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Il Cupolone: sono 37 gli arresti, mai tanta la vergogna…

MAFIA CAPITALE: CARMINATI NON RISPONDE,PANZIRONI RESPINGE ACCUSE

di na Collina - Il blitz con gli arresti di 37 persone dell’inchiesta sulla mafia na che sta terremotando la vita istituzionale della Capitale è avvenuto esattamente 8 giorni fa. Il primo ad essere bloccato nell’operazione “Mondo di mezzo” è stato quello che inquirenti ritengono essere il capo del Clan, Massimo Carminati. L’ Nar e presunto appartenente alla Banda della Magliana è stato bloccato mentre a bordo di un’ auto si stava allontanando dalla sua villa a Sacrofano, a pochi chilometri da . Con l’ terrorista nero sono finiti in carcere anche amministratori locali, manager di municipalizzate e imprenditori. Per l i pm di piazzale Clodio contestano il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Gli indagati per la procura di sono circa un centinaio e tra l’ l’ sindaco di , Gianni Alemanno, e l’assessore alla casa della giunta Marino, Daniele Ozzimo e il presidente dell’assemblea capitolina Mirco Coratti, entrambi del Pd, che si sono già dimessi pur dichiarandosi “estranei”. Indagato anche il responsabile della Direzione Trasparenza del Campidoglio, Italo Walter Politano così come l’imprenditore Gennaro Mokbel, già coinvolto nella maxi Tis e Fastweb.

Dietro le sbarre anche l’ ad di Ente Eur Riccardo Mancini, l’ vicecapo di gabinetto del Campidoglio Luca Odevaine, l’ ad dell’Ama Franco Panzironi, l’ dirigente del servizio giardini del Comune di Claudio Turella e il dirigente dell’Ama Giovanni Fiscon. A Regina Coeli anche tutta la “cupola nera”, quella rete di collaboratori e faccendiera che fa riferimento al “Re” Carminati come Riccardo Brugia, il manager Fabrizio Franco Testa, il presidente della cooperativa 29 Giugno, Salvatore Buzzi e Nadia Cerrito, la donna cui l’organizzazione aveva affidato la gestione del “libro nero”, una sorta di contabilità del sistema di tangenti con cui il clan mungeva la macchina amministrativa della Capitale.

L’indagine della Procura di ha radici lontane che risalgono al settembre del 2011 quando Roberto Grilli, skipper no di 51 anni, fu fermato al largo di Alghero con 503 chili di cocaina a bordo della sua barca a vela “Kololo II”: a tradirlo un’ avaria. Grilli comincia a raccontare il “sistema Carminati” e a scoperchiare la pentola del malaffare, dei mille traffici illeciti del clan. Grilli collabora e diventa la “gola profonda” che chiarisce ruolo, struttura, affari dell’organizzazione e dei vari componenti. Riconosce e identifica tutti gli uomini di Carminati e disegna l’orgaramma. Successive indagini (chiamate Catena e Catena II) tracciano il sistema illecito di Mafia Capitale e la sua capacità di penetrazione nella pubblica amministrazione. Dal dei rifiuti a quello per l’accoglienza agli tracomunitari. E ancora: usura, gioco d’azzardo e appalti, tutto gestito da un comitato d’affari permanente che aveva locutori bipartisan pronti a scendere a patti con il clan.

Sterminato il di penetrazione della cupola, a volte anche millantato: dagli enti locali al Viminale, dalla Prefettura al Vaticano tramite alcune congregazioni religiose. Gli uomini di Carminati si muovono a tutto campo. Gestiscono e controllano sia la malavita locale, in particolare quella di Nord, in mano -secondo l’inchiesta- ad un ultrà della Lazio, Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, ma riescono ad accaparrarsi commesse e appalti importanti e milionari grazie ad agganci in “alto”, avvindo e corrompendo imprenditori e di amministrazioni. Nella l rete anche politici. Le indagini non si fermano. Sono cento i nomi su cui i magistrati stanno ancora indagando. Tutti iscritti nel registro degli indagati. La non finisce qui.

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