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Rivolta risto e commercianti: noi lasciati in mutande e riapre l’Olimpico!

ITALY-HEALTH-VIRUS-ECONOMY-PROTEST

di na Collina - Se riapre l’, possono riaprire subito anche i ristoranti! Giusto quindi che gli esercenti, sotto la sigla ‘Tutela Imprese’, abbia bloccato il trafco invadendo la carreggiata all’altezza dell’austostrada Orte (direzione nord), sulla A1. I manifestanti chiedono la “riapertura delle attività” contro le itazioni previste dalle misure anti-Covid lamentando le “difcoltà che il settore non può più vivere”.

I manifestanti protestano camminando tra le auto in coda ferme a causa del sit-in improvvisato. Tra gli slogan urlati: “Libertà contro la dittatura”.

Alcune centinaia invece i commercianti in al Circo Massimo “Una volta per tutti” organizzato dalle associazioni: più bella, Ihn (Italian hospitality network), Tni Italia (Tutela imprese) e Lupe . I primi ad arrivare sono stati i ristoratori maremmani che hanno appeso ad un lo mutande rotte, arancioni e gialle con accanto scritto: “L’Italia a colori ci ha lasciato in mutande ma ora basta”. Sono arrivati dalla Sicilia, da Enna, Piombino e Crema. Ci sono rappresentanti delle lavanderie industriali, di chef e cuochi che indossano il tradizionale cappello da cu. C’è anche il movimento artisti italiani proveniente dalla Toscana. I loro slogan, ripetuti ritmicamente, sono “Lavoro, lavoro” e “Riapertura, riapertura”.

Attimi di tensione a Circo massimo al sit in di commercianti arrivati da tutta Italia. 

Un gruppo di manifestanti ha lasciato il presidio per tentare di andare in corteo verso Palazzo Chigi ma la polizia li ha bloccati. A far desistere il gruppo dal suo intento anche un gruppo di manifestanti che ha ribadito di “non volere atti di ”.

Una dezione di cinque persone, tra i manifestanti dei commercianti, sarà ricevuta a Palazzo Chigi. Lo hanno detto dal palco gli stessi promotori, suscitando anche reazioni negative tra coloro che ritengono più incisiva una ‘marcia’ collettiva no a Palazzo Chigi.

Gli esercenti hanno manifestato in piazza in 21 città italiane, da renze a e Genova, in mporanea con l’assemblea straordinaria della pe-Confcommercio convocata in piazza San Silvestro, a . “Siamo qui per chiedere di poterci rialzare. – afferma Alessandro Cavo, giovane esercente, colto da Genova -. Chiediamo una data per iniziare a risollevarci, troppi colleghi sono caduti, troppo i ristori promessi che non sono arrivati”.

“Lavoravo dalle 18 a notte fonda, da quando ci hanno chiuso ho fatturato il 20%, i miei dipendenti sono in cassa integrazione, prendono una miseria e la prendono anche tardi, ho provato a sostenerli il più possibile, ma ora è diventato difcile anche per me – dice Matteo Musacchi, presidente dei giovani imprenditori della pe, titolare di un ristorante e cocktail-bar a Ferrara -. Oltre al fatto che stare in casa senza far nulla, per chi è abituato a lavorare 15 ore al giorno porta via di testa”.

 

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