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‘Il mio Scudetto’, incredibile storia a fumetti per il sogno che si avvera!

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di Paolo Jr Paoletti - 10 maggio 1987, una domenica, come oggi, di 33 anni fa: il ‘San Paolo’ gremito, accoglie la Fiorentina nella penultima di campionato. Il Napoli è primo, ad un passo dall’impresa attesa 61 anni: serve mantenere l’Inter a distanza per vincere il primo storico scudetto.
Atmosfera sure, è il grande giorno. E Roby Baggio e Carne firmano il pari decisivo. Il Napoli è campione d’Italia!

Successo su cui avevano scommesso molti mesi prima un gruppo di : il fumetto del primo scudetto, intuizione benedetta anche da Maradona che regala la sua immagine al lavoro firmato da Paolo Paoletti direttore della pubblicazione e sceneggiatore, suo fratello Patrizio organizzatore generale e tre suoi amici, ottimi illustratori.

IL RACCONTO. La stagione 1986/87 è svolta per il calcio italiano: la Juventus campione saluta Michel Platini che si ritirerà a fine stagione. L’Inter chiama Giovanni Trapattoni, per rilanciare una squadra che non vince lo scudetto dal 1980.
Al comincia l’era Berlusconi con Roberto Donadoni, Giovanni Galli, Giuseppe Galderisi e Daniele Massaro.
Il Napoli è l’unica tra le grandi ad aver cambiato poco rispetto al terzo posto dell’anno precedente.
e il suo consigliere operativo Italo Allodi puntano su Maradona, neo campione del Mondo a Messico 86. Arrivano Andrea Carne dall’Udinese e Nando De Napoli dall’Avellino: due rinforzi per la stagione decisiva nel programma di Allodi con 13 risultati utili consecutivi.

Nemmeno la sconfitta ai rigori in Coppa Uefa contro il Tolosa (Maradona sbaglia l’ultimo) toglie slancio.
Nei primi tre mesi di campionato spiccano il 3-1 casalingo contro il Torino, il 2-1 a Genova contro la prima Sampdoria di Vujadin Boskov e altri due successi esterni, a cavallo fra ottobre e novembre, contro la Roma (1-0) e soprattutto contro la Juventus, con una brillante rimonta nel finale (3-1). L’unica squadra a battere il Napoli nel girone d’andata è la Fiorentina: non basta un di Maradona per avere ragione dei gigliati, che compiono l’impresa con le reti di Ramon Diaz, Giancarlo Antognoni e Paolo Monelli. Il Napoli si scrolla di dosso le scorie di quel match dopo quella batosta e, grazie a cinque vittorie e due pareggi in sette partite, viaggiano sicuri in testa alla classifica. In primavera, però, il ritmo forsennato dei mesi precedenti si fa sentire: i partenopei raccolgono solo sei punti sui dodici disponibili tra la 23esima e la 28esima giornata (tra questi anche la sconfitta per 0-1 in casa dell’Inter e la pesante sconfitta per 0-3 a Verona contro l’Hellas) e arrivano alla penultima partita con tre punti di vantaggio sui nerazzurri. Il match contro la Fiorentina è decisivo: con una lo scudetto è vinto, con un pareggio bisogna sintonizzare la radiolina sulla cronaca di Atalanta-Inter e sperare in una debacle degli uomini allenati dal Trap, una sconfitta rimetterebbe in gioco persino la Juve, in caso di bianconera a Verona.

Al San Paolo non entra uno spillo, l’attesa è incredibile. C’è un po’ di timore per quanto accaduto all’andata: in quel match il Napoli non sembrava poter proporre contromisure adeguate alla squadra di Eugenio Bersellini. Ma davanti ai tifosi di casa è tutto diverso, i partenopei attaccano sin dall’inizio e passano al 29’, grazie a uno splendido scambio fra Bruno Giordano e Carne, con quest’ultimo che trafigge Marco Landucci per l’1-0. Il Napoli, però, molla un attimo e al 39’ subisce il pareggio. A firmarlo è un giovane di belle speranze che qualche anno dopo farà la storia del calcio italiano: Roberto Baggio. Il suo calcio di punizione, leggermente deviato, è imprendibile per Claudio Garella. Da Bergamo, però, arrivano notizie confortanti: un’autorete di Riccardo Ferri ha consentito all’Atalanta di portarsi in vantaggio contro l’Inter. Il pareggio diventa così sufficiente per izzare il sogno tricolore. Il secondo tempo passa lentissimo: i tifosi hanno gli occhi rivolti verso il campo e le orecchie vicine alla radiolina.

Il risultato, però, non cambia né a Napoli né a Bergamo: il Napoli è campione d’Italia per la prima volta nella storia, i tifosi ubriachi di felicità invadono in campo per abbracciare i proprio beniamini. Quel campionato vinto non è solo la festa del Napoli, della sua dirigenza, del suo staff tecnico o dei suoi calciatori, da Maradona ai ben dieci componenti della rosa nati in Campania e ben 6 cresciuti nel settore giovanile (Luigi Caffarelli, Antonio Carannante, Raffaele Di Fusco, Ciro Ferrara, Ciro Muro, Giuseppe Volpe).

È davvero la festa di tutta la città. Poco più di un mese dopo, con la nella doppia finale di Coppa Italia contro l’Atalanta (3-0 a Napoli, 1-0 a Bergamo) il Napoli completa anche una storica doppietta, riuscita in precedenza solo al e alla Juventus. La ciliegina sulla torta di una stagione che per tantissimi tifosi è stata una piccola grande occasione di riscatto da difficoltà che vanno ben oltre lo . Perché il calcio, come poche altre passioni, riesce a fare anche questo.

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