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Italia-Germania 4-3: la notte che, 45 anni fa, decise il mio destino!

mondiali 1970 semifinale Italia - Germania ovest 4-3

di Paolo Paoletti - Quarantacinque anni fa ero davanti alla , attendendo la partita che la consegnerà ‘al secolo’.
Il 17 giugno 1970, avevo 16 anni, eccitato per la convocazione al ritiro della Primavera del allenata da Gianni Di Marzio.
Ero un allievo B, appena uscito dal Nagc del mitico Giovanni Lambiase, il quale affidava i suoi migliori pulcini a i IV, farfallino della stirpe dei più grandi portieri italiani.

Ancora non sapevo che di lì a due mesi, la mia carriera di calciatore che sognava il professionismo sarebbe stata cancellata da una periostite ad entrambe le ginocchia, acciacco forse da superlavoro che Giannino ‘la Chiacchiera’ pretese sul campo Due Palme di Agnano, ad un passo dalla Terme.

Quella notte, la notte di Italia-, fu attesa giocando a bottoni sul tavolo da pranzo dei miei nonni, Palazzo del Duca Del Balzo in Largo Garofalo, oggi Piazzetta Rodinò, cuore della bene.
Al tavolo con la già accesa: mio zio Gigi, calciofilo fin da bambino col mito di Bacicalupo ed il Grande Torino, e Romolo Acampora vicecapo servizio sport a Il Mattino, dove anni più tardi cominciai a sfogare la mia passione per il football, scrivendone.

I bottoni, antesignani del Subbuteo, era il mio gioco preferito. Che divenne il rito di Casa Campanino, dove sono cresciuto dagli 11 anni in poi. Ogni domenica ascoltando tutto il calcio minuto per minuto, l’apice nell’estate del ’70, quando Messico e nuvole entro come un segno del destino nella mia vita.

Attesa spasmodica, l’Italia intera era sveglia, aspettando Gigirriva, Mazzola e Rivera. Telecronaca di Nando Martellini da dopo mezzanotte per preparare quella notte. Indimenticabile!
o Azteca di Città del Messico, semifinale , Italia e si giocano tutto: prestigio, la .
Il 4-3 con cui gli azzurri si imposero dopo i tempi supplementari è diventato un pilastro della del calcio, azzurro e non solo, con la sequenza dei gol mandata a memoria da tutti: Bonimba, Schellinger, Muller, Burnich, Riva, ancora Muller, quindi Rivera. Gianni Rivera, l’abatino che conquistò il Mondo, quando aveva già vinto il Pallone d’Oro.

Il piattone di destro su cross di Boninsegna, fu il gol partita e molto di più.
Come lo o Azteca, mi riporta in vita ricordi che attraversano tutta la mia vita: teatro dell’oblio contro la e l’ vissuto davanti a Pelè e il più belo di sempre.
Dopo 16 anni, il mio trionfo personale, inviato del Guerin Sportivo sull’argentina di , campione del Mondo di Messico ’86, ancora contro i tedeschi.

Quel 4-3 è diventato sinonimo di assoluto, la bellezza del calcio nella sua imprevedibilità, che chiamiamo destino.
Due ore di emozioni: dal gol di Boninsegna all’8′ al pareggio di Schnellinger al 90′. Poi i fuochi d’artificio dei supplementari, susseguirsi di grandi giocate, autoreti, errori da schiaffi, riabilitazioni…

Io tra milioni di italiani, appassionati da tutto il mondo, incollati al televisore. Che bello il calcio, sopratutto da bambini e adolescenti.
Ancora oggi, dopo 45 anni, sono prigioniero di quelle emozioni.
Con la voglia di allora di giocare a bottoni.

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