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Rivolta risto e commercianti: noi lasciati in mutande e riapre l’Olimpico!

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di Romana Collina - Se riapre l’, possono riaprire subito anche i ristoranti! Giusto quindi che gli esercenti, sotto la sigla ‘Tutela Nazionale Imprese’, aia bloccato il traffico invadendo la carreggiata all’altezza dell’austostrada Orte (direzione nord), sulla A1. I manifestanti chiedono la “riapertura delle attività” contro le limitazioni previste dalle misure anti-Covid lamentando le “difficoltà che il settore non può più vivere”.

I manifestanti protestano camminando tra le auto in coda ferme a causa del sit-in improvvisato. Tra gli slogan urlati: “Libertà contro la dittatura”.

Alcune centin invece i commercianti in rivolta al Circo Massimo “Una volta per tutti” organizzato dalle associazioni: Roma più bella, Ihn (n hospitality network), Tni (Tutela nazionale imprese) e Lupe Roma. I primi ad arrivare sono stati i ristoratori maremmani che hanno appeso ad un filo mutande rotte, arancioni e gialle con accanto scritto: “L’ a colori ci ha lasciato in mutande ma ora basta”. Sono arrivati dalla Sicilia, da Enna, Piombino e Crema. Ci sono rappresentanti delle lavanderie industriali, di chef e cuochi che indossano il tradizionale cappello da cu. C’è anche il movimento artisti ni proveniente dalla Toscana. I l slogan, ripetuti ritmicamente, sono “Lav, lav” e “Riapertura, riapertura”.

Attimi di tensione a Circo massimo al sit in di commercianti arrivati da tutta . 

Un gruppo di manifestanti ha lasciato il presidio per tene di andare in corteo verso Palazzo Chigi ma la polizia li ha bloccati. A far desistere il gruppo dal suo intento anche un gruppo di manifestanti che ha ribadito di “non volere atti di violenza”.

Una dezione di cinque persone, tra i manifestanti dei commercianti, sarà ricevuta a Palazzo Chigi. Lo hanno detto dal palco gli stessi promotori, suscitando anche reazioni negative tra col che ritengono più incisiva una ‘marcia’ collettiva fino a Palazzo Chigi.

Gli esercenti hanno manifestato in piazza in 21 città ne, da a Napoli e Genova, in mporanea con l’assemblea straordinaria della Fipe-Confcommercio convocata in piazza San Silvestro, a Roma. “Siamo qui per chiedere di poterci rialzare. – afferma Alessandro Cavo, giovane esercente, colto da Genova -. Chiediamo una data per iniziare a risollevarci, troppi colleghi sono caduti, troppo i ristori promessi che non sono arrivati”.

“Lavoravo dalle 18 a notte fonda, da quando ci hanno chiuso ho fatturato il 20%, i miei dipendenti sono in cassa integrazione, prendono una miseria e la prendono anche di, ho provato a sostenerli il più possibile, ma ora è diventato difficile anche per me – dice Matteo Musacchi, presidente dei imprenditori della Fipe, titolare di un ristorante e cocktail-bar a Ferrara -. Oltre al fatto che se in casa senza far nulla, per chi è abituato a lavorare 15 ore al giorno porta via di testa”.

 

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