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Reina, imbattuto da 467 minuti: 1 gol ogni 10 tiri, leader si nasce…

Foto-Pepe-Reina-Arancio

di Paolo Jr Paoletti - La difesa del ha un solo leader: Pepe Reina imbattuto da 467 minuti. Prima di Verona meglio di lui, in Europa, c’erano solo Neuer del Bayern Monaco con 431 minuti e De Gea del Manchester United a 413 minuti.
In , il portiere azzurro è primo, davanti a Tausanu della con 324 minuti bucato 2 volte dall’Empoli e Handanovic dell’Inter 374 minuti.

A Verona il ha sfondato il muro dei 101 nel 2015. C’entrano anche quelli con Benitez. Non una novità, dunque. Il numero più significativo, in realtà, è un altro. Molto più piccolo: 8.

Otto, come i incassati dal nelle prime 13 di campionato. Vero elemento di novità della gestione Sarri, su cui sta costruendo ambizioni sempre più solide. Pesano la continuità di e il boom di , ma pesa più di tutto la tenuta difensiva senza precedenti in azzurro.

Il non vantava una difesa così solida in Serie A da 29 anni, salto all’indietro fino al 1986/87 – quando furono 7 i subiti alla 13ª giornata.
Dato che a fine stagione portò il primo nella del club.
Migliore rispetto anche all’annata del secondo tricolore, dove il parziale negativo fu di 10 reti.

E’ il miglior rendimento difensivo dell’era De Laurentis. Finora il si era fermato agli 11 in 13 giornate nel 2012/13, l’ultimo di Mazzari, che si chiuse con un secondo posto.

E’ impressionante il miglioramento del reparto in appena 3 mesi, da punto debole a punto di forza di una difesa rimasta quasi uguale.
Quasi, perchè il cambio è stato fondamentale: il ritorno di Reina. “Noi siamo sempre gli stessi”, smorza dopo Verona. Ma non è così!

La differenza rispetto al passato non sta in quanto il subisce, ma nel come lo fa.
Con Benitez il concedeva relativamente poco, ma lo faceva lasciando spesso retroguardia sguarnita e priva di protezione. ‘Vizietto’ che si è riproposto anche nelle prime e di Sarri, fino al cambio di modulo imposto dalla squadra portavoce Reina.

Questione di tattica, ma anche di uomini. Il ritorno di Pepe è valore fortemente simbolico, ma in molti ne hanno trascurato l’impatto tecnico. Fondamentale già nella sua prima stagione in azzurro, lo spagnolo si sta confermando valore aggiunto oltre ogni aspettativa.

“E’ il joystick di Koulibaly”, dice di lui Sarri. Lo è un po’ di tutta la difesa, un allenatore in campo, punto di riferimento per il reparto, fondamentale per tenere sempre alta la soglia dell’attenzione. Carisma, insomma. Poi portiere affidabile.

Il 2014/15 è naufragato anche a causa delle fesserie di Rel e Andujar costate svariati punti, con percentuali-parate troppo basse per un club di prima fascia. Il 53,85% di Andujar, ad esempio, corrisponde a 1 subito ogni 2 tiri. Rel con il 73%, andò ancora peggio. Ora è twerzo portiere a 1,5 di stipendio l’anno. Ridicolo!!!

Medie che Reina ha riportato su livelli dignitosi, anzi mostruosi se il nelle ultime 10 giornate, dalla Quarta in poi, ha dovuto fronteggiare solo 17 tiri nello specchio. Di questi appena 2 sono diventati , di Lemina e Kalinic.
Soltanto 1 tiro su dieci, in 10 partite, è finito in rete. Metamorfosi incredibile.

Ed è soltanto una delle fotografie del momento felice del , che arriva lanciatissimo allo scontro diretto con l’Inter in programma lunedì al :

L’ultimo ko risale al 23 agosto, contro il Sassuolo. Poi 12 risultati utili consecutivi
Nessuno ha fatto più punti del (26) nelle ultime 10: a 22, Inter a 21
Con il 4-3-3, miglior difesa nei top 5 campionati d’Europa con 2 reti subite
Traguardi parziali, che ad un terzo di stagione valgono poco ma possono significare tanto. A patto di non perdersi. Nel bunker di Sarri e Reina c’è spazio per un’intera città: il cammino è ancora lungo.

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