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La glaciale ‘Masha’ ha detto stop, l’omaggio di Djokovic: “carriera fantastica!”

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Una grande combattente e modello e ispirazione per tutti i giocatori di tennis: Novak Djokovic ha reso omaggio a che ieri ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica. Il numero uno della classica si è detto dispiaciuto per l’uscita di scena della campionessa russa che, ha osservato, “merita l’applauso di tutti. Ha subito vari infortuni, operazioni, ma ha sempre combattuto per tornare a giocare. Ha una mentalità da campione, e mi dispiace che tutto si sia dovuto concludere a causa degli infortuni. Maria può essere era per la carriera fantastica che ha avuto”.

15 anni fa Wimbledon scopriva una nuova dea che avrebbe fatto guardare al mondo del tennis con occhi diversi. No, non era semplicemente un’altra Anna Kournikova, era di più. Era più forte, più determinata, più glaciale a rete e da fondo campo. A soli 17 anni conquisto il suo primo Wimbledon e da allora ha messo in bacheca altri quattro del Grande Slam, è stata a lungo la numero uno al mondo e ha conquistato anche l’argento nelle di Londra 2012 perdendo in nale contro Serena Williams.

Ma c’è di più perchè, come detto, insieme alla Kournikova e alla Ivanovic, ha fatto vedere il tennis con occhi diversi. È stata inserita più volte nella top 50 delle donne più belle al mondo ed è una delle tenniste che ha guadagnato di più di sempre fra campo e ricavi pubblicitari.
Ieri Masha ha detto basta con il tennis giocato. Ma nel suo futuro ci sarà ancora spazio per essere sempre la star glaciale.

Nata 32 anni fa nella steppa siberiana, ha dato l’annuncio del suo ritiro dalle competizioni come si addice ad una star dello sport, al suo sico da modella ed alla sua passione per la moda ed il glamour: con una lettera pubblicata da Vanity Fair e Vogue. Vincitrice di cinque tornei del grande Slam (l’ultimo il del 2014), è entrata nella storia per essere stata la prima numero uno del ranking di nazionalità russa (nel 2005) e per aver vinto Wimbledon a soli 17 anni. Ma anche per la squalica causa doping, dopo la positività al meldonium durante gli Australian Open del 2016, che le costò uno di due anni, poi ridotti dal Tas a 15 mesi. “Come ti lasci alle spalle l’unica vita che tu abbia mai conosciuto? Come ti allontani dai campi sui quali ti sei allenata da quando eri una bambina – si chiede – il gioco che ami, che ti ha portato lacrime e gioie indicibili, lo sport in cui hai trovato una famiglia, insieme ai fan che ti hanno seguito per oltre 28 anni?”. A lungo la tennista più pagata del circuito, soprattutto grazie a sponsor milionari, secondo Forbes dal 2005 al 2011 una delle 100 celebrità più potenti del pianeta, Sharapova ha scoperto prestissimo la sua strada. A sei anni conobbe Martina Navratilova, che intuì le sue potenzialità e le consigliò di trasferirsi con il padre negli Stati Uniti, cosa che fece nel 1995, per frequentare l’Accademia di Nick Bollettieri. “Ho attraversato il mondo per arrivare in Florida con mio padre – ricorda oggi – All’epoca tutto mi sembrava gigantesco. L’, l’aeroporto, l’ampia distesa americana: tutto era enorme, così come il sacricio dei miei genitori”. All’inizio “le ragazze dall’altra parte della rete erano sempre più vecchie, più alte e più forti”. La vittoria a Wimbledon “mi sembrava un buon punto di partenza. Ero una ingenua diciassettenne che collezionava francobolli, ed ho impiegato del tempo a capire la portata di ciò che avevo fatto”. E ancora, i sacrici (“una fetta di pizza in più? Meglio di no”), i dubbi (“avrò fatto abbastanza per affrontare il pmo avversario”), la sofferenza sica (“nel tempo i miei tendini si sono slacciati come una corda”). Lo scorso agosto, agli US Open, il primo segnale che il momento di lasciare la racchetta era vicino. Quel giorno per il dolore ad una spalla “già entrare in campo sembrava una vittoria”. Il tennis, conclude Sharapova – oggi scivolata al n.373 del mondo – avviandosi verso il futuro, “mi ha dato una vita. Mi mancherà ogni giorno”. E’ “stato anche la mia montagna. Il mio percorso cosparso di valli e deviazioni, ma i pano dalla sua cima erano incredibili”.

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