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Italia, 8.5 nati su ogni 1000 abitanti: la crisi taglia le nascite. Ultimi in Ue.

INFERMIERA CON TBC: PROCURA ROMA APRE INCHIESTA

Censis - Dall’inizio della crisi l’ ha ‘perso’ oltre 62mila nuovi nati l’anno, con i motivi economici che, almeno nella percezione degli ni, sono la causa principale del fenomeno. La fotografia è della ricerca realizzata dal Censis e dalla fondazione Ibsa presentata oggi a . Secondo il rap ‘Divene genitori oggi’ si è passati dai quasi 577mila nuovi nati del 2008 ai poco più di 514mila del 2013, il valore più basso da quando si fanno le rilevazioni. “Tra gli ni – spiega il documento – c’è una diffusa consapevolezza in merito al problema. Per l’83% la crisi rende più diffi la scelta di avere un figlio. E la percentuale supera il 90% tra i fino a 34 anni, cioè le persone che subiscono maggiormente l’impatto della crisi e allo stesso tempo sono maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione”. L’indagine punta il dito anche sull’insufficienza delle politiche bliche a sostegno della famiglia. Il 61% degli ni è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se migliorassero gli interventi blici. Sgravi fiscali e aiuti economici diretti sono le principali richieste (71%), il 67% segnala l’esigenza di potenziare gli asili nido, il 56% fa riferimento ad aiuti blici per sostenere i costi per l’educazione dei figli (rette scolastiche, servizi di mensa o di tras).

Più metà ni ignorante su infertilità,ma 7% ha problemi
Più di metà degli ni non conosce i problemi ti all’infertilità, mentre per chi deve affrone queste patologie la difficoltà principale è di tipo economico. Lo afferma il rap realizzato dal Censis e dalla Fondazione Ibsa presentato oggi a . Dell’infertilità, si legge nel documento, il 45% degli ni ammette di saperne poco e un ulteriore 15% afferma di non essere per nulla informato. Tra chi invece dichiara di conoscere il problema (il 40%), il 16% è stato coinvolto in maniera diretta, perché il problema ha riguardato una persona vicina (9%) oppure direttamente lui o il partner (7%). Tra le cause, la più citata è quella più generica: lo stress (31%). Seguono quelle che riguardano le donne: problemi o anomalie strutturali (21%), problemi ormonali e ovulatori (15%). L’11% cita genericamente problemi che riguardano l’uomo e il 6% difetti del liquido seminale. Ma il 23% non è in grado di fornire nessuna risposta. ”Le coppie con problemi di infertilità devono affrone non poche difficoltà – spiega il documento – tra cui oggi sono ritenute prevalenti quelle economiche (67%), come per le coppie senza problemi che vogliono un figlio. Per l’80% del campione la crisi è un deterrente specifico anche per le coppie che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita”.

In 8,5 nati ogni 1000 abitanti, tra Ue
Con l’ultimo calo delle nascite registrato nel 2013 l’ ha raggiunto il fondo della classifica europea per il numero di nuovi nati. Lo hanno affermato gli esperti alla presentazione del rap ‘Divene genitori oggi’ di Censis e Fondazione Ibsa oggi a . Nel 2013 si è avuto un calo del 3,7% delle nascite rispetto all’anno precedente, con un calo conseguente del tasso di natalità da 9 a 8,5 nuovi nati ogni mille abitanti. Questa cifra ci mette al pari del gallo, penultimo in classifica, ad una incollatura dalla Germania che ha 8,4, una differenza statisticamente poco significativa. Dall’altra parte della classifica svettano invece Gran Bretagna e Francia, rispettivamente con 12,8 e 12,6. ”Dal 2008 il calo è costante – ha sottolineato Ketty Vaccaro, responsabile welfare del Censis – e si è anche esaurita quella compensazione dovuta alle immigrate, che hanno tassi più alti ma non sufficienti a invertire il trend”.

Per un terzo ni ok figli a coppie omosessuali
Quasi un no su tre è favorevole al fatto che anche le coppie omosessuali abbiano figli, mentre ancora maggiore è la quota di chi è d’accordo nel dare questa possibilità ai single. Lo afferma il rap Censis-Fondazione Ibse ‘Divene genitori oggi’ presentato a . Per il 46% del campione, ha spiegato Ketty Vaccaro, responsabile del settore Welfare, è legittimo avere figli per i single, mentre per il 29% è giusto anche per le coppie omosessuali. In questo giudizio la fede religiosa ha un’influenza itata: è d’accordo il 43% dei cattolici praticanti nel primo caso e il 23% nel secondo. ”È evidente – ha sottolineato – che in questi casi la procreazione appare separata dalla situazione di coppia eterosessuale tradizionale, con il superamento dell’idea che sia questa l’unica condizione per poter accedere alla genitorialità”. Per il 35% degli intervistati, la quota più alta, avere un figlio è un fattore di realizzazione individuale, mentre per il 23% è un completamento del rap di coppia e la continuazione della vita. ”Le profonde implicazioni i e morali emerse dalla ricerca – ha commentato Giuseppe Zizzo, segreio della Fondazione – dimostrano quanto il paese sia più avanti di quanto non emerga dal dibattito quotidiano”.

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