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Silvio Piola, 100 anni fa! Totti, la Lazio…

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di Matteo Talenti - Ventinove settembre 1913, 100 anni di una leggenda! Quelli che avrebbe compiuto Silvio Piola uomo del record: 274 in , 290 se si contano quelli segnati quando il campionato non era a girone unico. Un muro invalicabile, anche per Francesco Totti, il quale ne ha appena festeggiati 37 anni.

L’Everest del romanista, Piola, rimane il bomber più bomber del calcio italiano, il primo e unico fino all’arrivo di Omar Sivori, capace di segnare 6 in una partita: Pro Vercelli-Fiorentina 7-2, ottobre del ’33.

Silvio Piola è il simbolo di un calcio che non c’è più, quando i giocatori prendevano il tram ma erano già miti del calcio eroico prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Silvio è stato il prototipo del centravanti moderno, acrobatico e dal tiro folgorante, capace di colpire al volo e scaraventare in rete qualsiasi palla.

L’imprinting del calcio di sempre, quello della sua rovesciata, il gesto tecnico che lo rappresenta.
Una è difficile dimenticare, nel 1939 a S. Siro contro l’Inghilterra: anticipò il portiere con la sua bicicletta ma segnò colpendo di pugno!
Ai cosiddetti ‘maestri’ quella storia non è mai andata giù, anche se Piola era il bomber della Nazionale che, appena un anno prima a Parigi, era ridiventata campione del mondo.

La sua collezione di reti la mise insieme con Pro Vercelli, Lazio, ntus e Novara. Con il rammarico di non aver mai vinto lo scudetto, neanche con la maglia della Vecchia Signora.
Fisico notevole, si mostrò campione straordinario, che amava giocare spalle alla porta – inusuale per l’epoca – cercando il tiro con trianazioni rapide. Cercava la palla, non solo per buttarla dentro: gli piaceva fare ‘sponda’, una per i tempi.

La sua storia comincia presto: 1930-31, a 17 anni, è già un eador di razza, segnando 13 in 32 partite.
Iniziò così la favola durata fino al 1954, anno del ritiro, a 40 anni. Come vuol fare Francesco Totti: vita reare e maniacale preparazione fisica.

La sua è un’ascesa rapida: nel 1934 molte società hanno messo gli occhi su di lui ma alla fine la spunta la Lazio, che lo strappa alla concorrenza versando alla Pro Vercelli l’astronomica cifra, per l’epoca, di 250mila lire. Un anno dopo, nel del 1935, esordisce in Nazionale, in modo imprevisto: in vista di una trasferta a Vienna, dove l’Italia non era mai riuscita a battere il famoso ‘Wunderteam’, il ct Vittorio Pozzo aveva radunato gli azzurri a Rovigo, ma Piola non era stato neppure convocato. Fu il generale Vaccaro, presidente della federcalcio, a imporne la convocazione in sostituzione dell’infortunato Meazza.

Piola giocò e segno due al Prater, “ma dopo la partita – raccontò Piola anni dopo – nessuno si ricordò di Vaccaro, elogiando Pozzo. Ma io non dimenticherò mai i momenti nello di Vienna e quando, dopo la prima vittoria sul campo dell’Austria, il generale mi abbracciò dicendomi che lui in guerra contro l’Austria aveva ricevuto una medaglia d’argento, ma io quel giorno ne avevo meritata una d’oro… mai mi sentii altrettanto orgoglioso”.

Tre anni dopo eccolo campione del mondo e a Parigi, con due all’Ungheria in finale. Questo era Piola, il fenomeno al quale la guerra rubò due in cui avrebbe potuto essere di nuovo protagonista. Ma ebbe la soddisne di giocare la sua ultima partita in azzurro (34 presenze e 30 in tutto) nel 1952, diventando l’azzurro piu’ anziano, record poi battuto dall’altro mito Zoff.

Piola sarà sempre anche uno dei simboli della Lazio – che il 6 ottobre lo ricorderà con una maglia celebrativa – dopo essere stato protagonista di tanti duelli con i difensori romanisti nei . Come quello del 16 1941 in cui, fasciato alla testa per uno scontro di gioco al 18′ e quindi menomato, segnò 2 reti ai cugini diventando simbolo di eroismo ed attaccamento ai colori biancocelesti.

E di un calcio d’altri tempi.

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