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Moratti salva l’Inter e il calcio italiano!

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di Paolo Paoletti – ‘Un indonesiano a Parigi’, film in proiezione a o al prezzo di 350 milioni di euro!

Erick Thohir è di fatto il nuovo boss dell’. Rileverà il 70% della società e il comando con 2 soci Soetedjo e Roeslani. Moratti vuole AngeloMario vicepresidente, erede e garante del 30% Moratti con diritto di veto sulle operazioni più onerose.

Il tutto possibile solo per l’arrivo messo in agenda della potentissima famiglia Bakrie, numero 1 della finanza asiatica. Senza i suoi soldi non se ne sarebbe fatto nulla.
Entro 1 mese, Moratti firmerà la cessione…una settimana prima del prossimo versamento in capitale tra 60 e 80 milioni. Insomma debiti.

Trattativa lunga, pesante, spigolosa come merita il prezzo di acquisto. Svolta storica quanto scontata per il calcio italiano.
Questo è il punto, per cui dobbiamo tutti noi che facciamo parte del mondo-calcio, ringraziare Massimo Moratti.

Il primo decennio del Duemila ha rilanciato ciò che gli Anni Ottanta preannunciarono con l’irruzione di Silvio Berlusconi.
Il calcio non era più un hobby di famiglia come per gli Agnelli, lo stratagemma per amicizie potenti e intrallazzi come per Ferlaino, la condizione per ottenere grandi finanziamenti dalla banche come per i Viola.
Il calcio era diventato il grimaldello del consenso popolare , la chiave di business , il rubinetto per fare ‘nero’ con i giocatori stranieri, pèer produrre tv a basso costo e grandi incassi pubblicitari.
Con questo obiettivo Berlusconi irruppe, con un ‘oversize’ che porto il calcio italiano fuorigiri. Un esempio per tutti…il ratto di De Napoli al Napoli dello scudetto a 4 miliardi di stipendio netto per lasciarlo in panchina!

Un segnale per tutti, per gli intrusi fastidiosi come Corrado Ferlaino che per la convergenza in parte fortuita in parte voluta mise insieme il più grande giocatore del Mondo, Diego Maradona, è il più grande manager di calcio, Italo Allodi.
Cominciò allora il calcio-business strategico che dopo trent’anni e l’Europa Unita, oggi esprime una misura incontenibile per il contesto italiano… minimo continentale, spesso mondiale.

Così, americani (Manchester United) e russi (Chelsea), quindi gli arabi (City e ) sono sbarcati prima in Premier League poi altrove aprendo la strada al nuovo colonialismo sportivo: la guerra del pallone.

Massimo Moratti in 18 anni ha vinto 16 titoli, rinverdito l’epopea di Papa Angelo, conquistato un posto nella storia del calcio con il Triplete: oltre 1 miliardo, molte fesserie, ma anche la grande intuizione Mourinho sigillo di grandeur.
Una storia ricominciata il 25 febbraio 1995, quasi per festeggiare i 50 anni ed i 7 milioni di isti figli dei mitici Anni Sessanta, la Grande euromondiale di Sarti Burnic, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola Boninsegna (Peirò), Suarez Corso.

Angelo Moratti vinse 3 campionati, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe continentali. Massimo ha in bacheca 16 titoli: 5 scudetti, 4 coppe italia, 4 supercoppe italiane, 1 , 1 Coppa Uefa, 1 Coppa del mondo per club.
E 45 anni per riconquistare la Coppa dei Campioni.

Il licenziamento di Benitez fu il primo segnale di sfaldamento. La storia era arrivata alla fine. è la boccata d’ossigeno nella tempesta: fuori dall’Europa, nono in campionato, esclusione, eliminato dalla Coppa Italia, 16 sconfitte (record assoluto), 57 gol presi in 38 partite. E una montagna di debiti…1,25 miliardi, ripianati per 750 milioni.

“I debiti, parlate solo di quelli, ma è un errore di prospettiva. Il debito dell’ è simile a quello di altre grandi società e non mi preoccupa – ha spesso chiarito Moratti – potrei tranquillamente continuare da solo. Il problema non sono i debiti, il vero problema è il fatturato. Sono le risorse necessarie per lo sviluppo: un tema commerciale, se proprio non vogliamo definirlo industriale, che nel calcio suona brutto… Ciò di cui mi preoccupo è il futuro da cui non può prescindere l’espansione del marchio sul mercato ”.

Idea chiara dei tempi… “Per anni il calcio italiano, e mi assumo la mia parte di colpe, ha vinto all’estero sul campo, ma finanziariamente ha giocato una partita assolutamente . Perdendola. Vive di diritti televisivi e di colpi di mercato. Servono, creano identità e coesione tra i tifosi, primo patrimonio di una squadra, ma oggi siamo incapaci di fare sistema, con stadi vetusti, senza attrattiva di esse . Fare sistema di mercato all’estero è lungo, difficile, costoso. E la concorrenza fortissima. Un socio asiatico, per esempio, quel mercato fondamentale te lo porta in casa. Cambiare indirizzo e abitudini manageriali. Ti apre al mondo ed a nuove risorse, ti nazionalizza più di un Triplete…”.

Ecco il segreto, ecco perchè Massimo Moratti ha venduto l’, salvando l’esposizione bancaria e fornitori, certificata dal o al 30 giugno 2012, in 214 milioni di euro! Insopportabile anche per un presidente che, in 18 anni ha speso 1 miliardo e mezzo di euro e deve fare i conti anche con la Saras, cassaforte di famiglia.

Moratti ha annunciato che non sarà più presidente, magari chiudendo la stagione in corso. Arriva Thohir, i suoi essi indonesiani, un socio straricco che vende carbone in tutta l’Asia, metodi di lavoro che guardano solo i risultati.

Già nel 2011 la potente famiglia Bakrie – un patrimonio stimato 2,1 miliardi di dollari – tra le più ricche dell’Indonesia, per differenziare i propri investimenti, aveva deciso di puntare su quote azionarie di club europei. Acquisito il 20% del Leicester City, il clan puntò l’Anderlecht, 30 volte campione del belgio… “Vogliamo dare ai talenti indonesiani la possibilità di giocare all’estero – spiegava un portavoce della famiglia – puntiamo sul Belgio perchè ha regole di immigrazione più flessibili”.

Neanche Rothschild è riuscito a contrastare l’ascesa dei Bakrie i quali 2 anni fa avevano messo asset minerari dentro Bumi per quotarli, insieme ai Rothschild, a Londra.
Aburizal Bakrie, il capofamiglia primogenito di Achmad Bakrie iniziatore della dinastia, sarà candidato alle elezioni presidenziali indonesiane del 2014.

E’ questo il prossimo futuro dell’, già presente in Italia con James Pallotta alla , e gli Emirati che aspettano il .
La Juve resiste grazie all’ennesimo sacrificio Exor, un riuscito cambio generazionale, l’espansione in America.
E gli altri?
Restano i , molto radicati sui mercati nazionali con Tod’s e l’abbigliamento trandy e Aurelio De Laurentis, l’ultimo dei pigmei…”Non venderò mai il Napoli agli Sceicchi”, ripete sull’argomento il cinepresidente.
Chiedete a Moratti se la notte del Triplete al Bernabeu, immaginava di dover vendere l’ a sconosciuti indonesiani…
Sono passati appena 3 anni!

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