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Il River denunciato per ‘ratto’: le giovanili non producono più!

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di Oscar Piovesan - Nel novembre 2016 in Argentina scoppiò un caso diplomatico. Al centro c’era il River Plate, che in quel momento rifondava il proprio settore giovanile. Per inserire nuovi giocatori nelle categorie di base, saree servito sul lungo periodo al fine di allevare giovani di valore da pore fino alla prima squadra.

Il processo di scouting, però, non è piaciuto alle altre società. In particolare, l’Argentinos Juniors, arrivata a denunciare all’, il caso dei Millonarios per porlo fino alla FIFA.
L’Argentinos è riconosciuto unanimemente miglior settore giovanile d’Argentina, così il River ha pensato bene di porgli via i canterani migliori, avvicinandoli – dicono – con metodi poco leciti.

Al centro delle attenzioni millionarie c’erano 4 giocatori, uno dei quali era Alexis Mac Allister, enganche e talento considerato tra i più promettenti del paese. Il caso si è poi sgonto col passare dei mesi, ma la denuncia del presidente del Bicho Malaspina ancora oggi rimane da monito per gli altri club: “Siamo venuti a sapere – ha raccontato il numero uno dell’Argentinos – che il River ha avvicinato quindici nostri ragazzi a nostra insaputa, promettendo mari e monti e creandoci diversi problemi. Per noi è inaccettabile e da adesso vigileremo più attentamente”.

Il motivo principale che ha spinto il River Plate a usare mezzi borderline è il buco qualitativo nel quale si è imbattuto negli ultimi anni. Arrivato al club nel 2014, Marcelo Gallardo si era trovato una squadra sì da rilanciare, ma con molte opzioni a disposizione per il tanto atteso ricambio generazionale. Sotto la direzione del Muñeco sono cresciuti tanti ragazzi nati tra il 1991 e il 1995, un quadriennio straordinario non solo dal punto di vista della produzione del talento, ma anche dal lato economico. Con la sola di Manuel Lanzini, Ramiro Funes Mori, Matías Kranevitter e Germán Pezzella, la società ha incassato circa 36 milioni di euro, un’enormità se rapportata al sto in cui opera il River Plate. Poi, inspiegabilmente, il processo di crescita si è arrestato, e non è un caso che proprio quando il club non è più riuscito a finanziarsi con le cessioni, anche i risultati aiano subito un ridimensionamento.

Rodolfo D’Onofrio, presidente in carica dal 2013, non ha le risorse economiche del Boca Juniors (che può permettersi spese folli) né ha trovato vita facile al suo arrivo, con le casse socieie svuotate dalla scellerata presidenza Passarella. “Stiamo lavorando per ripore il settore giovanile ad alti livelli – ha dichiarato D’Onofrio un anno fa al sito ufficiale della società – ma non è facile: tanti ragazzi ci hanno lasciato a causa della precedente gestione”.

E le grane sembrano non essere finite qui: un anno esatto dopo lo scandalo con l’Argentinos ecco spune il caso to a Paul Charpentier, talento del Nueva Chicago che secondo Daniel Ferrero, segreio del Torito, saree stato adescato da alcuni emissari della Banda convincendolo a non presensi più agli allenamenti per forzare la . “Doppia morale, zero credibilità: questo è Rodolfo D’Onofrio, questo è il River Plate” ha scritto Ferrero in un tweet dai toni feroci, guadagnandosi una multa dalla federazione e una denuncia dal col.

Moralità a parte, rimangono i problemi ti al campo. Negli ultimi due anni soltanto tre under 20 sono riusciti a farsi largo con continuità in prima squadra. Il primo è Sebastian Driussi, ceduto poi allo Zenit per 15 milioni di euro, seguito da Giovanni Simeone ed Emanuel Mammana. Lunga, invece, la lista dei falenti: da Augusto Solari ad Alexander Barboza, passando per Denis e Guido Rodríguez, Ezequiel Cirigliano e Augusto Batalla. Quest’ultimo rappresenta il caso più clamso: da titolare nelle rappresentative giovanili argentine a protagonista, suo malgrado, di video parodia nenti le sue papere diventati virali su net.

Una discesa netta, che fotogr perfettamente la situazione in casa River Plate. Al quale, per invertire la rotta, serviranno capacità, idee e soprattutto tanti .

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