l’esposizione con le banche da parte della società (da 60 milioni di indebitamento si sarebbe passati a 16). In parole povere: il vulcanico patron doriano sta mostrando una grande abilità, aumentando i ricavi del , diminuendone nettamente le spese.

Ci sono poi i di provincia, costretti ad ottenere la salvezza ogni anno, con investimenti mirati ed un lav di programmazione importante: Campedelli del , proprietario della Paluani (280 milioni il suo patrimonio), è il massimo esempio di questo, ma ancor più evidente è il caso Maurizio Setti del Verona, attivo nel settore dell’edilizia e con “soli” 84 milioni in banca.

Decisamente diverso è il caso di Erick Thohir, che attraverso la sua holding, TNT Group (TriNugraha Thohir Group), controlla molte partecipazioni azionarie di aziende in molteplici settori, come l’automotive, la raffinazione di gas naturale, la ristorazione, l’immobiliare, i media e in particolare nel settore del carbone (l’Indonesia è il quarto produttore mondiale di carbone).

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