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Juric-Rino, 2 verità: finale massacro, no mentalità Napoli!

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di Paolo Paoletti - Il turno di campionato non si è ancora concluso ma ci sono alcune cose essanti da poter sottolineare subito.
Le due verità che arrivano dagli allenatori sono: “questo finale di stagione è un gioco al massacro” concetto condivisibilissimo espresso da Juric tecnico del Verona; “l’obiettivo è costruire una mentalità vincente”, aspirazione-necessità ribadita da Gattuso dopo la sul Genova, ma già ‘denunciata’ dopo la sulla .
Partiamo da Juric: il Verona ha disputato fin qui un campionato che nessuno si aspettava, la posizione di classifica è meritatissima, Juric si è ancora messo in evidenza ribadendo di essere un ‘gasperriano’… bel gioco sulla base di una eccezionale condizione fisica.
Al punto che De Laurentis aveva pensato a lui per il dopo-Ancelotti, prima di chiudere con Gattuso.
Il Verona è squadra da salvezza, costruita con tanti prestiti, molti dei quali ad torneranno alle rispettive società di appartenenza del cartellino. A volte con stipendi ribassati e possibili per le casse del Verona. Ebbene la squadra ha sempre dato tutto, i giocatori lottano concentrati sul presente, ben sapendo che il futuro sarà diverso. Merito di tecnico e società, penalizzata come tutte gli altri piccoli club, dall’imposizione del doppio turno a settimana impossibile per rose ristrette e di caratura inferiore alle grandi squadre.
Insomma un che ha falsato il torneo, premiando i ricchi e penalizzando i più deboli. Ovvero UNO SCHIFO!
Schifo che si raddoppia nella certezza che tutto è stato fatto per soldi e come sempre soldi sopratutto per i più ricchi.
Gravina pagherà, la Lega è fatta di bamboccioni, spero che Sky (costretta dal tribunale a pagare anche l’ultima tranches del contratto, lo faccia al più tardi, dopo aver fato opposizione, quindi non prima di gennaio 2023), utilizzando l’argomento per pagare meno al prossimo bando sui diritti di prossima uscita.

Quanto a Gattuso, non fa altro che ripetere la litania già recitata da Mazzarri, Benitez, Sarri, Ancelotti. Chi per motivi diversi doveva cercare il ‘cosa manca’ per un Napoli vincente. Benitez e Gattuso hanno portato a casa la Coppetta Italia, lo spagnolo anche la supercoppetta italiana – roba da sponsor – nessuno però è riuscito a trovare soluzioni a questa lacuna, oggettiva, dichiarata, strutturale del Napoli.

Da cosa dipende?
Ovviamente dalla società per più ragioni:
1. mai sono arrivati a Napoli giocatori di grandissimo curriculum. Benitez ci ha provato con Callejon, Rejna, Albiol, Higuain tutti passati da e Barcellona, ma nel computo del metti e togli anche il quartetto-credenziale di Rafa rimase fagocitato dallo spogliatoio e dalle volontà di De Laurentis.
Mazzarri dopo il secondo posti chiese i top players per provare a vincere. Negati, scelse di andarsene.
A Benitez furono raccontare balle a go-go con una ricognizione in elicottero su Castelvolturno. Gli fu detto che era tutto di proprietà del Napoli, si ritrovò a dover ampliare la palestra fatta costruire in tutta fretta da Donadoni. Altro scacciato in malo modo reo di aver raccontato come ci si allenava a ello.
Per Sarri stessa sorte, aggiungendo che il toscano non ebbe riscontro ad una richiesta più che legittima: perchè se sono al secondo posto, devo guadagnare meno di chi sta al 4°? Il braccio di ferro con ADL costò la sconfitta di Firenze e l’ennesima occasione persa.
Sarri, al Chelsea ha guadagnato 6 mln netti, ha vinto l’Europa League, ha chiuso con qualificazione Champions la e disputato la finale di FA Cup. Tutto in un anno. Alla vincerà lo scudetto tra alti e bassi, rinunciando al gioco e lasciando spazio proprio alla mentalità vincente bianconera, un coacervo di compromessi nel rispetto del principio “conta solo vincere”.

Che ne sarà di Gattuso se anche il tecnico italiano più titolato (Ancelotti) è stato brutalmente cacciato?
La mentalità vincente è caratteristica del DNA di un club. Ferlaino non l’aveva è fu costretto a chiamare Italo Allodi, realizzatore del grande ciclo , quello dell’ di Angelo Moratti, del Centro Tecnico di Coverciano dove la Nazionale è ripartita dai pomodori in faccia al rientro da England 66, per conquistare 2 tìtoli con relative stellette in 40 anni!

La mentalità vincente non si compra al super, non si innesta solo con grandi giocatori che ovviamente aiutano, non si realizza con un mandato di un tecnico per quanto longevo (Mazzarri 4 anni). E’ un sentore che trasmette il club, che incarna il suo presidente e tutta la dirigenza, che ottiene consensi nei Palazzi che contano, ispirando le grandi riforme di un ambiente corrotto, ignorante, da archeologia sportiva.

Attenzione non con finalità economiche e di arricchimento personale ma di crescita del movimento calcistico globale.
Ecco, caro Gattuso, fin quando ci sarà De Laurentis, questo De Laurentis il Napoli non svilupperà mai mentalità vincente. Potrà vivere una o più stagioni fortunate, ma non diventerà mai come la Grande , il club più titolato al Mondo, l’ del primo e del secondo Moratti, campione d’Europa e del Mondo e del Triplete mai riuscito ad una italiana prima e dopo Mourinho!

Quindi non prendiamoci in giro. Sopratutto i che purtroppo amano e non ragionano. I napoletani non meritano anche questo.
Grazie.

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