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Covid, l’Italia ha 700 morti al giorno ma il tema è Natale: il WP racconta lo sconcio del Bel Paese!

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Un prete passa le giornate a scorrere i nomi dei morti, pensando a come le persone ancora positivi al Covid niscano all’altro mondo!

Il Whashington Post apre così il report sulla seconda ondata na, quella con 700 morti ogni giorno tutti i giorni, uno strazio percepito zero.

E’ un reportage su percezione e assuefazione. Sull’ emblematica di uno della pandemia, nel quale i pericoli persistono ma tanti sono ormai desensibilizzati, stanchi e preoccupati per la sopravvivenza economica.

E’ troppo anglosassone il WP per sottolineare l’ironia del ministro della Salute di nome Speranza costretto a tranquillizzare gli ni sul come sarà il , almeno quello commerciale.
Ma il senso dell’articolo è tutto qua: un intero Paese dibatte su quanti posti a tavola potremo riservare ai parenti per il cenone mentre muoiono circa 700 persone ogni 24 ore.

Fa specie persino negli Stati Uniti, dove il livello di (dis)attenzione per la pandemia ha fatto carne!

“In – scrive il WP – la morte non è più registrata come una tragedia divorante. Ma la tragedia è comunque lì: si svolge in modo più silenzioso, nelle case di cura, negli ospedali e negli ospizi. Circa 10.000 persone sono morte a causa del coronavirus in solo questo mese, un tasso di mortalità pro capite più che doppio rispetto a quello degli Stati Uniti“.

“In una settimana in cui l’Europa ha registrato un morto di Covid-19 ogni 17 secondi, secondo l’Organizzazione della sanità, l’ ha pagato il prezzo più alto del continente: 731 persone un giorno, 753 il successivo…”.

Ma è come se ci fossimo assuefatti al pericolo. Dopo lo shock della primavera, passata ad esplorare ogni anfratto della retorica più limacciosa (l’inno cantato al balcone, il mantra “andrà tutto bene”), aiamo ballato in estate e aiamo accettato di giocare alla roulette russa in autunno: risultato, 700 morti un giorno dopo l’altro, raccontati sempre alla stessa maniera che disinnesca la paura nella sopportazione, perchè purtoppo ci si abitua a tutto. Pure alla morte.

Ma non è una resistenza consapevole, questa. E’ una rincorsa alla negazione terapeutica. Al 23 novembre le case sono già aigliate per il , come a mettere un punto: sarà come sempre.

Lo scrive meglio il Whashington Post…
“Per coloro che non sono vittime dirette, per questo comportamento ci sono ragioni che vanno oltre la diminuzione dello shock che la seconda ondata ha prodotto, non con lo stesso grado di allarme. Il senso di solidarietà si è eroso mentre il paese cade sempre più in difcoltà economiche. E a differenza della prima ondata, le morti sono state spalmate geogracamente, in modo che le immagini della crisi non risultino altrettanto tragiche: niente camion milii fuori dagli ospedali, niente necrologi locali di 11 pagine. Ora i necrologi riempiono il giornale, ma i sopravvissuti piangono da soli“.

“Anche gli ospedali nelle zone più colpite dicono di poter evie di scegliere chi vive e chi muore, in parte trasferendo i pazienti in altri ospedali con posti letto disponibili. Anche il tasso di mortalità per i pazienti gravi è inferiore, grazie a migliori trattamenti e alla comprensione della malattia”.

Ma non è il sistema saniio il problema. In un Paese che ha passato gli ultimi due mesi a ‘pentirsi’ per aver sprecato tutti i sacrici della primavera aprendo conni e discoteche ad agosto, siamo punto e a capo: invochiamo la pausa natalizia, come se la festività religiosa garantisse un’immunità. Replicando come pesciolini rossi impazziti in una boccia tonda gli stessi errori dell’estate.

Il ministro della Salute, Speranza, ha già annunciato che se – come si prospetta – tutta l’ verrà ridotta a “zona gialla” per le feste, la libera circolazione tra le regioni non potrà essere impedita. Ma “serve cautela”. Affermazione che ha lo stesso paternalistico valore precettivo dell’invito alla sobrietà del premier Conte, quando qualche giorno fa ammoniva:

“A doiamo già predisporci a passare delle festività in modo più sobrio rispetto ai Natali scorsi e ci auguriamo rispetto al prossimo. Quindi niente veglioni, festeggiamenti, baci, aracci: questo non è possibile. Ma guardate che, al di là delle valutazioni scientiche, qui occorre buon senso”.

Senza peraltro predisporre misure per evie che i festeggiamenti trascendano mettendo in pericolo la tenuta della pulica sanità nelle settimane a venire.

Conte aveva pochi giorni fa detto che il “è anche un momento di raccoglimento spirituale, quindi farlo con tantissime persone non viene troppo bene”.

La nostra repulsione siologica alla continenza e è ora su uno dei più autorevoli quotidiani del mondo. Che scrive dal pulpito degli Stati Uniti. Per come ce la siamo raccontata nei mesi scorsi (“aiamo fatto vedere come si fa al resto del mondo), ora pretendiamo che la narrazione regga nonostante tutto.
Aiamo un tasso di mortalità doppio rispetto agli USA, un termine di paragone tico. Ma ci dibattiamo sul numero dei parenti ammessi a tavola, come le anguille nei vasconi la sera della vigilia.

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