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INCHIESTA – Stop striscioni, banditi in Ue: ad uso di club e politica!

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di Nino Campa – Negli stadi d’Europa si tifa diversamente: questione culturale e di .
Il non è a carico dei club e inventa “sciarpate” da brividi ma niente . Perché non si può e quindi non si fa.
Ma soprattutto perchè il non ha voce in capitolo sulle società e non vuole averlo.

Altrocalcio, altra educazione sportiva, altro modo di vivere sport. I si professionisti, infatti, esistono solo in : arcaica relazione di con chi voleva essere incensato dalla tribune.
L’n style è essere sempre al centro dell’attenzione anche quando c’è violenza. Insultando l’avversario, i , le loro famiglie o imponendo alle società cosa fare.

L’americano James Pallotta, non ci sta e ha dichiarato apertamente alla Sud giallorossa.
Mentre Agli interni qualcuno valutar di vietare gli negli stadi. Cosa? Apriti cielo, le in sono intoccabili, perchè peraltro sono serbatoio di voti della politica!

Questo, almeno, è il punto di vista degli ultras perché c’è un popolo enorme di normalissimi si – anche Pallotta difende – che di certe nefandezze non ne può più. Che continua a immaginarsi il calcio e la presenza allo stadio come una festa, che porterebbe o vorrebbe portare i figli in tribuna e che delle magagne curva-club farebbe volentieri a meno. Che, insomma, gli non solo li toglierebbe, ma li strapperebbe, se li mangerebbe, li brucerebbe seduta stante. E d’altronde, come lo spieghi a un figlio che mette piede per la prima volta allo stadio il messaggio indirizzato dai nisti alla mamma di Ciro Esposito?

Ma partiamo dal ground zero della questione: a cosa servono gli ? Che utilità hanno? Concretamente, nessuna. Non fanno colore, non aiutano le squadre a migliorare le prestazioni, spesso non sono nemmeno simpatici. Servono, quindi, solamente al più caldo per ribadire la propria centralità. Una centralità distorta, figlia spesso del ricatto – domanda banale per risposta banale: chi paga quando le fanno casino? Le società, ovviamente -, sopravissuta all’evoluzione del pallone, al calcio in tv, alle telecamere che inseguono i giocatori anche in bagno, alle misure già adottate ovunque, dall’Inghilterra alla Spagna per arrivare alla . E noi in coda, come sempre, a prendere lezioni “d’americano” invischiandoci nella nostra mostruosa e onnipresente burocrazia. “Togliamo quelli offensivi”, è stata la prima reazione: e i messaggi “mafiosi” alle società? Ecco, appunto. Togliamoli tutti, invece. Ritroveremmo la passione più semplice e genuina delle sciarpe e delle coreografie. In fondo basta un giro negli stadi d’Europa per capire, per capire che siamo una volta ancora sbagliati.

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