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Isis, bandiere nere a Kobane: scambio prigionieri con Turchia. Kassig: “ho paura di morire”

Isis: bandiera nera su zona est Kobane

Ansa - Almeno un’altra bandiera nera dell’ è stata issata sulle colline di Kobane, la città siriana al confine con a Turchia al centro di una violenta battaglia da settimane. Lo riferiscono numerosi testimoni in territorio turco. Mentre continua a sventolare quella innalzata stamani dallo Stato islamico su un edificio bianco di quattro piani che si staglia nella zona orientale della città.

Alcuni ufficiali curdi affermano che l’ ha preso il controllo di una collina strategica nei pressi della cittadina da cui può martellare con l’artiglieria tutta l’area. Intanto, proseguono furiosi gli scontri, visibili dal confine turco, dove stazionano alcuni carri armati, mentre la gran parte dei mezzi corazzati schierati nei giorni scorsi da Ankara sono stati riposizionati.

L’agenzia irachena Nina riferisce, intanto, che 22 civili, tra cui 4 bambini, sono in Iraq quando un raid aereo della Coalizione internazionale guidata dagli Usa ha colpito oggi per errore un edificio ad una settantina di metri da una postazione dello Stato islamico () a Hit, 150 chilometri a ovest di Baghdad.

Mentre tre attentati hanno colpito oggi le forze curde in Siria. Trenta miliziani delle forze di autodifesa curde (Ypg) e poliziotti curdi sono in un doppio attentato suicida con autobomba ad Al Hassaka, nel nord del paese. Lo ha detto all’agenzia Afp il direttore dell’ong Osservatorio per i (Ondus), Rami Abdel Rahman. Le due autobomba sono esplose nei pressi di posti di blocco dell’Ypg all’entrata occidentale di Al Hassaka. Un terzo attentato è avvenuto all’interno della citta’, secondo l’Ondus, che non fornisce informazioni su eventuali vittime. Al Hassakah si trova circa 220 chilometri a est di Kobane (Ain al Arab in arabo), la città vicino al confine con la Turchia, assediata dai jihadisti dello Stato islamico () e difesa da miliziani dell’Ypg

Nuovo video orrore jihadisti Egitto, 3 decapitati
Un nuovo video dell’orrore scuote l’Egitto: è stato pubblicato ieri da Ansar beit al Maqdis, il gruppo jihadista attivo nel Sinai egiziano. Il video, di 25 minuti, in alta definizione, mostra alla fine la decapitazione di tre egiziani accusati di essere “spie del Mossad”, con le immagini che sfumano il dettaglio ma lasciano sentire il tremendo suono del coltello. Un altra persona viene giustiziata con un colpo alla testa. Prima dell’esecuzione si ricorda l’appello dell’ a uccidere le spie sioniste.

La Turchia, dal canto suo, avrebbe scambiato con l’ oltre 180 jihadisti, fra cui due britannici, in cambio di 46 diplomatici di Ankara e tre iracheni, rapiti dallo Stato islamico nei mesi scorsi. E’ quanto afferma il Times, sottolineando che il di Londra giudica “credibile” la notizia. I nomi dei due britannici erano in usta trapelata al giornale britannico e confermata da fonti nello Stato islamico. I due jihadisti provenienti dal Regno Unito sarebbero lo studente 18enne Shabazz Suleman e Hisham Folkard, di 26 anni.
Inoltre la Turchia ha fatto sapere che invierà i propri milii sul terreno in Siria “solo se la strategia Usa includerà anche la destituzione di Assad”: lo ha detto il er turco Ahmet Davutoglu in una intervista con Christiane Amanpour della Cnn. Lo evidenziano i media arabi. Per quanto riguarda Kobane, Ankara “ha la priorità al momento di salvare la vita alle decine di migli di persone fuggite dalla città”, ha aggiunto il er, glissando invece per ora su un ipotetico impegno milie su quel fronte.

LA LETTERA DI KASSIG.
“Ho paura di morire, ma la cosa più difficile è non sapere, immaginare, sperare se posso addirittura sperare ancora”.
Sono le parole dell’ostaggio Usa Peter Kassig, che l’ ha minacciato di uccidere nel video della decapitazione del volonio Gb Alan Henning, in una lettera ai genitori.
E’ datata 2 giugno, ma la famiglia di Kassig ne ha pubblicato degli estratti ieri sera su Twitter “perché il mondo capisca perché noi e tante altre persone lo amiamo e ammiriamo”.

“Sono molto triste per ciò che è successo e per quello che voi a casa state passando. Se dovessi morire, immagino che almeno voi e io possiamo trovare rifugio e conforto nel sapere che sono partito nel tentativo di alleviare la sofferenza e aiue i bisognosi”, scrive ancora Peter, 26 anni, che dopo la sua conversione all’Islam ha cambiato il proprio nome in Abdul Rahman.

“In termini di fede, prego ogni giorno e non sono arto per la mia condizione. Sono in una complicata situazione dogmatica qui, ma sono in pace con il mio credo”.

Nel pubblicare la lettera del figlio, i genitori hanno cancellato alcune parti con dati sensibili e ribadito l’appello “al mondo a continuare a pregare per lui e per tutti gli innocenti colpiti dalla e dalla ”. “Continuiamo la pressione sul affinché fermi le sue azioni e continui a parlare con i suoi sequestratori perché abbiano pietà e lo rilascino”, concludono Ed e Paula Kassig.

Kassig era andato in Siria per l’organizzazione Special Emergency Response and Assistance, da lui fondata, e fu catturato nei pressi di Deir Ezzor, nell’est della Siria, un anno fa.

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