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Goduria De Zerbi: il calcio vivrà perchè tutto è possibile!

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di Paolo Paoletti - La goduria è arrivata dal Sassuolo di De Zerbi: rifiutarsi di giocare contro il Milan schifato dal colpo di stato delle 12 di Superlega che cancellava le piccole dal grande calcio per il circo delle esibizioni superpagate, e poi battere a San Siro 2-1 proprio una delle 12 è stato il segno della follia e dell’arroganza del progetto Superleague!  Ma anche della Grande Speranza…

Tranquillo caro De Zerbi, i figli degli operai potranno continuare a diventare medici, ingegneri, notai; cosi come il Sassuolo potrà continuare a battere il Milan, alimentando il sogno dei di tutte le squadre, perchè è possibile nel calcio come nella vita.

Certo per i ricchi è stato sempre più fa, ma da quanto esiste una palla che rotola lo scudetto l’hanno vinto anche le piccole. Dagli Anni Ottanta, , Verona, Napoli, ancora Napoli, Sampdoria, , ancora .  Sette volte in 40 anni: pochi, ma pur sempre 7 volte in cui il calcio è riuscito ad uscire dal triano del potere Juventus-Milan-Inter!

E nei 20 anni ancora precedenti dal 1960-61 era già capitato a Bologna, Fiorentina, Cagliari, e Torino: 5 su 20, meglio ma sempre meno fino ai nostri giorni. Perchè? Perchè dal 4 marzo 1981 una legge ,la 91/1981, ad hoc per i ‘ricchi-scemi’ del pallone, cancellò l’obbligo di reinvestire tutti gli utili di bilancio nella attività sportive, autorizzando i proprietari dei club a mettersi in tasca i guadagni del calcio. Era il Forlani, in carica per 283 giorni, caduto per lo scandalo della loggia P2. Era quell’Italia…  purtroppo non diversa da oggi e nonostante il grande lavoro di Mani Pulite su Tangentopoli, 10 anni più tardi!

Allora, con quella legge, il italiano, ha avviato il processo inarrestabile di deformazione del calcio, messo  sotto l’ombrello del diritto speciale,  che trasformò il mondo del pallone da sport in impresa, dove tutti si sono fiondati ad accaparrarsi i facili profitti possibili molto più che in qualsiasi altra intrapresa industriale.

Il primo esempio di imprenditore che sfrutta il calcio per le proprie attività di impresa e poi addirittura politiche, fu Silvio Berlusconi che acquistò il Milan, diventandone presidente il 10 febbraio 1986. L’Italia era campione del mondo, la al massimo dell’appeal ospitava i più grandi campioni, nonostante nel ’80, si fosse consumato il più grande scandalo calcistico per le partite truccate da Trinca e Cruciani!

Berlusconi intuì che il vero guadagno nel suo caso era il consenso popolare dei diretti (milanisti) e indiretti (delle altre che avrebbero voluto che la propria squadra vincesse come il Milan). Il passava attraverso vittorie e trofei.

Il Milan con una enorme quantità di denaro, travasata da Fininvest prima e Mediaset poi, diventò infatti il club più titolato nel mondo del calcio di tradizione, ma con un’altra distorsione a lui addebitabile: l’aumento voluto dei costi da stipendi con cui Silvio sbaragliò tutta la concorrenza anche dei club più potenti come Juve e Inter e stranieri.

Che dopo 40 anni dalla infausta legge che rese  legittimi i guadagni da pallone, che De Zerbi col suo Sassuolo abbia battuto proprio il Milan e a Milano nella cattedrale del calcio ricco, è la più bella soddisfazione per il calcio dei piccoli, di provincia, dei principi e dei valori, dei tanti Davide che esistono anche nel calcio, pronti a vivere un giorno da leoni, anche un solo giorno, per cui si è lavorato impegnandosi per tutta la vita.

Il calcio si salverà solo difendendo questo sogno che è il sogno di tutti i ba,bnini, oggi anche bambine che amano questo sport.

Ovviamente servirà tagliare i costi, imporre il tetto ingaggi a livello mondiale, subito in Europa, ripristinare un vero controllo sui conti dei club, imporre con ree precise investimenti nei settori giovanili, spazio ai giovani nelle rose con quote superiori alle attuali, ripristinando una cultura sportiva in un Sistema inquinato dalla sete di guadagni. Probabilmente gli avventurieri del pallone scomparirano, finalmente, ma tornerà ad essere più normale, più vero, più sano!

Il calcio ed i suoi presidenti hanno goduto per 60 anni di privilegi che nessuna attività di impresa si è mai sognato; una immunità mediatica da far invidia perfino a quella parlamentare, dove nasce il marcio del nostro Paese ed in tante altre società moderne. Dove la democrazia si è trasformata in potere di pochi in maschera e spesso con l’arroganza di gettare via anche la maschera.

Anche questa stupida e folle vicenda della Superlega nata a morta in 48 ore ha insegnato più di qualcosa: è sempre il popolo ad avere l’ultima parole. Deve saper esser popolo, senza piegarsi all’ interesse individuale, accettando l’idea ed il fare per il bene comune dove i più bravi i migliori è giusto che portino a casa di più. Ma sempre nel rispetto delle ree, della possibilità per tutti di provarci, credendo in se stessi e nel futuro.

Indubbiamente il mondo-sistema anglosassone garantisce meglio principi e valori. Boris Jonson ha richiamato all’ordine in 24 ore i club inglesi, Pep Guardiola lo aveva già fatto con gli Sceicchi del City. Una tradizione che consentì a Margaret Thatcher si proibire ai club di calcio inglesi di partecipare per 5 anni al calcio internazionale per sconfiggere l’inaccettabile degli hooligans. E così fu.

Eguale che la Lega di mette in piazza ad ogni riunione accapigliandosi, tra minacce e giochi di potere, sporchissimi per la spartizione dei diritti televisivi. Quando Draghi capirà che è necessario intervenire per ridare ree certe anche nel calcio, avrà ricostruito un altro pezzettino di credibilità di questo Paese, le speranze dei giovani, l’occasione di rilanciare la meritocrazia.

Agnelli non ha avuto il coraggio di dirlo: De Laurentis si era ancora prostrato al suo cospetto pur di essere ripescato tra i 20. Altrimenti come la , anche il Napoli avrebbe subito preso posizione con un comunicato ufficiale e non con battutine da social.

De Laurentis avrebbe voluto e vorrebbe ancora il modello Superleague addirittura per il campionato italiano. Indegnità. La invece deve torni a 16-18 squadre e le qualificate alle competizioni a 3 per la Champions e 2 per l’.  Il nuovo format a 36 squadre privilegi i club dell’est che potranno quindi alzare il loro livello di competitività, non il calcio già ricco dei campionati top five europei.

Ed allora vedremo se il De Laurentis di turno sarà cosi bravo per vincere, anche 2 volte, in 20 anni. Come riuscì a Ferlaino.

Perchè è possibile solo a chi sa ciò che fa!

 

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