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Pepito, icona azzurra: il Ct gioca il rischio!

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di Paolo Paoletti – Non vorrei essere Prandelli. La Nazionale come sempre guarda all’Italia dei giorni difficili e il mondiale dei è un segno anche per il Paese.
Non è retorica, è stato sempre così. Ma questo 2014 è più difficile dell’82 vinto, del ’90 perso in casa, del ’94 negato dal rigore sbagliato da Roby Baggio che avrebbe ribaltato col Brasile il peso nell’Albo d’oro…
Cesare è l’uomo giusto per la Nazionale, crocevia di tutti i mali del calcio italiano che derivano dai mali dell’Italia: una malacultura della competizione che mira ad ogni mezzo per l’interesse personale.
E colpisce che ammette: “possiamo vincere, l’infortunio di ci ha uniti!”.
L’Italia ha vinto quando ha trovato un nemico dentro se stessa da battere.
Prandelli ha combattuto contro tutti, anche lui sa che della nazionale frega niente a nessuno. Come disse Lippi, fino a quando arriva il Mondiale, dove tutti pretendono di vincere.
Sarà così anche stavolta: ma perchè dovremmo vincere se i nostri club non significano nulla in , e perfino la che da 3 anni domina il campionato s’è arresa a turchi e portoghesi.
Il ranking FIFA è la radiografia del calcio mondiale e siamo scivolati sotto il Portogallo che ha CR7 e diversi buoni giocatori. Ma niente altro.
L’ardimento dell’impresa ci affascina, ma il calcio dei miti esiste solo per giornali e tv se, come è giusto, la Federcalcio ha computerizzato tutto di tutti gli azzurri.
Prandelli sa vita morte e miracoli dei 31, per questo regge il ruolo da Ct ma conosce la realtà.
Si è in parte intravista a Londra contro gli irlandesi controfigure scelte apposta dei nostri primi avversari in Brasile.
L’Italia soffre. Le riserve a ieri sono il meglio che possiamo esporre.
Barzagli e Bonucci, logorati da . Marchisio corre per aver fatto tanta panchina ma è irriconoscibile. I isti sono a pezzi per le follie di Berlus: hanno perso anche , Abate si arrabatta, De Sciglio anonimo, Balotelli pensa al mercato. Il terza è probabile che non abbia neanche un nazionale: Maggio e Insigne non meritano il Brasile.
Parma e Torino sono diventi il nuovo azzurro: Darmian è il più in forma, Cerci e Immobile devono ritrovarsi; Cassano a piede caldo e sembra finalmente mente fredda, Parolo non s’impressione e Paletta è pronto a puntellare la difesa se lo lasciano riposare.
Degli altri è un garanzia ma imballato: Prandelli sta pensando di riportarlo al centro di una difesa a 3. Lanciando nella mischia Verratti, oggi ancora alfiere, da settembre erede di Pirlo.
Il simbolo di questa Italia però è . Si era capito subito dopo 14 gol in 18 partite nel ritorno in serie A. Poi il maledetto infortunio.
Ma Prandelli non può lasciarlo a casa: 1 perchè gli altri non stanno meglio, 2. perchè non ha un giocatore che ispiri una storia da mondiale.
è la favola azzurra cui dobbiamo aggrapparci, sperando il lieto fine.
La sua tecnica non si discute, è evidente la paura di cercare l’avversario…
Ma è la nostra unica speranza, come fu Balotelli all’Europeo.
Oggi Supermario non c’è più, sotterrato da una o difficile, troppo per lui. Resta , perchè anche Ciro Immobile andando in Germania ha sporcato la stagione dei miracoli. Non è più gemello del gol, la Nazionale lo dimenticherà.
Caro , siamo tutti con te. Con la tua faccia pulita, il sinistro magico,i tuoi sogni fantastici come i nostri.
Dimentica tutto e tra la foresta di Manau, avanti fino alla spiaggia di Ipanema, questa estate facci sognare!

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