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Pablito eroe della mia gioventù, amato anche a Napoli, dove rifiutò di venire!

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di Paolo Paoletti – Protagonista di Spagna ’82, è stato il primo giocatore ad aver vinto nello stesso anno il Mondiale, il titolo di capocannoniere del mondiale e il Pallone d’oro. Dopo ci è riuscito solo Ronaldo!
Ma io l’elessi modello da imitare, anche nel mio ormai amatoriale dell’sociale dove mi ero ridotto a giocare dopo aver sfioprato il professionismo nella Primavera del Napoli allenata da Gianni Di Marzio.
Era l’estate del 1978, dai miei nonni in via Pacuvio erano di casa e fissi davanti la tivvù Giuseppe Pacileo e Romolo Acampora, giornalisti sportivi de Il Mattino silurati dal Direttore, amici di famiglia e compagni di notti insonni per il Mundial di quella estate!
Già in Argentina, nel ’78, Rossì era una stella… dove l’Olanda fu rivelazione, la Seleccion di Videla vinse facendo dimenticare anche i desaparecidos e l’Italia lanciò uno dei più grandi attaccanti della storia del !

Una delle storie più singolari di Paolo Rossi, riguarda però Napoli.
Nell’estate del 1979, di proprietà del Vicenza, che per lui aveva battuto alle comproprietà persino la Juve, fece scandalo per la sua valutazione da più di 5 miliardi di lire.

Il Vicenza però era finito in B, e il 23enne Rossi era da cedere.
Vibravano ancora i 2 miliardi spesi per Savoldi e, quattro anni dopo, la pazza idea fu prendere Paolo Rossi, 23 anni, eroe del Mundial in Argentina 1978. Ginocchia martoriate dal bisturi, goleador assoluto.

Ferlaino aveva annunciato: ”Il Napoli non vende illusioni, si sforzerà di avere una squadra competitiva ma senza fare follie”.
Sono 10 anni che l’Ingegnere è presidente del Napoli, due volte vicino allo scudetto, buoni piazzamenti, ma senza il colpo vincente.
Paolo Rossi fu quindi la che è sempre dietro l’angolo.

Il Vicenza l’aveva in comproprietà dalla Juventus per 100 milioni di lire. Dopo due stagioni e 39 gol del bambino prodigio, le buste decidono la comproprietà. Presidente del Vicenza è Giussy Farina, 46 anni, di ricca famiglia latifondista.
Presidente-contadino con tante fattorie, un grande faccione e grandi baffi, collezionava francobolli e Tex Willer, perso dalla musica di Julio Iglesias.

Vive a Palù, campagna veronese, in un villone con caminetti e sala da biliardo, una panca del Trecento, una moglie di sangue nobile e una tribù di figli. Ogni mattina va a snidare passeri e a cacciare fagiani e cinghiali nel bosco vicino casa.
Alle partite del Vicenza indossa un vecchio vestito del padre, suo portafortuna.

Rossi voleva tornare alla Juventus, ma tra i club essati chi si fece avanti fu proprio il Napoli: Ferlaino arrivò a 2 miliardi di lire per la sola comproprietà. E poi tanti benefit per il calciatore, tra cui una villa a Posillipo.
A metà estate sembra che Ferlaino siano vicini al clamoroso colpo. Ma gli sponsor personali di Rossi non volevano andasse a Napoli, squadra poco competitiva; e la trattativa rallentò fino a bloccarsi.

Farina volle risolvere la comproprietà di Paolo Rossi alle buste. Per tenersi il giocatore offrì l’astronomica cifra di 2 miliardi, 612 milioni, 510mila lire valutando il giocatore oltre 5 miliardi.
Boniperti, nella sua busta, scrisse 875 milioni e fu battuto dal presidente contadino.

Farina, con la sua offerta, tenne il giocatore versando alla Juventus la differenza di 775 milioni.
E divenne il presidente più popolare e scandaloso d’Italia. La valutazione dei 5 miliardi per Paolo Rossi sconvolse l’Italia.
uno scandalo che costrinse il presidente della Feder Carraro a dimettersi.

Al ragazzo di Prato, scoperto da Italo Allodi, che ha sbancato in Argentina, pensa Ferlaino.
Il Vicenza con Rossi va male. Giussy Farina ha bisogno di soldi e mette il giocatore sul mercato.
L’Ingegnere è pronto a sborsare 2 miliardi e mezzo di lire. Lo scandalo si moltiplica.

A Napoli insorge il Valenzi, unico comunista della storia di Palazzo San Giacomo: “I miliardi che il Napoli intenderebbe spendere rappresentano una cifra pazzesca, considerando che stiamo parlando di una città angustiata da tanti problemi sociali ed economici.
Inevitabile l’accostamento con l’America latina: grande povertà e sfrenata passione per il . Come , giudico negativa questa operazione”.

L’Ingegnere non le mandò a dire… “Napoli non ha le fogne e non avrà Paolo Rossi. Noi sportivi non ci essiamo di politica, mentre i politici pretendono di essarsi di sport. L’attenzione del verso il Napoli si è risvegliata in occasione di una trattativa presunta quanto infondata”.

Smentì tutto l’Ingegnere che aveva intuitò che non se ne sarebbe fatto nulla. Paolo Rossi rimase un sogno! Ad un passo dal diventare il colpo del secolo.
Paolo Rossi rifiutò di venire a Napoli per il can-can sollevato dall’ipotesi di trasferimento a Napoli.
Farina lo diede in prestito al Perugia per due anni a 700 milioni a stagione.

Poi l’enfant prodige rientrerà alla casa madre juventina che lo pagherà 3 miliardi.

Corrado Ferlaino racconta… “Io andai a Palù, a casa di Farina. Da mi telefona mia moglie Patrizia, la terza. Patrizia era molto amica della moglie di Gino Palumbo che dirigeva la Gazzetta dello Sport. Quel giorno erano insieme e c’era Gino con loro che vuole parlare con me. Vuole sapere che cosa ci faccio a Palù. Ero grande amico di Palumbo, ma devo tenere nascosta la trattativa perché, se esce sui giornali, va all’aria. Dico a Palumbo che sto trattando con Farina l’acquisto di un casolare. Non potevo dirgli la verità. Ma il giorno dopo, Farina spifferò al Corriere dello Sport che il Napoli trattava Paolo Rossi. Successe un putiferio. Furibonda fu l’ira di Palumbo, tradito dalla mia bugia e bruciato dalla concorrenza del giornale sportivo romano. Così l’acquisto andò in fumo. Palumbo non mi rivolse la parola per un anno. Poi facemmo pace”.

Rossi ha avuto molte cose in comune con Baggio: la popolarità, il Vicenza e le ginocchia.
Paolo si operò tre volte quando era ancora un ragazzo nella Primavera della Juve. Allora si diceva che si era rotto il menisco, non c’era artroscopia. Per capire dovevi aprire. E spesso si trattava di legamenti saltati.

I dolori lo accompagnarono sempre, diventando insopportabili a 28 anni, quando smise di essere se stesso. A trenta chiuse la carriera.
L’ultimo sussulto furono 2 gol all’ con la maglia del Milan, gli unici di quella stagione. Dopo divenne memoria di se stesso.

Cercò altre strade. Aveva una società a Vicenza con il suo vecchio compagno Salvi, assicurazioni e imprese edili.
Aveva un figlio di quarant’anni che dava una mano.

Non ha mai pensato di fare l’allenatore ed il non lo ha mai cercato troppo.
Era ingombrante e non legato a nessun carro. Con la Juve aveva vinto un campionato segnando 13 gol, ma anche perso una finale Champions.

E comunque quella era la Juve di Platini, Boniek e Boniperti, non la sua.
Non aveva retroterra come ex se non a Vicenza.
Così è diventato opinionista, tanti anni a Sky altri alla Rai.
Anche se il in tivvù lo annoiava.

Il 1980 fu la stagione terribile: due anni di squalifica per il caso delle scommesse clandestine.
Lo racconta molto bene nei due sulla sua vita. Pensava si accennasse a uno di quei pareggi che erano convenienti a tutte e due le squadre. Non restò più di cinque minuti in quella compagnia, portato da un compagno mentre giocava a tombola.
La domenica fece due gol, questo lo condannò, fece sembrare il pareggio convenienza.
Ma di gol ne aveva fatti tanti anche prima.

Il penale assolse lui e tutti gli altri giocatori. Paolo si fece in silenzio i due anni di squalifica. Il secondo lo passò ad allenarsi con la Juve che lo aveva rivoluto.

Fu attaccato spesso in quel periodo. Molti si dimenticarono di lui. Tranne Enzo , ripagato nel mitico Pablito!
Paolo era così, non voleva complicazioni, accettava tutto. Nella sua voglia di vivere sereno.

Non si arrabbiò nemmeno quando in tutto il mondo le agenzia di stampa rimbalzarono la storia che lui e Cabrini erano fidanzati, ovvero gay!
Erano in camera insieme ai e amici di sempre. Ed un giornalista italiano, Antonio Corbo del Corriere dello Sport, scrisse che nell’ora di libertà Rossi e Cabrini stavano sul balcone mano nella mano come due fidanzatini.

Corbo provò a difendersi: era una battuta innocente. Nel non esiste l’innocenza, figuriamoci in un Mondiale. E dal casino che ne scaturì cominciò il silenzio stampa che fece degli Azzurri una squadra irresistibile.
Il giorno dopo, la notizia, quando all’aeroporto di arrivò il Brasile, la prima cosa che chiese Socrates fu: “Ma è vero che Rossi e Cabrini sono maricones? Gay…?”

Paolo la prese poco sul serio e 25 anni dopo, al suo matrimonio nel villaggio sopra Bucine, al tavolo con Cabrini, raccontò che a Vigo si erano messi veramente paura: avevano avuto lo stesso fungo sul torace, come se uno l’avesse attaccato all’altro.

Paolo ci mancherai. Tanto. Eroe della mia e dei miei primi passi da giornalista!

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