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Juve-Ferencvaros, e torna il ’65… bianconeri sempre succubi del complesso Europa!

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La sfida contro il Ferencvaros alla Juventus riporta alla mente la sua prima finale inter persa. È il 1965, i Beatles invadono con la loro musica gli USA e proprio da oltre oceano sta nascendo la rivoluzione musicale destinata a segnare per sempre un “prima” da un “dopo”, forgiando quella matrice musicale che caratterizzerà il resto del ’900.
La Juventus, se si eccettua la finale di Coppa delle Alpi vinta nel 1963 a Ginevra contro l’Atalanta, gioca per la prima volta nella sua storia una finale europea, la finale della Coppa delle Fiere contro gli ungheresi del Frencvaros. E perde.

LA JUVENTUS DI HH2 – La Juventus del dopo Umberto Agnelli è una Juventus che stenta a ritrovare il suo posto nelle gerarchie del . Vittore Catella, il nuovo presidente della Juventus, nell’estate del 1964 con l’auspicio di aprire un nuovo ciclo va a pescare in Spagna il paraguaiano Heriberto Herrera, il profeta del “movimiento”. Sistema di gioco basato essenzialmente sulla difesa, il “movimiento” di Heriberto Herrera presupponeva un gioco di squadra votato al movimento continuo per attaccare gli spazi e al pressing, dove il talento del singolo doveva essere sacrificato al bene supremo del gioco corale. Tanto che il buon HH2 entrerà ben presto in rotta di collisione con Omar Sivori, la stella bianconera che aveva già collezionato gli scalpi di alcuni allenatori ma che, al contrario, dovrà arrendersi al tenace paraguaiano. Come suggerisce Bruno Costa Laia nel volume antologico edito da Bradipolibri A-i é gnun ëd pì che noi! dedicato alla storia della Juventus in piemontese, “(…) se in il gruppo non riesce ancora a insidiare le milanesi e il Bologna, il lavoro del tecnico e la tenuta atletica generale si fanno sentire nell’arco dell’anno.” Tanto che nell’estate del 1965 la Juventus arriva in finale di Coppa delle Fiere.

LA COPPA DELLE FIERE – Poco dopo la fine della Seconda guerra le società calcistiche del “Vecchio Continente” sentono sempre più urgente la necessità di potersi confrontare tra loro. Già agli albori degli anni’50 il vice presidente della l’elvetico Ernst Thommen aveva caldeggiato – senza successo – la creazione di una competizione aperta ai europei. La UEFA non era ancora nata, ma l’idea di una competizione europea non cade nel dimenticatoio. ruota attorno all’idea di creare una competizione calcistica da affiancare alle manifestazioni fieristiche commerciali. Tali fiere campionarie internazionali servivano anche per il rilancio economico della città europee dopo i disastri della guerra, tanto che erano espressamente previste nel Piano Marshall. Nel 1955, mentre al di fuori dell’egida della neonata UEFA si progetta la creazione di quella che sarebbe diventata la Coppa dei Campioni, viene deciso di rispolverare l’idea di Thommen. È così che il vice presidente della Thommen, il segretario della FA Stanley Rous e il presidente della FIGC Ot Barassi danno vita nel 1955 alla Coppa Inter delle città di fiere industriali, meglio nota come la Coppa delle Fiere, aperta a squadre di città europee sedi di fiere internazionali. La prima edizione del 1955 termina soltanto nel 1958 perché il regolamento prevede che le partite – nel limite del possibile – vengano disputate in coincidenza con il periodo fieristico delle città interessate. Questo produce una dilatazione oltremodo eccessiva, tanto che con le edizioni successive verrà progressivamente eliminata e la manifestazione andrà mano a mano perdendo la sua peculiarità iniziale. La Roma vince nel 1961 la terza edizione della Coppa e resterà l’unica italiana a riuscire nell’impresa. La Juventus arriva in finale due volte e – come da sua tradizione europea – perde entrambe le volte.

JUVENTUS-FERENCVAROS – Il 23 giugno 1965 la Juventus gioca la prima finale di Coppa delle Fiere della sua storia. Il cammino dei bianconeri nella Coppa delle Fiere del 1964/65 è espressione tipica del gioco portato avanti da Heriberto Herrera: difesa arcigna e condizione atletica sempre al massimo. Nel volume La Juve di Heriberto di Stefano Bedeschi è scrupolosamente riportato il cammino europeo della Juventus di quell’anno. Iniziato con il doppio 1 a 0 contro i belgi del Saint Gilloise sino alla complicata semifinale giocata con l’Atletico di Madrid, risolta soltanto nella gara di ripetizione, dopo che gli spagnoli avevano vinto a Madrid 3 a 1, risultato che i bianconeri erano riusciti a ribaltare a . Singolare in quell’edizione il fatto che la Juventus abbia giocato ben due gare di spareggio e sempre a : nei quarti e in semifinale. Già nei quarti di finale lo spareggio si era reso necessario contro i bulgari del Lokomotiv Plovdiv. 1 a 1 a , 1 a 1 a Plovdiv. Il per decidere dove si sarebbe giocato lo spareggio arride ai bianconeri che a , ai tempi supplementari hanno la meglio. Stesso copione in semifinale: la buona sorte bacia ancora la Juventus che gioca lo spareggio in casa, batte l’Atletico di Madrid e approda alla finale. Finale che quell’anno non prevede gare di andata e ritorno bensì gara secca, fissata proprio a . La decisione era stata presa dal Comitato della Coppa – come si legge su La Stampa – perchè il giorno successivo era in programma una riunione proprio a e il Ferencvaros, appena vinto lo spareggio di semifinale contro il Manchester United, accetta la scelta di giocare la finale in gara unica nella città sabauda. Bedeschi nel suo libro riporta una riflessione che può anche essere utilizzata come lente per decifrare il – diciamo così – difficile rap della Juventus con le coppe europee: “(…) La Juve è tentata ma non sedotta da questa coppa, e insomma manca qualcosa per trasformare questa finale in una grande occasione di lancio inter.” L’avversario è il Ferencvaros, imbottito di molti nazionali con al centro la stella Albert, uno dei migliori attaccanti del periodo. In particolare Flórián Albert è un goleador di razza e attaccante ad ampio raggio, con sopraffina visione di gioco e micidiale finalizzatore, tanto che nel 1967 vincerà il Pallone d’Oro.

Le due squadre si presentano con queste formazioni:
Juventus: Anzolin, Gori, Sarti, Bercellino I, Castano, Leoncini, Stacchini, Del Sol, Combin, Mazzia, Menichelli.
Ferencvaros: Geczi, Novak, Horvat, Juhasz, Matrai, Orosz, Karaba, Varga, Albert, Rakosi, Fenyvesi.

Heriberto Herrera il giorno prima rilascia questa dichiarazione a La Gazzetta dello Sport:
“(…) Condizione eccellente tutti i ragazzi a posto. Nessun dubbio. Domani sera saremo in palla contro il Ferencvaros.”

Una speranza più che una convinzione. Il primo tempo termina a reti inte; nella ripresa la Juventus prova per una decina di minuti a far male all’avversario senza peraltro riuscirvi. Anzi, al 74° Fenyvesi con un tiro secco conclude dopo una veloce triangone e trafigge Anzolin. È la rete dell’1 a 0, sufficiente ai magiari per portarsi a casa la coppa. I bianconeri torneranno in finale nel 1971, contro il Leeds, ma anche in quell’occasione dovranno arrendersi: occorrerà attendere il 1977 per vedere la Juventus alzare il suo primo trofeo continentale, la Coppa Uefa vinta nella doppia finale contro l’Athletic Bilbao dalla Juve tutta italiana di Giovanni Trapattoni.

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