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Italia, in vacanza 32 mln (2 in più 2014): 840 euro spesa media.

ESTATE: IN VACANZA MENO DELLA META' DEGLI ITALIANI

di Serena Paoletti - Saranno 32 milioni gli italiani in vacanza quest’estate, quasi 2 milioni in più del 2014. Come al solito dovranno fare i conti con un budget un po’ tirato (840 euro la spesa media per persona e cioè il 18% in meno dei 1.022 euro spesi nel 2010 prima della crisi) e trascorreranno le ferie al mare nella metà dei casi. E se tra le mete italiane la Puglia rimane la regina, per quelle estere la Croazia riesce a spodese addirittura la Spagna. E’ una fotogra di un turismo finalmente in ripresa quella che emerge dalla consueta indagine sulle vacanze estive realizzata da Confesercenti e Swg.
Per un italiano su tre le ferie saranno all’insegna della ricerca del riposo, una quota in crescita di 12 punti percentuali rispetto al 21% rilevato lo scorso anno. Rimane alta, però, l’attenzione a quanto si ‘investe’ nelle ferie: i vacanzieri che hanno intenzione di spendere meno della scorsa vacanza passano dal 34% al 36%, quasi un milione in più; a questi si aggiunge una quota del 29% che manterrà invariato il budget. La questione economica, insomma, è ancora al centro dei pensieri degli italiani: il 45% di chi va in vacanza indica il denaro come fattore decisivo nella scelta.
Rispetto al 2014, si assiste comunque ad un miglioramento del clima di fiducia: calano sia la preoccupazione per l’economia italiana, fattore segnalato dal 13% (contro il 16% dello scorso anno), sia il timore di perdere il posto di lav (10% contro il 14%). Il lav è una motivazione forte anche per non andare in vacanza. L’11% di chi ha deciso di rinunciare alle ferie lo farà proprio per questo motivo: si tratta del livello più alto registrato negli 5 anni. Chi non si concederà vacanze, però, lo farà soprattutto per questioni di budget: a fronte di una maggior propensione complessiva, chi rimane a casa lo fa più che in passato per ragioni economiche. Il 51%, infatti, adduce come motivo il non potersi permettere le ferie, il 9% in più dello scorso anno. Il 12% segnala invece problemi familiari: assistenza a familiari, malati, bimbi piccoli.
L’estate in arrivo segna anche il della più classica vacanza di relax al mare, destinazione indicata da oltre un vacanziero su due (il 54%). Si nota anzi una polarizzazione su questa preferenza a discapito di tutte le altre, le quali sono tutte in leggero calo tranne le città metropolitane, probabilmente grazie all’effetto po. Chi sceglie le ferie in spiaggia lo fa soprattutto per il sole e la tinella (motivazione indicata dal 30%), ma anche per l’aria più salue (26%). Solo l’8%, invece, segnala la voglia di fare il bagno tra le ragioni per cui preferisce il mare. La ricerca di comodità si riflette anche nella crescita di preferenze (da 42 a 45%) per lo stabilimento balneare attrezzato.
Tra le destinazioni italiane, la più gettonata rimane come lo scorso anno la Puglia, che raccoglie il 17% delle preferenze ed è seguita da Sicilia (14%) e Toscana (13%). All’estero, invece, la Spagna perde la supremazia che conservava dal 2008: viene superata infatti – anche se di un solo punto percentuale – dalla Croazia, indicata quest’anno dal 27%. In grande calo il Regno Unito: quest’anno lo sceglierà il 4, la scorsa estate è stato il triplo, il 12%. Bene invece la Grecia, in crescita dal 19 al 23%.
Per quanto riguarda le sistemazioni c’è un deciso aumento delle case in affitto (scelte da 25% contro il 15% del 2014), ma gli alberghi rimangono in cima alle preferenze (saranno scelti dal 36%). Cresce poi la richiesta di servizi da parte dei viaggiatori. Il 40% – dal 31% della scorsa estate – non rinuncia al colmento Wi-Fi, il 18% ritiene necessaria la presenza di una piscina, l’11% vuole usufruire di servizi benessere.
“I nostri connazionali – commenta Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo Confesercenti – appaiono un po’ meno preoccupati della scorsa estate: un miglioramento del clima che si riflette anche sul turismo no. Gli operatori turistici possono tornare a sorridere, anche se, purtroppo, la ripresa ancora non si è trasmessa alla spesa, che resta sottodimensionata. Adesso è necessario capitalizzare questi primi spiragli di ripartenza: per farlo serve una svolta profonda delle turistiche. Il settore soffre ancora e ha bisogno di venti, anche sul fronte della , per aiue lo la ripresa del turismo sui territori. Ma serve agire anche sul fisco, per ripristinare condizioni pariie di concorrenza con gli altri Paesi sull’Iva, da noi ancora troppo elevata”.

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