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Rai 11 giugno: sciopero! Gubitosi condanna: “tagli per ringiovanire”.

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di Matteo Talenti – L’11 giugno, giorno prima dell’inizio dei di la Rai non farà informazione.
“Insistiamo, perché le vertenze si fanno così. E’ grave sostenere che lo sciopero è umiliante”. La Camusso punta dritto verso … “Questo dl mette a rischio la Rai nella dimensione di servizio pubblico e come grande impresa del paese. La vendita di Taiwan determina la perdita delle condizioni di sicurezza e capacità competitiva. La vendita di Raiway – continua Camusso – determina incassi di breve periodo, ma costi di lunga durata. Le reti di trasmissione private mette a rischio il sistema paese”.

“Il canone è tassa di scopo, se cambia lo scopo il canone diventa eticamente inaaccettabile. Se riducono i trasferimenti alla Rai, si abbassi il canone. Una grande azienda deve avere le risorse per andare avanti, il tema non è sottrarsi ai sacrifici. E le sedi regionali sono patrimonio importante della pubblica”.

In Rai: “Questo sciopero è un errore, perché la Rai fa parte di un sistema: è stato chiesto un sacrificio e si farà”. Il Dg Gubitosi condanna lo sciopero contro i tagli per 150mln previsti per il servizio pubblico. E per ringiovanire la Rai, all’ azionista di cambiare ree che attualmente “ci equiparano a una Asl anziché a un’azienda”.

“Stiamo lavorando alla revisione del piano industriale che ha già ridotto il personale: dal 2013 sono uscite 700 persone. La Rai va ringiovanita”. “Per molto tempo la Rai è stata gestita con criteri politici e non manageriali”. “La burocrazia – continua l’ ex ad Wind – impone un costo altissimo: per fare una gara dobbiamo sottoporci a una serie estenuante di passaggi.

Abbiamo ree che ci equiparano a una Asl anziché a un’ azienda; per questo serve che l’ azionista ci dia una mano”.
Quanto a Rai Way, la “quotazione” dice Gubitosi “è già operativa. Abbiamo selezionato un gruppo di banche, di advisor.
Chiudere entro l’ anno è un programma ambizioso ma raggiungibile”. Si sofferma anche sui tagli alle sedi regionali: “stiamo rivedendo il modo in cui operano”. “Preferisco parlare non di tagli ma di ottimizzazione, di crescita”. E sottolinea gli investimenti in tecnologia: “la digitalizzazione della Rai era il titolo di un libro ancora da scrivere, ora è un fatto”.

Con la digitalizzazione, continua il dg, si può “rivedere in meglio l’ organizzazione del lavoro, figlia ancora dell’ accordo del 1975″. I tagli agli stipendi dei conduttori? “Stanno avvenendo”. “Quando un contratto scade rinegoziamo in basso”.

Conferma di non aver mai incontrato il : “quando lo riterrà opportuno ci incontreremo e gli presenterò la situazione”. Si dichiara d’ accordo con sul ruolo educativo e culturale del servizio pubblico: “è parte della missione della Rai. Con il suo predecessore avevamo discusso il da farsi sul semestre europeo e Expo”. Infine si sofferma su Luigi De Siervo, escludendo che sia stato promosso: “era direttore commerciale quando sono entrato ed è direttore commerciale oggi”.

Dal presidente della vigilanza Fico l’osservazione alla Stampa che “ tenta di svendere i ponti Rai. Ma ancora non ci è riuscito”; e che lo sciopero “è giusto, ma andava fatto prima per contrase l’ingerenza della politica”. “Si sta scippando all’ un asset strategico come Raiway”, continua l’esponente del M5S, e “la strategia del governo è sbagliata: i 150 milioni tagliati non sono una revisione della spesa”. Fico sottolinea la necessità di un cambiamento nell’azienda: “La politica deve uscire dalla Rai e viceversa. Vanno riorganizzate le sedi regionali e sono più che sufficienti tre testate giornalistiche: una nazionale, una nazionale e una regionale. Per decenni la Rai è stata depredata da tutti i partiti politici che attraverso i cda hanno piazzato propri uomini. Invece che mettere in vendita fino al 49% di Rayway”, continua il presidente della Vigilanza, “ dovrebbe attaccare le posizioni di potere e di comodo acquisiti da e i sindacati”. Fico poi non si sbilancia sui contatti tra M5S e l’Ukip di Nick Farage nell’Europarlamento: “Siamo solo all’inizio delle prime consultazioni”. “Al non esistono alleanze ma accordi per la formazione di gruppi. Farage a differenza dei Verdi ci garantirebbe libertà di voto”.

ADRAI: NESSUNA PAURA DI TAGLI. “La Rai e i suoi non hanno paura dei tagli e dei cambiamenti: noi faremo la nostra parte fino in fondo, ma senza concedere nulla a disegni privi di progettualità”. Lo assicura Adrai, l’associazione dei di Viale Mazzini, esprimendo la “fondata speranza che tutti – sindacati e associazioni di categoria incluse – sapranno fare un passo indietro rispetto allo sciopero annunciato l’11 giugno”, per evie il rischio che venga “strumentalmente raccontato dai media come esempio di resistenza al cambiamento”.

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