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Mille giorni per sperare, molto meno per votare: Renzi, ultimo giro!

++ Renzi, riforme non perché lo dice tecnocrate alieno ++

di Romana Collina - Eugenio Scalfari lo ha detto chiaro da Giannini nel nuovo Ballarò: Renzi è pronto per andare al voto!
Il fatto è che l’acqua bolle da tempo e si è consumata ma la pasta è rimasta lì…

Mille giorni per “rimettere in pista l’, ultima chance di un paese che per 20 anni ha perso troppo tempo”.
Matteo Renzi indica alle Camere l’orizzonte del 2018 per fare “tutte insieme” le . Ma la durata della legislatura non è incondizionata per il ma legata alla capacità del Parlamento di mandare in porto i provvedimenti. Un chiaro avvertimento alle tante resistenze, talvolta trincee, che già si levano contro quelle che il indica come le due urgenze: la riforma del lav, da fare subito altrimenti il procederà per decreto, e la legge elettorale. Dopo mesi di assenza, il torna davanti alle Camere dopo il cambio di passo del , non “una dilazione” ma “il cartello di recupero” perchè “l’ ha arrestato la caduta ma questo non basta”.

Per realizzare il suo programma, il dice di “essere disposto a perdere consenso” ma mai “a vivacchiare”. Per questo, pur escludendo più volte l’intenzione di tornare alle urne, Renzi ammette di rispettare i tanti, soprattutto tra le la dei fedelissimi, che, davanti agli ostacoli, gli consigliano di andare al voto. “Dal punto di vista utilitaristico magari mi converrebbe e certo non abbiamo paura delle elezioni anticipate ma vogliamo mettere l’ davanti”, sostiene il sdando a Palazzo Madama gli attacchi grillini. A patto, però, chiarisce, che “ogni valutazione sul passaggio elettorale deve essere preceduta dalla valutazione sulla capacita’ di questo Parlamento di fare le nei pmi tre anni”. Renzi, quindi, prova ad andare no in fondo. Con un cronoprogramma che tenga insieme la legge elettorale, “da approvare subito” entro l’anno, le istituzionali e quelle economico-sociali. “Altro che benaltristi” torna all’ di opinionisti, e “professionisti della tartina” che metterebbero le economiche in testa all’agenda di . Il tira dritto e sembra poco disposto a concedere margini di manovra ai frenatori dentro e fuori il Parlamento. Non a caso lancia la sda sulla riforma che, a partire dal Pd, sta creando divisioni e scontri: la nuova legislazione sul Lav.

“Non c’è cosa più iniqua e meno di sinistra – attacca – che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B, dobbiamo superare un mondo del lav basato sull’apartheid”. O la commissione al Senato concluderà entro ottobre l’esame del ddl delega o “altrimenti siamo pronti anche a venire con misure di urgenza”, un decreto che il sarebbe pronto ad approvare per fare la sua riforma degli ammortizzatori sociali e dei contratti, tutele dell’art.18 incluso. Se ancora non fosse chiaro, Renzi non teme gli scontri e usa l’emiciclo di Montecitorio per lanciare un messaggio anche ai giudici. “Non consentiamo ad un avviso di garanzia di cambiare la aziendale di questo Paese”, è il garantismo espresso dal che si schiera al anco dell’Eni e riceve gli applausi di . C’è un fronte che però il preferisce non aprire nella sede istituzionale del Parlamento: l’affondo contro le “lezioni” impartite dai tecnocrati Ue. Certo, chiarisce che “l’ chiederà conto dei 300 mld di investimenti promessi da Juncker” e chiede di votare le “non perchè c’è un soggetto tecnocratico e alieno che ci dice cosa fare” ma perche’ “servono all’. Ma preferisce la direzione del Pd per mandare a dire a Bruxelles che la battaglia per la crescita è solo agli inizi: “Dobbiamo ingaggiare non un corpo a corpo ma una sana discussione” perchè “la parola crescita entri nel vocabolario europeo”.

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