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La Laure serve: 60% del lavoro ai pezzi di carta. 2013, vince Economia.

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di Serena Paoletti – Il 16 settembre comincio l’ultimo anno di liceo scientifico al Mercalli di . Ad aprile 2014 dovrò decidere a quale facoltà iscrivermi e questa estate ho partecipato alla settimana di orientamento Luiss Summer School. Non sceglierò economia.
Leggo però che proprio economia, con ingegneria e medicina, sono le lauree più ricercate dalle aziende che intendono assumere entro il 2013. Un dato reso noto dal sistema informativo Excelsior-Unioncamere.

La crisi sembra che operi una selezione verso l’alto: chi ha il famoso ‘pezzo di carta’ occupa il 60% delle opportunità di lavoro programmate. In pratica, su 367mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese, 58mila sono riservate ai laureati e 160mila ai diplomati, occasioni in crescita rispettivamente dell’1,4% e del 2,6% rispetto al 2012. Tira l’Università, meglio il diploma di maturità.

La sintesi è: meno posti di lavoro, più qualificati. Selezione in atto che la crisi sta operando nell’offerta di lavoro. Dall’analisi degli indirizzi di studio più ricercati dalle aziende, le quote di assunzioni riservate a laureati e diplomati si attestano rispettivamente al 15,9% e al 43,5% del totale di quelle programmate, meglio del 2012.

Tra i laureati, i più ricercati continuano ad essere quelli che hanno scelto una laurea in economia (17.040 assunzioni, il 29,2% di tutti i laureati cercati dalle imprese), seguiti dai colleghi di ingegneria elettronica e dell’informazione (7.600 assunzioni, il 13% di quelle con laurea) e da quelli con indirizzo di studi sanitario e paramedico (4.790, pari all’8,2%).

Tra i diplomati, l’indirizzo di studi più ricercato in assoluto è quello delle discipline amministrative e commerciali (37.640 assunzioni, il 23,6% di quelle per cui serve un diploma), seguito dall’indirizzo meccanico (14.890, il 9,3%) e da quello turistico-alberghiero (10.870 le entrate, pari al 6,8% dei posti disponibili ai possessori di un titolo di studi secondario e post-secondario). “La domanda di lavoro delle imprese è la foto fedele delle prospettive del tessuto produttivo – dice il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – In questi anni, l’Italia è rimasta competitiva grazie alla qualità che sa produrre e alla capacità delle sue imprese più dinamiche di earla sui mercati .

Per queste, la sfida si gioca al rialzo e dunque crescono i fabbisogni di personale altamente qualificato e già preparato ad essere operativo in azienda. Chi invece non riesce o non può agganciarsi ai percorsi della globalizzazione, perché il suo orizzonte è il no, si vede costretto a ridurre gli investimenti su nuove risorse umane. E’ un ulteriore segnale che, se non si fa uno sforzo straordinario per rilanciare la domanda na – aggiunge Dardanello – si rischia di impoverire il capitale più prezioso di milioni di piccole e piccolissime imprese, che è dato dalle persone che ci lavorano”.

Da una parte questi dati fanno sperare che l’impegno trovi un barlume di speranza. Ma mi chiedo… chi non ha passione per queste discipline, cosa deve fare? Posso testimoniare infatti che l’entusiasmo è ancora l’unica vera molla per ottenere risultati. E neanche la paura della crisi può sostituirlo.

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