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Lo smartworking è per i ricchi: la relazione ‘in presenza’ non è riproducibile!

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di Mauro Leonardi *

Alla fine, per volere di , lo stato d’emergenza verrà prgato almeno fino al 15 ottobre. Questo significa, tra le tante cose, un impatto ancora maggiore dello smartworking su tutti noi: per questo motivo, forse, dovremmo cominciare ad avere un idea meno felice e zzata di quella che è sembrata essere una svolta paradisiaca per molti.

Pensiamo a quanto accaduto durante il lockdown al mondo della : l’insieme di lezioni più rogazioni più consigli di classe più riunioni di professori… via web.

Un liceale che ha una stanza tutta per sé in una casa tranquilla, che non deve pensare né alle pulizie né a far da mangiare, e soprat, può disporre come vuole dei suoi devices (pc, ipad, smarphone) si trova in una situazione radicalmente diversa rispetto a chi ha un solo pc vecchio che deve essere condiviso con il papà, la mamma e il fratellino, e abita in un bilocale che è l’unico spazio dove trascorrere l’a giornata.

La fatica per essere attenti dei secondi non è paragonabile a quella dei primi. Come concentrarsi sulla prof che parla mentre, a pochi metri di distanza la sorellina fa ginnastica simulando le pertiche avvinta all’attaccapanni vicino alla porta d’entrata e mamma passa la cera?
Oppure chi, avendo un pc scadente, vive in un paesino dove la connessione è cattiva e salta ogni dieci minuti…si può pensare che sia nella stessa situazione della compagna di classe che abita ai Parioli?

Il professionista, il manager di livello, chi ha una vita agiata e svolge una mansione d’ufficio può trovare bello, perfino divertente, fare le riunioni via zoom dalla propria scrivania insiata, ma una uomo, o un badante, che possono lavorare solo “di presenza”, perché fanno le pulizie e accudiscono persone, come se la cavano? E cosa dire dei ? Un giovane fisioterapista che si sta facendo la clientela andando di casa in casa come se la caverà? Prende la e si sposta, direte voi. Risposta sbagliata. Perché il fisioterapista agli inizi della carriera (come accade per moltissime altre professioni) ha una clientela stentata residuale, cioè di gente povera che, essendo rimasta con niente o pochi , li spende per mangiare e per quanto riguarda il mal di schiena, il torcicollo e la sciatica preferisce tenerseli stringendo i denti.

Non sono solo riflessoni che nascono dall’esperienza personale o dal sentito dire ma amare conclusioni dovute ai dati dell’Inapp, che dicono che lo smart working facilita i ricchi, i brillanti, i migliori, e penalizza i poveri, meno intelligenti o meno fortunati che siano.

Per colpa dello smart working è come se in una grande città, d’un colpo, rimanessero in piedi solo i ristoranti e gli alberghi di prima categoria.
Una società non è così. Un tessuto collettivo è fatto anche di bancarelle, pizzerie al taglio, fast food e trattorie alla buona.

Lo smart working che continuerà e che, dopo la decisione di , continuerà in maniera ancor più veloce, più vertiginosa ed accelerata, aumenterà le differenze i, e le tensioni.

E lo Stato, già colpevole, dovrà venire! Con sussidi e tagli alle tasse.
Lo smart working quindi ha certamente aspetti positivi. Combattono traffico ed inquinamento.
Ma gli aspetti positivi sono meno di quelli negativi.

Quindi attenti alle favole che ci raccontano che sia solo un rendere il lav “più intelligente”.
Non è così.

* da AGI

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