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Quando il giornalismo sportivo è azzerato da internet, tv e social.

Garcia-e-Benitez

Volentieri pubblichiamo un intervento di Sandro Sabatini su Calciomercato.com.
E’ la storia di un giornalista che non ritrova più i canoni deontologici della professione, azzerati da internet, la televisione che ha lanciato i giornalisti-tifosi, gli allenatori che fanno proseliti e calcistica sui social.

di Sandro Sabatini* – Eravamo famosi per “pizza, mafia e mandolini” cinquanta anni fa. Poi “pizza, Paolo Rossi e Sandro Pertini” al Mundial 82. E avanti con la storia made in Italy: pizza più altri ingredienti, dalla moda a Berlusconi, dal campionato più bello del mondo alla Ferrari. Ora la crisi ha ristretto l’offerta semplicemente a “pizza e ”. I turisti stranieri ne parlano il giusto. Gli allenatori-stranieri non parlano d’altro.

Per esempio, prendete e delle ultime settimane. Ma prima ripensate agli antenati delle panchine senza frontiere: Eriksson o Liedholm, Hodgson o , Leonardo e altri signori. I non italiani avevano il pudore, quasi la vergogna della polemica. Poi è arrivato Mourinho, e la festa è finita. Tutti contro tutti. Dalle manette in giù, ogni domenica era buona per una scossa dialettica.

Ora si è arrivati al paradosso. Gli allenatori italiani stanno zitti, gli stranieri stanno attenti a catturare e cavalcare la prima polemica che passa dalle loro parti. Con ironia si può notare che la situazione è temporanea, imposta dal momentaneo di Mazzarri. tornerà come prima, appena rientrerà in corsa il re dello slogan “io non parlo di , ma parlate voi di questo episodio”. O magari quando Conte tornerà ad “agghiacciarsi” per un rigore anziché uno stage negato.

Intanto, conquista alla grande il web, invitando a googlare parole chiave che non ci vuol certo un nuovo algoritmo, per trovare i risultati che più fanno comodo. E ha avuto titoloni e trasmissioni che altri possono appena sognare. Tipo il piccolo Sarri che fuma una sigaretta dietro l’altra, tanto è nervoso per il piccolo Empoli punito a da un rigore piccolo-piccolo.

Lanciare una campagna per restituire agli italiani l’abilità polemica? Introdurre lezioni a Coverciano di tattica del lamento? No, non esageriamo. Semplicemente, annotiamo. Se l’Italia è popolo di gatori e poeti della , e sono diventati più italiani di tutti noi assieme.

Gli allenatori sfruttano, anche, il sostegno di tifosi e giornalisti-tifosi. E qui mi sento un po’ vecchio e sorpassato. Mai avrei immaginato di scrivere le tre parole che state per leggere, ma “ai miei tempi” ai giovani giornalisti veniva insegnato di separare i fatti dalle opinioni: prima la cronaca, poi il commento. E sempre tenendo sempre a mente che il giornalista deve essere una figura “super partes”. Le uniche eccezioni erano, in , i giornali di partito. Oppure, nelle televisioni locali, la figura del tifoso riconoscibile e un po’ macchietta: fondamentale per la riuscita di qualsiasi talk show.

Il web ha cambiato . Adesso la maggior parte dei giovani giornalisti avvia (o tenta di avviare) la carriera dichiarando apertamente una fede calcistica. “Ai miei tempi” (e due!) il giornalista era simile un giudice, adesso è un avvocato di parte. Spesso un avvocato non richiesto, che si autonomina d’ufficio. Ed è ufficiale che e l’hanno capito. Gli altri diciotto allenatori del campionato, no.

* Giornalista Sky Sport

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